Lettera alla Gazzetta, Luglio 2016
Vorremmo rivolgerci ai concittadini del territorio dx Po – sx Secchia ( la bassa) per parlare del futuro dei servizi che le amministrazioni stanno offrendo alle loro comunità. Non possiamo parlare di servizi senza entrare nel merito delle disponibilità finanziarie e delle economie dei singoli Comuni. Negli ultimi 30/40 anni le comunità di questo territorio hanno visto una crescita consistente di servizi in molti settori della vita sociale e culturale ( impianti sportivi, centri di accoglienza, scuole, alloggi, biblioteche, musei ed altro ancora). Questo progresso socio-culturale e civile ha richiesto ingenti risorse finanziarie che ancora oggi, in parte, si presentano come debito per gli Enti locali. In cambio, noi cittadini abbiamo avuto il privilegio di godere di molte opportunità. Oggi tuttavia si rilevano notevoli difficoltà nel mantenere tutto ciò. Ogni singolo Comune si trova a dover affrontare la gestione di questi patrimoni ( a cui nessuno vorrebbe rinunciare) con limitate risorse finanziarie e notevoli restrizioni di personale. Singolarmente i Comuni saranno sempre più in difficoltà e a subirne le conseguenze saremo noi cittadini, privati dell’offerta. Va detto che l’ente locale non è soltanto un’entità politico-sociale-culturale, ma sopratutto è gestione di risorse finanziarie e di economie né più né meno di un’azienda privata. I numeri stanno alla base di una buona amministrazione; un servizio per essere attivato ha bisogno di un numero minimo di utenti, di risorse umane e finanziarie; diversamente, il servizio muore. Alcuni esempi: tutte le scuole delle frazioni, anche quelle più popolate, sono state chiuse per mancanza di numeri, così pure uffici postali, sportelli bancari, attività commerciali, servizi sanitari, financo quelli religiosi.
Negli ultimi due anni il territorio ha registrato un calo della popolazione di 3300 abitanti, le nascite superano di poco la metà dei decessi, le attività industriali ( vista la stagnazione economica ) non assumono personale in termini significativi, parte di immigrati da tempo presenti nel territorio se ne vanno; sacche di povertà sono in aumento e non bisogna lasciarle ai margini. Dobbiamo chiederci: le forze politiche dei singoli Comuni saranno in grado di garantirci quanto abbiamo conquistato con tanti sacrifici? Oppure si dibatteranno in schermaglie per il loro campanile fino a restare senza campane? I nostri amministratori saranno in grado di esprimere una visione del futuro del nostro territorio? Oppure non sono in grado di elaborare una proposta politica, sottraendosi quindi alle loro responsabilità? Lasciando ai cittadini l’esercizio di mescolare la ragione e l’istinto, l’emozione e la frustrazione, le paure e gli egoismi individuali e collettivi dove la comunità civile si riduce a mera comunità di abitanti? Avremo sempre più abitanti o cittadini arrabbiati, pronti ad ingiuriare senza freni gli amministratori di turno quando un servizio non funziona o quando viene soppresso? Che dire della identità: non è forse come la democrazia e la libertà? Anch’essa va nutrita ogni giorno cambiando menù in base alle stagioni storiche?
Sarebbero più garantiti ed efficaci i servizi e le strutture pubbliche se avessimo un’unica Amministrazione di tutto il territorio? Se sì, occorre arrivarci quanto prima coinvolgendo e informando i cittadini non attraverso slogan, ma conoscenze, riservando un ruolo di riferimento funzionale alle singole municipalità. Questa illuminata operazione si chiama fusione.
Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga
Perché il jo-park all’interno del parco San Lorenzo?
