Lettera alla Gazzetta di Mantova del 16-9-15 sul tema “Unioni e Fusioni”

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Egregio direttore, da mesi il Suo giornale pubblica articoli e lettere che riguardano la fusione dei
Comuni della Bassa. Come in ogni argomento, anche in questo caso ci sono pronunciamenti a
favore e altri contro. E il pensiero di tanti cittadini?
Si fa molto appello alla volontà del cittadino in quanto soggetto di autentica democrazia quindi
unico legittimato a decidere le sorti delle comunità. Vero. Però ci si dimentica che chi deve decidere ha anche il compito di conoscere e di praticare un minimo di partecipazione attiva.
Molti, troppi cittadini si limitano a concentrare le loro energie ed azioni su sé stessi senza aver cura del contesto in cui vivono.
A testimonianza di ciò è la percentuale altissima della non partecipazione al voto mai registrata
prima nella storia della Repubblica.
La recente esperienza di fusione fra due Comuni della nostra Provincia, ha visto recarsi al voto per il referendum popolare il 20% degli aventi diritto in un Comune e il 35% nell’alto. Questa possiamo definirla democrazia senza popolo.
Chi amministra i nostri Comuni, ha il dovere della conoscenza e della sua divulgazione nonché di predisporre tutti gli strumenti utili per espletare al meglio l’esercizio delle proprie funzioni.
Sbagliano quelle forze politiche e civiche che giocano di “ fioretto” sulla stampa con
argomentazioni “strampalate,” ( in taluni casi) perchè non aiutano di certo il cittadino ad
avvicinarsi alla conoscenza del tema.
Credo che la cosa migliore sarebbe quella di chiamare i cittadini ad esprimersi sulla somma dei
servizi che desiderano avere nel proprio territorio e a quali invece sono disposti a rinunciare; perchè è questo il vero problema della fusione si, fusione no; ed è su questo che occorre incardinare il dibattito e il confronto a tutto campo scendendo sotto la superficie, evitando però di anestetizzare i sentimenti di partecipazione.
E’ sicuramente un arduo compito coinvolgere oggi la moltitudine dei cittadini su un tema tanto
importante quale l’organizzazione futura del nostro territorio, vista la “ metamorfosi” che molti di noi hanno subito, dopo decenni d’inseguimento dell’io prima di tutto, del proprio interesse
particolare, del voler essere ascoltati piuttosto che ascoltare. Tuttavia il cittadino non è il cliente che ha sempre ragione; peggio se pretende di possedere la verità, ignorando che la verità non si trova, si cerca soltanto ( sosteneva Cesare Zavattini), così ampi settori sociali ora coltivano diffidenza verso la dimensione pubblica. Il fastidio per le regole ha profondamente minato la legittimità delle Istituzioni inquinando lo spirito civico, alimentando la sua diseducazione.
Se un tempo ad un sindaco o ad un amministratore pubblico dei nostri Comuni veniva riconosciuto l’impegno e la dedizione alla causa pubblica e sociale, oggi queste figure spesso risultano essere dei bersagli da colpire ad ogni circostanza. La comunicazione e il dialogo fra i cittadini ha via via assunto distanze un tempo inimmaginabili; ciò avviene anche fra le componenti politiche e civiche presenti nell’agone delle rappresentanze. Come non capire che per amministrare bene non bastano bravi amministratori, occorre anche essere cittadini migliori. Dal giorno in cui smetteremo di cercare le colpe soltanto sugli altri, saremo certamente migliori e migliore sarà la nostra società.

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Lettera alla Gazzetta di Mantova del 10-7-15 sul tema “Unioni e Fusioni”

I favorevoli alla fusione dei comuni della bassa non si illudano che la maggioranza degli amministratori, partiti o movimenti civici, cittadini compresi, condividano l’idea di fusione. Molti, solamente a sentirne parlare, attivano le loro migliori difese.

Nel medioevo, a difesa dei territori, si costruivano castelli con tante mura; oggi di fronte ai cambiamenti, si costruiscono castelli con tante paure.

