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L’AMBIENTE DA SALVARE (Lettera alla Gazzetta di Mantova del 28-03-2019)


Si dice giustamente che la terra l’abbiamo avuta non in eredità dai nostri genitori, bensì in prestito da figli,nipoti e pronipoti. Nei paesi gravati da un forte debito ( in danaro) pubblico che pesa già sulle spalle giovani e future generazioni. Ma si tace sul debito, che pure gli stiamo addossando in risorse ambientali e stabilità del clima. L’altra faccia della stessa medaglia di una economia e stili di vita predatori insostenibili. I governi di tutto il mondo sono avvertiti: i millennials non intendono assistere in silenzio al progredire della crisi climatica. Le grandi manifestazioni di giovani avvenute il 15 scorso in 150 paesi del mondo sono li a dimostrarlo.
La giovane svedese Greta Thunberg invitata all’assemblea ONU Cop 24 di Katoeice in Polonia il
dicembre scorso, di fronte al mondo intero ha pronunciato le seguenti parole: non ci stancheremo di parlare dei cambiamenti climatici, vogliamo che vi sentiate come se la vostra casa andasse a fuoco. Come se vi mancasse l’aria che respirate. Come se non aveste futuro. Il clima sta impazzendo, nessuno può negarlo; basta chinarsi e toccare la terra. Basta guardare i canali privi d ‘acqua. Basta guardare il fiume Po che langue. La siccità del sud del pianeta sta salendo verso il nord a ritmi preoccupanti.
Gli agricoltori fino a qualche anno fa sapevano cosa aspettarsi dalle stagioni. La terra senza acqua produce fino al 50% in meno. I cicli delle coltivazioni cambiano e le temperature elevate mettono in crisi il benessere animale. Se oltre a tutto questo si aggiunge l’uso eccessivo di pesticidi, i quali contribuiscono alla distruzione di insetti utili come le api, il quadro ambientale in cui viviamo diventa sempre più meno ospitale Nel Land più ricco della Germania, la Baviera, in pochi decenni si sono dimezzate le api; ora la popolazione chiede un referendum per salvarle dopo aver raccolto due milioni di firme.
E’ noto che l’attività agricola produce circa un quinto di Co2, elemento responsabile dell’effetto serra e conseguenti cambiamenti climatici. Se il sogno della meccanizzazione, della informatica e pure della robotica in agricoltura si è avverato, ora la nostra agricoltura di pianura deve realizzare il sogno della natura. Il decano dei biologi l’Americano Edward O. Wilson, afferma che per salvare il pianeta occorre ridare il 50% della terra alle natura. La nuda terra non può vivere a lungo senza gli alberi. Perché allora non riservare porzioni di aree agricole a boschi? Non per fare legna, ma per catturare le Co2 che la stessa attività produce, inoltre gli alberi contribuiscono a mitigare il clima.
Il prof. Stefano Mancuso che dirige il laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale afferma: le piante dopo averci reso possibile vivere, resesi conto della nostra incapacità di svilupparci autonomamente possono correre in soccorso regalandoci regole per la sopravvivenza della nostra specie.
Sembra incredibile: la selva, la foresta, il bosco che per secoli hanno simboleggiato smarrimento e paura, potrebbero diventare gli strumenti della nostra salvezza. Se saremo in grado di capirlo.