Alcune informazioni del parco San Lorenzo. Dopo aver registrato critiche alla opere in corso,( vedi il jo-park ) emerse principalmente da ex amministratori di prim’ordine. Occorre precisare che il parco San Lorenzo non è un’oasi naturale, bensì un parco pubblico naturalizzato fruibile dalle persone dove si praticano attività di pesca, jogging, montkambai, passeggio delle persone, e a spasso con il proprio cane in modo quasi esclusivo per gli adulti. I bambini e i ragazzi delle scuole, alcune classi soltanto, lo frequentano quasi esclusivamente come percorsi didattici. Un parco vissuto principalmente da adulti. Il jo-park nasce per due ragioni ben precise: fermare il degrado che da alcuni anni era in essere per la mancanza di una nuova progettualità; dare un buon motivo ai bambini e ragazzi di parteciparvi con gli stessi diritti degli adulti promuovendo una attività ludico emozionale in ambiente naturale protetto, utile alla loro crescita. L’area riservata al jo-park non è mai stata frequentata da chi che sia, in quanto, fortemente degradata da tempo, priva di cure e di manutenzione. Non solo, non si è sottratto nulla alle attività degli adulti e al paesaggio del parco, questa iniziativa consente di dare una funzione nobile a questo segmento del parco quindi, un arricchimento dell’offerta per i giovani e giovanissimi. Abbiamo già un’area ambientale abitata soltanto dalla natura, dagli uccelli e dagli animali, invidiabile da tanti, dove si praticano attività di ricerca e di monitoraggio dell’avifauna oltre alle visite guidate.
Se si vuole parlare di aree e strutture che deturpano il paesaggio naturale del parco, allora parliamo delle strutture e attività insediate sui pedi del parco quando questo era già nato da tempo. Mi riferisco alle giganti costruzioni della ex record realizzate negli anni novanta del secolo scorso, all’interno delle quali è stata svolta una attività industriale per oltre dieci anni la quale ha prodotto rumori fino e oltre gli 80 decibel, seminando inoltre, polveri cementizie all’interno del parco e, per alcuni anni dopo il terremo, hanno ospitato una carpenteria pesante dove i rumori si avvertivano anche nell’oasi. Queste scelte fatte da amministratori di ottime visioni come le vogliamo chiamare? Ora restano a ridosso del parco strutture in degrado come pure l’area Bringhenti e la ex fornace. Nessuno e tanto meno chi critica il jo-park ha mai preso in considerazione il degrado e la poca attenzione che da alcuni anni avanzavano nel parco e nelle aree circostanti.
Se io ed Alfredo non avessimo studiato e proposto il progetto Pego-Virtuosa, ( all’interno del quale risulta indicato anche il parco avventura) tutto sarebbe rimasto come prima in attesa di una nuova progettualità ancora lontana dai pensieri di alcuni amministratori.
Con questo non si vuole rivendicare le idealità che hanno dato origine al parco, a metà degli anni settanta del secolo scorso e che per molti anni ha avuto positive attenzioni. Credo comunque, sia giusto chiamare le cose con il loro vero nome…
Renzo
Lettera alla Gazzetta, Giugno 2016
Molti dei problemi che affliggono il nostro paese e le persone che lo abitano derivano dalla condizione economica, la quale ha subito una profonda crisi a partire dal 2008. Ogni giorno i mass-media ci propinano analisi e previsioni di ogni tipo in campo economico. Oggi nessuno può dire di non sapere che cos’è il Pil ( prodotto interno lordo) il Fil ( felicità interna lorda) il Bs ( benessere sostenibile) la domanda, lo sviluppo, la crescita, la stagnazione, la deflazione, l’inflazione, la depressione, i consumi, la decrescita, la borsa, i tassi…