Motivazioni di superficie portano a sostenere che i cittadini di un Comune non sono disposti a pagare i debiti di un altro Comune. Esiste un Comune senza debiti? No ! Sono tutti fortemente indebitati, quindi ad ognuno la sua parte. Da soli, nell’attuale situazione, non riusciranno a ristrutturare i loro bilanci, a meno che si incrementi di molto l’avanzo di amministrazione per destinarlo interamente all’estinzione dei mutui; programma di lunga scadenza. Questo significa meno servizi per i cittadini, meno risorse per le manutenzioni, meno cura dell’urbano e zero investimenti.

Un’ altra motivazione a sfavore consiste nel sostenere che la fusione allontana i servizi dai cittadini: meglio avere un servizio appena fuori casa che non averlo affatto. La nuova forma organizzativa contempla la specializzazione gestionale di almeno un servizio da ubicare negli attuali municipi per tutto il territorio. Attualmente abbiamo il multiplo a sei per ogni servizio con sei regie non comunicanti. Fusione vuol dire una sola regia, un grande servizio con dispendio di minori risorse. Una governance semplificata ed efficiente, per ogni servizio.

Un altra motivazione ancora a sfavore è che la fusione porta alla perdita dell’identità dei cittadini. L’identità di chi vive in un luogo non verrà meno in quanto rimane il luogo. L’identità socio-culturale non è mai definita per sempre ma evolve di continuo, influenzata dai modelli di stile di vita e dell’affacciarsi di nuove generazioni. Si tratta, quindi, di un’ identità mutante e biodegradabile ( come sostiene il sociologo Zygmunt Bauman). Sostenere che si perderà l’identità dei cittadini sottende un pensiero debole.

Anche la perdita dell’autonomia delle comunità viene “venduta” male. I Comuni con dimensioni modeste come i nostri saranno sempre meno autonomi e meno considerati dalle istituzioni superiori; difficilmente avranno opportunità per il futuro.  Risulterebbe più saggio parlare di un’altra autonomia delle comunità, che andrebbe sostenuta con ogni mezzo: quella che risiede nel corpo delle associazioni e del volontariato, il vero motore autentico dei singoli luoghi, che anima e offre servizi alle comunità attraverso un protagonismo disinteressato. E’ in questo campo che si realizza una importante identità e partecipazione alla vita democratica. La fusione può fornire maggiori strumenti e risorse a questo corpo vitale e indispensabile.

Ragioni di superficie contrarie alla fusione sostengono che è molto meglio coltivare il proprio orticello, non curandosi del fatto che dovranno zapparlo notte e giorno non per coltivare, ma per “sotterrare” servizi e speranza dei cittadini ad avere un Ente in grado di affrontare le sfide che sono già davanti a noi, garantendo quindi,una gestione efficacie della cosa pubblica.Ci sono altre ragioni importanti per essere contrari alla fusione? E se ci sono, quali sono?

 

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Lettera alla Gazzetta di Mantova del 18-5-15 sul tema “Unioni e Fusioni”

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Dopo un timido avvio al confronto fra i comuni della bassa sul tema delle unioni- fusioni, ora sembra di assistere ad una ripresa più convincente del dialogo fra le parti politiche e amministrative. Non solo, anche singoli cittadini si soffermano su questo tema ( vedi lettera di un concittadino alla Gazzetta del 6 di maggio scorso) . Già  la mia lettera del mese scorso evidenziava che la fusione fra i comuni di piccola e media dimensione, implica modelli nuovi di partecipazione dei cittadini a questa nuova evoluzione  degli enti locali;  la stessa legge prevede il referendum popolare.

Mentre la scelta dell’unione resta materia principalmente di natura politico-amministrativo che non richiede obblighi di consultazioni popolari, il buon senso  di chi amministra indurrà ad un coinvolgimento di informazione e dibattito pubblico.

Soltanto la fusione offre al Comune unificato condizioni e strumenti operativi e finanziari che i singoli comuni non avranno mai. Sarà compito di chi amministrerà saper interpretare al meglio leggi e risorse per il bene di una comunità più grande.