Il Parco che Parla

Parco San LorenzoSono nato nel 1977, 40 anni fa. Sono cresciuto e diventato adulto. Ora dicono di me che ho bella  presenza e che sono di grande utilità. Vivo ogni giorno in compagnia di tante persone e, ad ogni fine  settimana, molte di loro vengono a pranzo da me, camminano con me e, passo dopo passo, respirano il  mio respiro, ammirano i miei colori e ascoltano i miei canti. Dicono che anch’io sono parte importante  della comunità.
Mi chiamo Parco San Lorenzo e abito a Pegognaga. La mia casa è luogo di benessere, di conoscenze e di  emozioni. Data la mia età e l’aver vissuto tutti questi anni alle intemperie, ho la necessità di cure sapienti  per mantenermi in salute per lungo tempo. Ed è proprio delle cure che voglio parlare con voi, cari amici  frequentatori della mia casa. Non mi lamento dei rapporti avuti con le Amministrazioni che via via si sono  succedute, ma i rapporti più intimi e tangibili li ho avuti con i volontari della soc. pescatori Pado Patri,  con Laboratorio Ambiente e con il gruppo ornitologico del Gram. Da sempre vedo questi volontari; la  maggior parte di loro ha superato la soglia dei 70 anni e mi confidano di essere un po stanchi. Inoltre,  questi validi compagni di vita mi chiedono di interessarmi di voi giovani, dato che ogni giorno vi ospito  con immenso piacere, anche quando accompagnate i vostri amici cani. Se mi chiedete cosa posso fare  ancora per voi, be’, credo di aver fatto la mia parte, ma se vi chiedete cosa voi stessi potreste fare per me,  la risposta c’è ed è dentro di voi. Io posso soltanto esprimere il desiderio che si costituisca l’associazione”  Amici del Parco” e che possa contribuire alla cura, alla vigilanza e alla progettazione futura di questo,  che voi dite di essere un bel patrimonio. Come in tutte le realtà di notevole interesse, costituite da larghi  spazi, da zone attrezzate funzionali, da rapporti operosi con il vicinato da costruire e con la necessità  dello studio di progetti per un ulteriore sviluppo, avverto la necessità della figura di un’autorità del Parco  che si dedichi con assiduità ad organizzare la gestione e la promozione della mia casa, che è anche la casa  di tutti voi…

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Perché il jo-park all’interno del parco San Lorenzo?

GirasoleAlcune informazioni del parco San Lorenzo.  Dopo aver registrato critiche alla opere in corso,( vedi il jo-park ) emerse principalmente da ex amministratori di prim’ordine. Occorre precisare che il parco San Lorenzo non è un’oasi naturale, bensì un parco pubblico naturalizzato fruibile dalle persone dove si praticano attività di pesca, jogging, montkambai, passeggio delle persone, e a spasso con il proprio cane in modo quasi esclusivo per gli adulti. I bambini e i ragazzi delle scuole, alcune classi soltanto, lo frequentano quasi esclusivamente come percorsi didattici. Un parco vissuto principalmente da adulti. Il jo-park nasce per due ragioni ben precise: fermare il degrado  che da alcuni anni era in essere per la mancanza di una nuova progettualità;  dare un buon motivo ai bambini e ragazzi di parteciparvi con gli stessi diritti degli adulti  promuovendo una attività ludico emozionale in ambiente naturale protetto, utile alla loro crescita. L’area riservata al jo-park non è mai stata frequentata da chi che sia, in quanto, fortemente degradata da tempo, priva di cure e di manutenzione. Non solo, non si è sottratto nulla alle attività degli adulti e al paesaggio del parco, questa iniziativa  consente di dare una funzione nobile a questo segmento del parco quindi, un arricchimento dell’offerta  per i giovani e giovanissimi. Abbiamo già un’area ambientale abitata soltanto dalla natura, dagli uccelli e dagli animali, invidiabile da tanti, dove si praticano attività di ricerca e di monitoraggio dell’avifauna oltre alle visite guidate.

Se si vuole parlare di aree e strutture che deturpano il paesaggio naturale del parco, allora parliamo delle strutture e attività insediate sui pedi del parco quando questo era già nato da tempo. Mi riferisco alle giganti costruzioni della ex record realizzate negli anni novanta del secolo scorso, all’interno delle quali è stata svolta una attività industriale per oltre dieci anni la quale ha prodotto rumori fino e oltre gli 80 decibel, seminando  inoltre, polveri cementizie all’interno del parco e, per alcuni anni dopo il terremo, hanno ospitato  una carpenteria pesante dove i rumori si avvertivano anche nell’oasi. Queste  scelte fatte da amministratori di ottime visioni  come le vogliamo chiamare? Ora restano a ridosso del parco strutture in degrado come pure l’area Bringhenti e la ex fornace.  Nessuno e tanto meno chi critica il jo-park  ha mai preso in considerazione il degrado e la poca attenzione che da alcuni anni avanzavano nel parco e nelle aree circostanti.

Se io ed Alfredo non avessimo studiato e proposto  il progetto Pego-Virtuosa, ( all’interno del quale risulta indicato anche il parco avventura) tutto sarebbe rimasto come prima in attesa di una nuova progettualità ancora lontana dai pensieri di alcuni amministratori.

Con questo non si vuole rivendicare le idealità che hanno dato origine al parco, a metà degli anni settanta del secolo scorso e che per molti anni ha avuto positive attenzioni. Credo comunque, sia giusto chiamare le cose con il loro vero nome…

Renzo