Non essendo un economista, posso parlare della questione con assoluta spensieratezza. Da un lato l’uso devastante della finanza ha sequestrato risorse all’economia reale, e dall’altro, le rivoluzioni tecnologiche che si sono susseguite hanno contribuito a destrutturare il vecchio ordine politico – economico con il risultato di avere allargato la forbice ricchi-poveri. Ognuno di noi è continuamente sollecitato verso il consumo allo scopo di aumentare la domanda interna per fare ripartire l’economia. Come poter far crescere i consumi se il reddito non è sicuro e adeguato ad un tenore di vita decente? Si dà per scontato che il desiderio di possedere cose sia in costante e perenne ascesa, una specie di vocazione naturale dell’essere umano, e al tempo stesso un implicito obbligo sociale. E poi, chi dovrebbe consumare di più: il 25% del totale della popolazione, che è anziana? Il 40% dei giovani che sono disoccupati? Gli oltre sei milioni di immigrati residenti? I tanti con lavoro precario? I sette milioni di poveri? Chi ha un reddito basso? Gli oltre tre milioni di lavoratori disoccupati? Il conto di quanti restano i potenziali consumatori voraci lo lasciamo fare agli analisti, agli economisti veri e ai politici di razza. Non si può essere costretti a consumare sempre di più. Non si può continuare a costruire e cementificare come è avvenuto negli ultimi 30 anni, dove 5 milioni di ettari sono stati sottratti alla agricoltura diminuendo la superficie coltivata del 28% a partire dagli anni ’70 del secolo scorso. La crescita e lo sviluppo tanto invocati, di che natura devono essere e dove arriva il loro limite? Saranno in grado di ridurre i poveri e distribuire meglio il redditto prodotto? Dobbiamo pensare che nonostante tutto ciò sia possibile uno sviluppo in tempi di medio periodo? Oppure pensare che il modello economico fin qui conosciuto ha esaurito la sua spinta in avanti e quindi, siamo entrati in un’epoca storica di profonda incertezza dove la stagnazione, la deflazione, la decrescita e la timida crescita si contendono il primato? Da 25 anni una delle economie un tempo all’apice mondiale, quella Giapponese, si trova in queste difficoltà. Quindi una sorta di Giapponesizzazione che sta investendo l’Europa, Italia in particolare. Se il piano( A) dello sviluppo come è sempre stato inteso, non funzionasse, sarebbe saggio che esperti in economia e in politica pensassero ad un piano (B) per evitare di cadere nella “sindrome” Nipponica.
Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga
Lettera alla Gazzetta, Marzo 2016
Dopo le gravi minacce ricevute all’Assessore Benfatti, sentiamo l’obbligo di intervenire manifestando la nostra sincera solidarietà e il nostro sostegno al suo impegno politico – amministrativo che va a beneficio di tutta la nostra comunità.
Il triangolo del fuoco consiste nella combinazione di tre elementi: ossigeno – combustibile – innesco, da cui deriva l’incendio. E’ quanto sta succedendo a Pegognaga dopo le minacce indirizzate all’assessore Benfatti per mano di ignoti malintenzionati. Un clima politico negativo da tempo imperversa fra le forze politiche presenti in consiglio comunale, determinando tensioni che superano di gran lunga la sana dialettica e il confronto delle idee, fino a generare sentimenti di livore verso membri di schieramento opposto. Si assiste a sedute consiliari dove lo scontro verbale si macchia di sfida fra membri eletti, e la democrazia ne esce a pezzi, così come la libertà mal sana diventa un cumulo di spazzatura. In questo modo si crea humus dove nascono e vivono insetti nocivi che possano dare origine ad episodi come quello qui descritto. L’uomo della strada resta frastornato e si chiede perché mai cittadini eletti arrivino a tanto, precipitando in abissi senza fondo in cui muoiano tutti i valori civili e democratici di una comunità intera. Come nell’economia e nella finanza, anche sul piano valoriale della convivenza politica e delle libertà, occorre un bagno di moralità. L’abominio che vivono molte istituzioni primarie sta contaminando anche istituzioni locali, registrando dimensioni da spavento. Vittime del pensiero nichilista, si denigrano ruoli, competenze e responsabilità, le quali sono affidate democraticamente agli eletti; con la pretesa di svuotare di significato la vera rappresentanza politica, chiamata ad amministrare il bene comune.
Cattivi maestri che non sanno dare esempi positivi e tanto meno educare i cittadini ai valori sani della convivenza. Se tutto ciò fosse una guerra, e per certi versi si assomiglia, verrebbe da dire:deponete le armi e curatevi le ferite, diversamente arriverete alla prossima tornata elettorale esausti e impresentabili.
Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga
Lettera alla Gazzetta, Febbraio 2016
Non c’è via dove non siano presenti cartelli, appesi alle recinzioni delle abitazioni, con la scritta VENDESI; sono presenti anche nelle aree industriali appiccicati ai capannoni. Il prolungarsi della crisi economica finanziaria, iniziata a partire dal 2008, ha seminato questi cartelli in tutti i comuni del nostro territorio e anche oltre.
A causa di chi è restato senza risorse finanziarie, o ha costruito all’inverosimile, ora intere costruzioni sono disabitate o stanno per esserlo. Colpa del mancato reddito dopo aver perso il lavoro e colpa di un sistema economico finanziario irrazionale e degenerativo giunto alla rottura degli equilibri che fino a poco tempo fa nascondevano i lati negativi. Chi porrà rimedio a questo stato di cose? Certamente non il sistema che le ha generate.
In termini occupazionali e di redistribuzione del reddito il futuro è molto compromesso,se si continua a ripercorrere le medesime modalità. A dirlo è Marco Panara su (affari e finanza del quotidiano la Repubblica): è vero simile prevedere per il futuro non lontano l’invasione delle tecnologie sempre più sofisticate e complesse in grado di sostituire sempre più ampi settori del manifatturiero dove intere linee di produzione robotizzate saranno gestite da altri robot , la chiamano la quarta rivoluzione industriale che consiste nell’insieme di innovazioni basate sulla digitalizzazione dei processi con macchine sempre più intelligenti e connesse che comunicano tra di loro, scambiando ordini e commesse in frazioni di secondo e la diffusione delle stampanti 3D. Quando tutto questo avverrà, il mondo della produzione sarà cambiato radicalmente e l’impatto su quello che accadrà fuori dalle fabbriche non sarà di meno. Se questo sarà il futuro, e attualmente se ne intravedono tutte le condizioni, ciò determinerà l’espulsione dal lavoro di molte persone amplificando i gravi problemi che tutte le società industriali stanno già vivendo. A questo punto il vero problema non sarà più la produzione e l’alta produttività, bensì le persone, l’occupazione, il lavoro, il tempo di lavoro che verrà dedicato al lavoro stesso. Per noi dovrebbe sempre valere l’articolo uno della Costituzione: l’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro. Si tratta quindi di distribuire il lavoro tra la forza lavoro attiva presente e disponibile, applicando quello che un tempo non troppo lontano solo a pronunciarlo risultava blasfemia: riduzione per tutti dell’orario di lavoro. Sei ore continuative al giorno per cinque giorni settimanali in tutti i campi lavorativi, riducendo significativamente le tasse in busta paga e per l’impresa.
Occorre andare verso un modello di società che non esasperi l’idea di produzione e che sappia dare un’etica alla competizione. Occorre che la finanza non sia più importante del battito cardiaco delle persone e che la persona sia più importante delle quotazioni in borsa.
Un nuovo tempo di lavoro libera le persone a un maggiore tempo da dedicare alla crescita culturale , ad attività fisica per la propria salute, ai viaggi, all’educazione dei propri figli e all’accudire i famigliari anziani bisognosi, riducendo il carico del welfare.
Un lavoro a tutti con un reddito per una vita minimamente decorosa, una vita decorosa deve liberare di più le persone dal tempo di lavoro.
Lavorare meno e lavorare tutti: non è più uno slogan antisistema, ma la condizione oggettiva di una società dove la tecnologia sostituisce le persone a una velocità maggiore del nostro lento pensiero.
Se la rivoluzione industriale 4.0 si configurasse per le persone come qui descritto, penso non incontrerà resistenze, ma se peggiorerà la già difficile realtà, la società tutta non reggerà.
Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga
A chi darli i nostri rifiuti quotidiani?
Da mesi la Gazzetta pubblica articoli e lettere sul tema rifiuti urbani, in vista di tante scadenze di assegnazione diretta concesse da molti Comuni della nostra Provincia a Mantova Ambiente. ( Tea) Se non fosse una cosa seria verrebbe da pensare ad una commedia all’Italiana.