Nulla è scontato e automatico; solamente la qualità e l’onestà delle persone che amministreranno sapranno dare un futuro al nuovo Ente degno di una società civile, solidale e democratica. Si tratta quindi di una sfida e come tutte le sfide richiede coraggio e lungimiranza. Paure e timidezze non appartengono a chi ha questa visione. Sognare il cambiamento è anche propellente in grado di imprimere una spinta in avanti per raggiungere nuove mete. Quindi non si tratta di un pensiero banale come si vorrebbe far credere.

I mutamenti in atto richiedono  un fare politica disinteressato, scevro da atteggiamenti rancorosi e di narcisismi patologici, che purtroppo abitano in tanti  “animali politici”che  hanno ricoperto ruoli  amministrativi di rilievo e che per motivi diversi non ricoprono più. Questi atteggiamenti  non fanno altro che rendere le persone piccole piccole non più in grado di essere utili per il bene comune.
Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi
Pegognaga

Perchè parliamo di fusioni

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Tutto ha inizio con la crisi economica, con l’elevato debito pubblico, con la cattiva gestione della finanza pubblica, con il malaffare dilagante a più livelli. Queste ed altre ancora sono le ragioni per cui oggi non ci sono Comuni che non abbiano serie difficoltà a gestire con efficienza ed efficacia le competenze amministrative.

La prolungata crisi economio-finanziaria ha di fatto indebolito enormemente l’azione dei Comuni. La perdita di capacità d’intervento equivale ad una perdita di fiducia da parte dei cittadini nella istituzione Comune. Da ciò ne deriva uno scollamento del tessuto sociale, determinando la moltiplicazione dei problemi in un’epoca in cui servirebbe una comunità coesa disposta a fare la propria parte in soccorso a se medesima. La gestione dei territori e le cose di pubblico interesse evidenziano forti criticità. Manti stradali in pessime condizioni, quasi assente la manutenzione negli edifici pubblici, inadeguato finanziamento alla scuola pubblica, l’assistenza sociale non in grado di soddisfare i bisogni crescenti, la cultura che si limita ad un livello medio basso. Il degrado ambientale inoltre ferisce le coscienze. Non c’è ciglio stradale che non abbia rifiuti abbandonati, non c’è fossato dove non siano sacchi d’immondizia, non c’è marciapiede senza escrementi animali, soltanto per citare alcuni aspetti. Il degrado ambientale è d’altronde figlio del degrado etico e sociale; sono diffusi fra la gente l’indifferenza e il disinteresse non privo di livore verso le istituzioni e chi le rappresenta. L’elenco di queste criticità non sono frutto di un pensiero negativo, ma l’esposizione della realtà che sta sotto gli occhi di tutti e che nasce tuttavia dal   desiderio di cambiarla per dare senso alla comunità civile.

Soltanto una nuova organizzazione fra i Comuni del medesimo territorio può essere in grado di dare risposte ai problemi incombenti della comunità. La fusione consentirà di creare condizioni molto favorevoli, quali: dotazione unica del personale, unico capitale finanziario e patrimoniale, trasferimenti statali consistenti, possibilità di istituire nuovi servizi, rapporti diretti con l’Europa, gestione coordinata dell’intero territorio, efficacia dei modelli di gestione, economia di scala, possibilità di innovare servizi con azioni sperimentali, superamento del patto di stabilità, possibilità di investimenti in opere pubbliche, nuovi modelli partecipativi, maggiore forza alla vocazione del territorio, maggiore forza contrattuale con le società di servizi ( multiutility), maggior peso politico nei rapporti Stato-Regione.

Costruire una nuova gestione fra i Comuni risulta al quanto difficile se non c’è una forte visione politica degli amministratori e delle forze politiche. La gestione del percorso richiede facoltà organizzativa e coinvolgimento attivo del personale. Tutti gli obiettivi citati saranno raggiunti solo dopo la regimentazione della nuova gestione.

Mentre tutto cambia così velocemente, è impensabile dover restare ancorati a schemi del passato recente. La storia insegna che i Comuni nei secoli hanno avuto una evoluzione continua:
nati attorno all’ XI e XII sec., sostituiti dalle Signorie a partire dal XIII sec., dopo alterne vicende il Comune democratico viene ripristinato con l’avvento dell’unità d’Italia fino alla nascita del fascismo che ne sospende la funzione democratica. Nel dopoguerra riprendono la vita democratica. Il boom economico degli anni cinquanta e sessanta produce un esodo consistente di cittadini del nostro territorio verso le città industriali del nord. Dagli anni settanta agli anni novanta i nostri Comuni sono in prima fila nel sostenere lo sviluppo industriale e urbanistico dotandosi di innumerevoli servizi, anche migliori di quelli delle grandi città. Questo exscursus storico dà la misura dei notevoli mutamenti avvenuti nel tempo, a dimostrazione che anche l’organizzazione della società e la gestione delle comunità si modellano in rapporto alle condizioni dell’epoca storica.

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi di Pegognaga

Relazione Mandato Febbraio 2015

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Inauguriamo oggi una relazione periodica sulle attività svolte e in fase di programmazione, relative alle tematiche ambientali e di promozione del territorio.

 

PARCO SAN LORENZO

Nelle prime settimane di gennaio abbiamo provveduto al rinnovo delle convenzioni con le associazioni che fanno parte dell’attuale ente gestore del Parco. A tutte le associazioni è stato rinnovato quanto pre-esistente per i prossimi 5 anni.

Proseguono dunque le attività, portate avanti anche nella programmazione più ampia del SIPOM (sistema parchi oltrepo mantovano). A questo proposito alcune proposte sono state fatte dal GRAM (gruppo avifauna Mantova) e accolte con favore: una serata di presentazione del lavoro di inanellamento svolto fino ad oggi con tutto il materiale raccolto e un corso di birdwatching. Inoltre è previsto per la metà di maggio l’evento “Ciclofestival dei parchi” organizzato dal SIPOM, che quest’anno vedrà protagoniste le aree di Pegognaga e Suzzara, quindi principalmente Parco San Lorenzo e Parco San Colombano. Cercheremo di aumentare per quest’anno gli eventi sul Parco, meteo permettendo, soprattutto a carattere naturalistico. Sto lavorando per questo con l’ass.Tellini e il consigliere con delega alle manifestazioni Glenda Remi.

Nelle proposte del SIPOM c’è anche la possibilità/opportunità di creare una serata o giornata a tema con la collaborazione di un agriturismo che sia vicino alla zona del parco (questa azione è prevista dal programma approvato nella Carta europea dei parchi di cui SIPOM ha appena ottenuto il rinnovo).

Laboratorio Ambiente ha proposto di fare una giornata di pulizia del Parco aperta a tutta la cittadinanza, fissata per sabato 7 marzo. Questo sarà il primo di una serie di eventi che intendiamo sviluppare per la pulizia del territorio e la sensibilizzazione contro l’abbandono dei rifiuti (tema di cui abbiamo parlato anche all’interno del Gruppo Ambiente).

Anche per quest’anno abbiamo concordato con la LAV di fare la terza edizione della festa “Parco a 4 zampe”, nel mese di settembre, vedremo quando per non andare a sovrapporci con il Festival degli scrittori della bassa o con altri eventi in zone limitrofe.

 

VERDE URBANO

In queste settimane si sta provvedendo alla piantumazione di alcune aree verdi di Pegognaga, come previsto dal Piano del Verde Urbano finanziato nel 2014. Questi gli interventi in fase di esecuzione:

– Area verde via Leonardo da Vinci:

Area verde standard che da svariati anni veniva solo regolarmente sfalciata, è stata piantumata come da linee del progetto di riqualificazione generale delle alberate  pubbliche con il seguente intervento: 1) siepe perimetrale con arbusti misti su tre lati con essenze di: Abelia, Cornus alba elegantissima, Philadelphus coronarius, Forsizia, Melograno, Weigelia e 5 alberi di alto fusto, essenze: Sofora del Giappone, Pero, Tiglio, Ippocastano, Pruno.

– Via Einstein:

Posa alberi nella fallanze dei posti alberi mancanti nell’alberata esistente della via: 8 Ibiscus siriacus, 1 Ginko biloba

– Via Volta:

Ripiantumazione completa della via con 8 alberi essenza Acero tridente.