Cosa sta succedendo alla nostra multiutility domestica? Perché fronde consistenti di Comuni soci annunciano di andare a gara con il servizio rifiuti? Occorre soffermarsi sul sistema porta a porta spinto come scelta strategica di Mantova Ambiente che, di fatto mira ad un solo obiettivo: alta percentuale di raccolta differenziata senza curarsi di tanti altri aspetti che il servizio pone, come un elevato costo economico per le famiglie, disagi per molte fasce di cittadini, elevato inquinamento dovuto all’uso massiccio di mezzi di trasporto adibiti alla raccolta, gestione e trattamento della frazione organica molto onerosa, degrado dei territori, incremento preoccupante di insoluti, gestione burocratica delle piattaforme ecologiche, mancanza di una informazione educativa continua nelle scuole e fra i cittadini. Un sistema che non è in grado di dare adeguate risposte alla complessità che lo caratterizza, non è un sistema sano. Dopo anni di attuazione di questo sistema, Mantova Ambiente dovrebbe riconoscere i tanti limiti di questa scelta e proporre ai Comuni soci sistemi in grado di gestire al meglio la complessità dei rifiuti urbani.
Un’ imprenditoria di successo è tale quando investe continuamente sui prodotti/servizi, nella loro qualità e diversità. Mantova Ambiente (Tea) in tutti questi anni non ha dimostrato lungimiranza nel settore rifiuti anzi, per contenere i costi del porta a porta ha ridotto il servizio in molti Comuni.
L’azione manageriale di Tea ha rivolto l’attenzione alla acquisizione di quote societarie di altre piccole società del settore e ora sta pensando di acquisirne altre da una società fuori provincia. L’investimento di un certo rilievo che ha realizzato, è stato quello di un consistente ampliamento della discarica di Mariana al punto da far pensare alla possibilità di accogliere rifiuti di altre Province ( in caso di emergenze) con la speranza di fare business.
La volontà di soddisfare le consistenti richieste da fronde di Comuni pur di non perderli, viene percepita come azione di difesa del territorio. Questa politica denota debolezza e difficoltà manageriali, con conseguenze sui costi che incideranno sugli equilibri finanziari di Tea. E qui corre l’obbligo di ricordare i casi di Cime e Siem.
La vera mission di una società pubblica di servizi non è quello di fare utili ( con le tariffe) per essere divisi fra i soci, bensì per investirli nei servizi a vantaggio dei cittadini. Una società che si definisce paladina dell’ambiente in quanto lo tiene “pulito” e nell’eseguirlo impiega mezzi di trasporto ad elevato tasso d’inquinanti per l’atmosfera, rappresenta un paradosso.
I rifiuti si possono raccogliere con sistemi che sappiano governare meglio la complessità. Da anni in vasti territori del nord d’Italia sono serviti da isole ecologiche, cassonetti intelligenti, sistemi misti, stazioni ecologiche multi materiali, sistemi che consentono di raggiungere altissime percentuali di R.D.
La frazione organica supera il 30% del totale degli RSU (frazione più costosa nell’insieme del servizio) che attualmente viene convogliata in un unico impianto di biossidazione forzata e di filtraggio dell’aria con elevati consumi energetici, impianto ubicato alla estremità nord-ovest della Provincia ( quanti km occorre fare per i Comuni dell’oltrepò, per conferire il proprio organico? E quanta C02 si scarica in atmosfera?) Sistemi molto più economici ed ecologici per trattare la frazione organica e ricavarne un compost di qualità certificata sono presenti da anni anche in Italia vedi ( Comune di Campo Tures BZ attivo dal 2002). Si tratta di impianti di dimensione media che richiedono esigui investimenti e che riducono anche di un terzo i tempi di maturazione in compost, con l’impiego di tecnologia biologica in assenza di esalazioni. Si potrebbero immaginare tre o quattro di questi impianti distribuiti sul territorio della Provincia per avere grossi risparmi economici e riduzione dell’inquinamento.