 

MANTOVA AMBIENTE

Come avete visto e vissuto tutti, è cambiata la raccolta differenziata. Alcuni piccoli cambiamenti che hanno però creato qualche previsto disagio. L’8 di gennaio io e l’ass.Benfatti abbiamo fatto un’assemblea pubblica in cui sono stati chiariti molti aspetti e in cui abbiamo dato le motivazioni delle scelte fatte: mantenere lo status quo avrebbe comportato un aumento delle bollette, alcuni servizi per questo iniziano ad essere gestiti diversamente, sono stati razionalizzati, altri (gli spazzamenti e la pulizia delle strade) sono stati aumentati e speriamo migliorati. I risultati li vedremo nei prossimi mesi. Per quanto riguarda la raccolta dei pannoloni abbiamo avuto parecchie difficoltà iniziali: troppo pochi risultavano i cassonetti distribuiti sul territorio. Abbiamo già provveduto ad aggiungerne due nel centro abitato di Pegognaga, e di posizionarne uno a Viola e uno a Sacca. La situazione sembra già migliorata.

 NUTRIE

Aggiornamento sul problema “nutrie”, problema per cui siamo stati convocati in Provincia più e più volte. Il problema nasce quando la legge cambia la classificazione delle nutrie e le paragona ai ratti. Questa norma, che avrebbe dovuto portare all’eradicazione della nutria, ha creato un vuoto normativo, per cui dalla fine di settembre la nutria non si poteva più toccare. La Provincia ha subito sospeso il suo piano di contenimento, la Regione, visto che la competenza non è più della Provincia, ha subito sospeso i finanziamenti che permettevano di sostenere i costi di cattura e smaltimento (seppur non completamente). Gli operatori comunali che provvedevano alla cattura non erano più coperti e tutelati nello svolgimento di questa attività. Solo a gennaio la situazione ha iniziato a sbloccarsi, dopo numerose sollecitazioni da parte dei Sindaci: sono stati istituiti dei tavoli tecnici per zona, in cui i Consorzi di bonifica si sono resi disponibili a finanziare parte dei costi di gestione e finalmente si è potuto, almeno nella zona dell’Oltrepo, riavviare la cattura con le vecchie e solite modalità. Grazie al contributo dei Consorzi di bonifica riusciamo a coprire i costi di smaltimento, non i costi degli operatori di cui si fa carico ogni singolo Comune. Siamo in attesa del piano di contenimento regionale che dovrebbe uscire entro marzo.

PROGETTO EXPO

Su questo progetto, per cui sto collaborando con Giorgia Lodi (Consigliere con delega al Lavoro e Attività Produttive) e con il Sindaco, ci stiamo muovendo in tre diverse direzioni:

  • Provincia – il progetto provinciale ci vedrà coinvolti nei giorni dal 14 al 17 maggio, con fulcro San Benedetto. Ci vedrà impegnati soprattutto con alcuni percorsi di visita aziendale nella filiera lattiero-casearia.
  • Consorzio Oltrepo – il Consorzio ha previsto la presenza di tutto il nostro territorio a Mantova, organizzando ogni week end da aprile a fine ottobre con allestimenti dei sistemi che fanno parte del Consorzio, ma anche dei singoli Comuni. Come Pegognaga siamo quindi coinvolti nel week end 22-24 maggio e come parte del SIPOM nel week end 29 maggio – 2 giugno.
  • Comune di Pegognaga – prosegue, non senza difficoltà, il progetto sulla filiera agro-alimentare di Pegognaga. Abbiamo un buon nucleo di aziende aderenti. Ora si procede alla programmazione degli eventi specifici con chi ha scelto di aderire.

Organismi naturalmente modificati

GirasoleFra i campi di cereali di mezzo mondo sta montando una rivoluzione che potrebbe aiutare 800 milioni di persone a risolvere il problema della scarsità di cibo. La nuova frontiera dell’agricoltura ecologica si chiama Mas, sigla che sta per marker assisted selection,  selezione assistita da marcatori. A promuoverla è Greenpeace, che la descrive come una biotecnologia capace di arrivare dove gli OGM hanno fallito.

La  Fao  stima che garantire la food security, cioè la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare dell’umanità nei prossimi decenni, richiederà un aumento consistente della produzione agricola, obiettivo da raggiungere in un contesto climatico in cui i terreni saranno sempre più salati, si verificherà un ulteriore innalzamento termico e soprattutto aumenterà la siccità. Fattori che ridurranno in misura crescente la produttività agricola globale. Ci sarà sempre più bisogno di innovazione, e per questo Greenpeace cerca di sensibilizzare la popolazione mondiale sulla tecnologia Mas, non invasiva e secondo natura.  Greenpeace ha stilato  un elenco di 136 varietà ottenute tramite questa tecnica.

La Mas è una biotecnologia capace di selezionare le piante più resistenti e produttive, senza presentare i rischi degli OGM.  Si tratta di una proficua collaborazione fra contadini e biotecnologici iniziata vent’anni fa: gli agricoltori individuano le piante più produttive e più resistenti ai parassiti, alle malattie e alle intemperie, poi intervengono i biotecnologi che prelevano cellule di quelle piante e “srotolano” la massa del Dna per evidenziare attraverso dei marcatori molecolari, piccoli frammenti di Dna- i geni associati al carattere desiderato.

Grazie a questa tecnologia, si è debellata la ruggine delle foglie, provocata dal batterio che rappresenta una seria minaccia per il riso. Greenpeace stima che annualmente vada  perso causa di questi patogeni il 20% del raccolto mondiale di riso. In Thailandia, Corea, Cina e India le piantagioni di riso derivanti dalla biotecnologia Mas, i raccolti resistono alla siccità e alle inondazioni, più frequenti e devastanti in conseguenza del cambiamento climatico.

In Italia il gruppo del professore Roberto Tuberosa, docente di Genetica delle piante all’Università di Bologna, sta lavorando da un decennio per migliorare la qualità e la produttività del  frumento duro utilizzato per produrre la pasta. L’Italia ha una lunga e lusinghiera tradizione nel miglioramento genetico per l’innovazione varietale del frumento duro.

Il problema più acuto, afferma il professore Tuberosa,  resta quello della scarsità dei fondi per la ricerca, pubblici e privati: “se non si porrà presto mano al portafoglio per stimolare la ricerca nel settore genetico vegetale, la nostra agricoltura rischia un’ulteriore marginalizzazione”. E il tema della sofferenza dei centri di ricerca italiani Tuberosa ha intenzione di portarlo all’attenzione mediatica nel corso di Expo 2015.

Giulia Maria Mozzoni Crespi, storica ambientalista, pioniera dell’agricoltura biologica in Italia e Matteo Giannatosio, medico e agronomo, esperto in alimentazione, hanno sostenuto che le allergie alimentari (sono raddoppiate in 10 anni) per colpa di una alimentazione di cattiva qualità e l’uso eccessivo di pesticidi, sostanze chimiche e organismi geneticamente modificati in agricoltura.

Il moltiplicarsi delle allergie è l’inevitabile conseguenza del rapporto perverso che abbiamo instaurato con il cibo e con la natura che lo elargisce. Il cibo infatti avrebbe  perso la sua sacralità, decadendo all’umile rango di bene di consumo.

Lettera alla Gazzetta di Mantova del 29-01-2015 sul tema “Unioni e fusioni”