Le piattaforme ecologiche dovrebbero avere una gestione meno burocratica e più aderente alla direttiva UE in materia di riutilizzo dei materiali in esse presenti: i cittadini conferenti abbiano la possibilità di attingere e riutilizzare materiali o oggetti scartati da altri; le piattaforme dovrebbero avere la funzione di ricicleria di tutto quanto riutilizzabile al fine di ridurre i rifiuti, al tempo stesso dare nuova vita alle cose. Se la gestione terza di questi centri di raccolta non è in grado di sostenere questa idea di gestione, siano i singoli Comuni a gestirle con l’aiuto del volontariato e forme compensative (vaucher)
Con le richieste da parte di alcuni sindaci di abbattimento dei costi del servizio , divisione degli utili di gestione per abitanti, dimezzamento degli insoluti ( sul totale dei Comuni non si parla di centinaia di migliaia di Euro ma di Milioni ) pur mantenendo il medesimo sistema di raccolta e smaltimento, non sarà facile per il gestore chiudere i bilanci in positivo.
Anche Tea, come tante altre società pubbliche di provincia, dovrà affrontare altre sfide che stanno avanzando in molte regioni del nord, provocate dalle grandi multiutility come: A2A – Hera – Iren – Acea per accorpare totalmente o parzialmente la costellazione delle piccole società di provincia. Se ciò avvenisse vorrebbe dire l’appiattimento standardizzato della gestione dei servizi ai cittadini, senza il benché minimo controllo e incidenza da parte di chi li rappresenta.
Se il territorio rimarrà unito e compatto, Tea avrà qualche possibilità in più di reggere alle insidie. E per fare ciò occorre che da un lato la nostra multiutility diventi un’eccellenza a 360 gradi nei servizi erogati, e dall’altro i singoli Comuni optino per l’affidamento diretto, rivendicando però un ruolo critico e un peso politico che ora non hanno.
E’ inoltre fondamentale che le singole amministrazioni comunali facciano la loro parte per perseguire/garantire uno standard di efficacia e di efficienza del servizio: promuovano pertanto una vera politica seria di innovazione del servizio e ancor più di educazione dei loro cittadini alla responsabilità civica e quindi al rispetto del territorio in cui vivono.
Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga
Riflessione su unione Pegognaga – Motteggiana
Una attenta riflessione su quanto sta per realizzarsi è d’obbligo. Mi riferisco all’unione con il
Comune di Motteggiana e il modo come è stata illustrata dai due sindaci giovedì scorso presso il
municipio di Motteggiana.
Premesso che tutti noi concordiamo sull’obiettivo di arrivare alla fusione dei 6 Comuni. Quale
strada intraprendere per realizzarlo? Si sa che al momento due su sei sono disponibili per l’unione.
Se è vero che un gruppo di lavoro che unisce i sei Comuni ha avvertito la necessità di realizzare uno
studio di fattibilità per unire o fondere i sei Comuni; vuol dire che si vuol capire quale
organizzazione del territorio comporta e quali vantaggi ne derivano per le comunità. Soltanto dopo
aver analizzato il suddetto progetto, individualmente e collegialmente si deciderà la scelta da farsi.
Questo vale anche per Pego e Motteggiana. Dobbiamo attendere ancora alcuni mesi? Si può fare,
visto che sono anni che se ne parla e non sarà un altro breve periodo a fare difetto, viste anche le
notevoli probabilità che ci sia uno spostamento al 2016 dell’obbligo di unirsi per i Comuni sotto i
3000 AB.
Decidere di andare in unione con Motteggiana entro l’anno in corso prima ancora di analizzare il
progetto di fattibilità dei sei Comuni, vuol dire non dare la possibilità agli alti di maturare la
decisione alla luce di vantaggi certi che emergeranno dallo studio. Soltanto dopo questi passaggi e
qualora nulla cambi per gli altri sindaci, si può procedere con Motteggiana non con l’unione ma con
la fusione. Se la politica fosse dotata di buon senso intraprenderebbe questo percorso.
Ho colto delle consistenti contraddizione nel pensiero del sindaco di Motteggiana; quando sostiene
che bisogna pensare e agire per il territorio e non per i municipi. Però lui ha rifiutato la fusione con
Suzzara pur sapendo che avrebbe avuto dei vantaggi anche per i suoi cittadini. Perché l’ha fatto?