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Egregio direttore, da alcuni mesi il Suo giornale pubblica articoli riguardante il dibattito relativo al tema delle unioni-fusioni dei Comuni della nostra Provincia. Gli articoli evidenziano le tante difficoltà e reticenze da parte di molti amministratori nell’affrontare il problema e successive decisioni. Come noto, la riforma Delrio del 2013 introduce l’obbligo ai Comuni sotto i 5000 abitanti di un medesimo territorio a unire la gestione dei servizi oppure a fondersi in un solo Comune. Per il momento il decreto non obbliga i Comuni sotto i dieci o venti mila abitanti, ma le ragioni oggettive di tale provvedimento legislativo, non si differenziano anche per questi Comuni, in quanto, i trasferimenti finanziari che lo Stato centrale conferisce a tutti i Comuni, Provincie e Regione sono costantemente in diminuzione e così pure le singole entrate degli Enti. I servizi ai cittadini richiedono per la loro efficienza un continuo aggiornamento al rialzo, ma non è consentito aumentare le tasse locali vista la continua crisi economica che investe senza sconti le famiglie. Ogni singolo Ente è chiamato ad eliminare gli sprechi e le inefficienze in tutti gli ambiti di competenza, ma ciò non è risolutivo alla necessità di risorse finanziarie che ogni anno, richiedono i servizi. I singoli Comuni sono” stremati “nell’assolvere funzioni a loro affidate. Come poter pensare che l’attuale gestione dei singoli Enti piccoli e medi possa reggere e giustificarsi nel prossimo futuro?

Nelle attuali condizioni e ancora peggio quelle chi ci attendono, i Comuni saranno costretti a ridurre o cancellare servizi. Servizi che le comunità si sono conquistate e con essi, la libertà, il vivere civile valorizzando la democrazia. Di fronte a questo stato di cose di primaria importanza viene da chiedersi perchè molti amministratori vogliono restare nel loro guscio. Così facendo si pensa di dare il meglio ai cittadini oppure no? Il campanilismo ci aiuterà ad affrontare nel modo migliore i problemi incombenti oppure rappresenta una gabbia, dentro la quale troveremo soltanto” pane e acqua?” Bisogna che la pubblica opinione ne prenda coscienza Se la politica non fa nulla si renderà colpevole dell’impoverimento delle comunità e della messa in pericolo della democrazia. Se noi cittadini ci teniamo ai servizi conquistati, dobbiamo fare la nostra parte. I movimenti, le associazioni, i comitati di ogni estrazione e i cittadini, si mettano in moto per spingere senza indugi gli amministratori e i partiti verso la messa in sicurezza dei nostri servizi. L’unica strada resta quella delle unioni o meglio ancora della fusione fra Comuni del medesimo territorio. Si tratta di dotare le attuali comunità civili, di una nuova organizzazione che il nostro tempo ci sta dettando, con essa si può ottenere una ottimizzazione organizzativa dei servizi, di attuare una economia di scala e di liberare risorse in ottica territoriale inclusiva. Sullo scacchiere provinciale un numero considerevole di Comuni con meno di 5000 abitanti e anche alcuni oltre si sono messi in moto verso la realizzazione di unioni: sono i Comuni dell’est Mantovano, i confinanti col Cremonese, i Comuni del medio e alto Mantovano, del destra Secchia e dell’Oglio Po. I Comuni del destra Po sinistra Secchia, dopo un timido avvio hanno sospeso il confronto, probabilmente i soggetti politici che guidano questi Comuni pensano di bastarsi oppure sottovalutano il problema. Ha colpito l’azione dimostrativa del sindaco di Berceto, piccolo Comune del Parmense che ha chiesto l’elemosina per il suo Comune davanti al Duomo di Parma. Si è presentato in piazza indossando la fascia tricolore su vestiti da mendicante e cappello in mano, per protestare contro i tagli dello Stato e testimoniare le difficoltà nel garantire i servizi ai suoi cittadini.

 

Considerazioni sulle unioni e fusioni

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Comuni del basso Mantovano

Si fa sempre più cocente il tema Unione-Fusione dei Comuni di dimensioni modeste come il nostro. La continua riduzione dei trasferimenti da parte dello stato centrale ai comuni, delle entrate proprie dei Comuni e l’impossibilità di assumere personale in sostituzione di chi matura l’età pensionabile, stanno minando concretamente la sopravvivenza di servizi fondamentali per i nostri cittadini. Da queste condizioni i comuni non sfuggono. Non resta quindi, che si uniscono o si fondono gruppi di Comuni fra di loro per poter garantire anche in futuro i servizi alle nostre comunità  per garantire uno standard  di civiltà e di democrazia accettabili.

Leggi il documento inviato al PD su convenzioni-unioni-fusioni