Probabilmente pensava al municipio, alla paura di diventare una frazione di Suzzara e perdere il
controllo della sua realtà attuale. Vuol fare l’unione e non la fusione con Pegognaga per mantenere il
municipio e risolvere così il suo problema con gli obblighi di legge. Quindi, trovare un Comune
che si accolli l’onere dell’unione; risulta essere un ottimo salvagente che gli consente di galleggiare
in municipio a Motteggiana. L’idea di una fuga in avanti verso una unione insignificante a due e
pensando che successivamente gli altri Comuni si uniranno, è sbagliata, in quanto verrà
sicuramente interpretata come una sfida nei loro confronti, mancanza di coraggio, di lungimiranza e
con il pericolo che il tutto scivoli sul personale. Anche in questo caso si tende a colpevolizzare
sempre gli altri per la loro refrattarietà ad unirsi. Siamo così sicuri di aver condotto nei dovuti modi
il percorso fin qui fatto e di aver portato le dovute argomentazioni, le analisi e il confronto
interpersonale? Certamente, si dirà; diversamente dovremmo fare autocritica. Azione sospesa.
Vorrei prendere a prestito un pensiero di Papa Francesco espresso dopo gli ultimi scandali in
Vaticano: se non siamo capaci di gestire i soldi che si vedono, come possiamo essere in grado di
gestire le anime che non si vedono? Traduco: se non siamo ancora in grado di avere rapporti corretti
e costruttivi tra di noi in casa nostra, come possiamo pretendere di essere sempre in grado di averli
fuori casa? Ancora: se la nostra mente ha difficoltà a recepire il pensiero altrui, quindi di poterlo
soppesare, come possiamo pensare che altri recepiscono il nostro?
Voler andare in unione con Motteggiana senza un progettino di fattibilità,di servizi da unire, di
risorse finanziarie da destinare e di persone da impiegare è come dire ad un manuale di costruire
una casa senza il disegno.
Con ogni probabilità di questa riflessione se ne farà cattivo uso oppure buona per il cestino.
Ricordandovi però che questa maggioranza è costituita da una coalizione e che quando ci sono
scelte politiche importanti, correttezza vuole che ci si confronta prima ancora di decidere. Anche
perché a rispondere degli errori della amministrazione non sono soltanto il sindaco e il PD, lo siamo
in egual misura anche noi del movimento.
E’ evidente a tutti noi che la scelta è già stata fatta anche se si vuol far credere ai cittadini che ci
sono ancora altri passaggi come il consiglio comunale. Soltanto più avanti ci si renderà conto che è
sbagliata e che “demolirà” l’obiettivo originale. Ogni scelta ha delle conseguenze certe, l’importante
esserne consapevoli.
Convinto di interpretare il pensiero della maggioranza del movimento che rappresento.
Renzo.
Lettera alla Gazzetta di Mantova del 22-11-15
Ogni giorno una processione scomposta di automobili accerchia i plessi scolastici. Molti genitori
accompagnano i propri figli a scuola in auto creando ingorghi, pericolo per gli alunni e molto
inquinamento. Auto che sostano in tripla fila con motori accesi, altre parcheggiano o che transitano
per tutto il giorno a pochi metri dalle finestre delle scuole e i vigili urbani in servizio, senza
berretto d’ordinanza, visto che hanno sempre le mani nei capelli per le difficoltà a gestire il caos.
Sembra di trovarsi in un porto di mare con auto accalcate e autisti impazienti di entrare nel ventre
della nave per raggiungere un altrove.
Causa questo stato di cose non più tollerabile e vista anche la direttiva Europea numero zero la
quale bandisce il PiediBus perché favorirebbe le lobby delle calzature, l’Amministrazione
Comunale ha provveduto ad un’inedita organizzazione, convinta di eliminare il caos, agevolare i
genitori e ridurre l’inquinamento in atmosfera.
Il plesso scolastico di recente prefabbricazione si presenta con due aperture centrali corrispondenti
tra di loro realizzate sui lati longitudinali. Le auto entrano nel corpo della scuola, sostano a
motore acceso in attesa che scenda il bambino, poi lentamente escono dal lato opposto. Questa
soluzione offre i seguenti vantaggi: si elimina il caos, i genitori non scendono dall’auto, in caso di
pioggia e neve i bambini non si bagnano, le auto transitano in fila ordinata, non c’è la necessità
della presenza dei vigili e parte dei gas di scarico sono catturati all’interno del plesso,
contribuendo alla riduzione dell’effetto serra.
Gli insegnanti hanno la facoltà di entrare in aula con la propria auto con la raccomandazione di
parcheggiarla dietro la scrivania.
Lo sgradevole odore dei gas di scarico che si crea all’interno della scuola viene mitigato con
essenze naturali. Le sostanze “ indigeste” presenti nei gas di scarico ( monossido di carbonio,
idrocarburi, ossido di azoto, particolato con l’aggiunta di metalli pesanti come: piombo, alluminio
e nichel) che respirano i bambini favorirà la formazione di polmoni d’acciaio e li renderà immuni
ad allergie e intolleranze alimentari, mentre le parti chimiche sono indicate per la colazione, i
metalli pesanti sono preferiti per il pranzo. Buon appetito bambini.
Viene da chiedersi: i genitori sono o non sono consapevoli di questo nutrimento per i loro figli?
Una minoranza ha criticato questa soluzione, definendola discriminatoria in quanto nelle aperture
adibite al passaggio delle auto l’altezza non consente il passaggio dei mezzi furgonati.
Anche le soluzioni migliori trovano sempre qualcuno contrario…
Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga
Lettera alla Gazzetta di Mantova del 24-10-15
Gli atteggiamenti di cattiva politica sono esondati anche in periferia. Ondate di livore e del peggior narcisismo rendono fangoso il campo politico e amministrativo.
In politica l’idea di libertà spesso viene assunta come diritto senza limiti;” un’anarchia” che giorno dopo giorno si mangia la democrazia, favorendo un paesaggio di individui e non una comunità di persone.
Chi eletto in posizione minoritaria di frequente vive un’insofferenza divenuta patologica che incrina il rispetto e i rapporti ( umani ) tra le persone.
Il permanere di tale atteggiamento danneggia prima di tutto chi lo assume e trasmette ad altri l’avversione alla politica e al bene comune. Il modo peggiore di rendersi utili. Quando il mondo della politica e non solo, ricorre alla raccolta a strascico di aderenti, spesso si registrano cattivi risultati.
Se anche la politica dal basso ( uno dei pochi baluardi di democrazia) assume le sembianze di chi l’esercita come professione, le speranze di un reale cambiamento si riducono di molto. Scimmiottare le loro ricette; dialettica del conflitto permanente e nefandezza dove le diversità di pensiero non s’incontrano ma si scontrano.
Si deve copiare dagli chef che ogni giorno inventano ricette nuove per nutrire in modo sano il nostro corpo. Anche chi fa politica dovrebbe applicare nuove ricette per nutrire in modo sano la politica, il pensiero e i sentimenti delle persone /cittadini.
Se ci si altera troppo in politica si va in scadenza prima, come avviene per gli alimenti.Le liste civiche e i movimenti civici nascono per scansare i partiti ( i pochi rimasti) convinti di essere diversi, migliori, di dare una nuova immagine della politica, capace di coinvolgere molti cittadini. Tuttavia questo non avverrà se si continuano a riprodurre gli schemi noti.
Tornerà strano ad una lista civica che nasce per essere contro qualcuno, sempre e comunque, sapere che il movimento cittadini attivi si è costituito per esercitare una politica gentile, per portare i valori autentici delle persone nella politica, per essere utili alla comunità d’appartenenza, per agire nel confronto permanente e collaborare con altri soggetti politici.
Le provocazioni gratuite e l’uso di aggettivi virulenti denotano una grave mancanza di rispetto, che marca le frustrazioni di chi ne fa uso.
Le parole hanno un loro peso specifico e hanno il potere di mettere a nudo chi le usa.
Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga


