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L’AMBIENTE DA SALVARE (Lettera alla Gazzetta di Mantova del 28-03-2019)


Si dice giustamente che la terra l’abbiamo avuta non in eredità dai nostri genitori, bensì in prestito da figli,nipoti e pronipoti. Nei paesi gravati da un forte debito ( in danaro) pubblico che pesa già sulle spalle giovani e future generazioni. Ma si tace sul debito, che pure gli stiamo addossando in risorse ambientali e stabilità del clima. L’altra faccia della stessa medaglia di una economia e stili di vita predatori insostenibili. I governi di tutto il mondo sono avvertiti: i millennials non intendono assistere in silenzio al progredire della crisi climatica. Le grandi manifestazioni di giovani avvenute il 15 scorso in 150 paesi del mondo sono li a dimostrarlo.
La giovane svedese Greta Thunberg invitata all’assemblea ONU Cop 24 di Katoeice in Polonia il
dicembre scorso, di fronte al mondo intero ha pronunciato le seguenti parole: non ci stancheremo di parlare dei cambiamenti climatici, vogliamo che vi sentiate come se la vostra casa andasse a fuoco. Come se vi mancasse l’aria che respirate. Come se non aveste futuro. Il clima sta impazzendo, nessuno può negarlo; basta chinarsi e toccare la terra. Basta guardare i canali privi d ‘acqua. Basta guardare il fiume Po che langue. La siccità del sud del pianeta sta salendo verso il nord a ritmi preoccupanti.
Gli agricoltori fino a qualche anno fa sapevano cosa aspettarsi dalle stagioni. La terra senza acqua produce fino al 50% in meno. I cicli delle coltivazioni cambiano e le temperature elevate mettono in crisi il benessere animale. Se oltre a tutto questo si aggiunge l’uso eccessivo di pesticidi, i quali contribuiscono alla distruzione di insetti utili come le api, il quadro ambientale in cui viviamo diventa sempre più meno ospitale Nel Land più ricco della Germania, la Baviera, in pochi decenni si sono dimezzate le api; ora la popolazione chiede un referendum per salvarle dopo aver raccolto due milioni di firme.
E’ noto che l’attività agricola produce circa un quinto di Co2, elemento responsabile dell’effetto serra e conseguenti cambiamenti climatici. Se il sogno della meccanizzazione, della informatica e pure della robotica in agricoltura si è avverato, ora la nostra agricoltura di pianura deve realizzare il sogno della natura. Il decano dei biologi l’Americano Edward O. Wilson, afferma che per salvare il pianeta occorre ridare il 50% della terra alle natura. La nuda terra non può vivere a lungo senza gli alberi. Perché allora non riservare porzioni di aree agricole a boschi? Non per fare legna, ma per catturare le Co2 che la stessa attività produce, inoltre gli alberi contribuiscono a mitigare il clima.
Il prof. Stefano Mancuso che dirige il laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale afferma: le piante dopo averci reso possibile vivere, resesi conto della nostra incapacità di svilupparci autonomamente possono correre in soccorso regalandoci regole per la sopravvivenza della nostra specie.
Sembra incredibile: la selva, la foresta, il bosco che per secoli hanno simboleggiato smarrimento e paura, potrebbero diventare gli strumenti della nostra salvezza. Se saremo in grado di capirlo.

La salvezza  degli  alberi – Lettera alla Gazzetta, Gennaio 2018

Parco San LorenzoSono esseri viventi spesso minacciati da fattori antropici dovuti alla indifferenza, ma sono fondamentali per la vita dell’uomo. Sottoposti a rischi frequenti, non sono in grado di difendersi o di scappare, a differenza degli animali. La loro presenza determina profondamente l’aspetto e l’ecologia del paesaggio, e sono generatori di ecosistemi.
La presenza degli alberi è importantissima nell’integrazione dell’ambiente urbano. Grazie anche alla loro funzione anti-smog, attraverso le foglie sono in grado di rimuovere dall’atmosfera le particelle ultrasottili e i gas inquinanti, elementi pericolosi per la nostra salute. Un albero di oltre dieci metri di altezza, assorbe 10 kg di CO2 ogni ora e rilascia nell’ambiente 6 kg al giorno di ossigeno.
Di recente in alcune vie del Comune di Pegognaga, sono stati decapitati alberi importanti come i tigli del viale San Lorenzo, le robinie di via Rosselli, gli aceri negundo e i bagolari di via Garibaldi e del cortile della Scuola dell’infanzia.
Purtroppo questi non sono riusciti a sottrarsi alla ferocia delle motoseghe perché gravemente ammalati.
In primavera saranno sostituiti con giovani esemplari di modeste dimensioni, ripristinando parzialmente il paesaggio urbano. Il paesaggio è un patrimonio da tutelare così come previsto dall’articolo 9 della Costituzione.
Lamentarsi dell’autunno, in quanto responsabile della caduta delle foglie che in parte cadono nelle singole proprietà, senza fare rumore, risulta essere un atteggiamento insensibile ed egoistico, che denota lo smarrimento del valore e dell’utilità degli alberi, per sé e per l’intera comunità. Prestare cura all’albero è un gesto di riconoscenza e di valore culturale e civico, anche da parte dei singoli frontisti, e questo è auspicabile.
La legge 10 del 2013 riconosce il 21 novembre quale – Giornata nazionale degli alberi – introduce inoltre per la prima volta al mondo l’obbligo del bilancio arboreo per i nuovi nati, vale a dire che ogni anno il Comune mette a dimora un albero per ogni bambino nato. Quando un sindaco termina il suo mandato deve comunicare quanti alberi ha trovato all’inizio del suo mandato e quanti ne lascia, in modo da essere giudicato anche per questo.

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

 

 

Una battaglia comune per l’ambiente – Lettera alla Gazzetta, Dicembre 2017

Pegognaga ha fatto tris. Nel 2015 ha conseguito il riconoscimento nazionale di Comune riciclone, superando l’80% di raccolta differenziata. Nel 2016 ha ottenuto il Premio nazionale ( menzione speciale) con il progetto Parco San Lorenzo, da area degradata a luogo naturalizzato con forte impronta Paesaggistica, accessibile ad attività didattiche, socio-culturali e del tempo libero. Nel 2017 ha ottenuto il Premio nazionale  CIA ( bandiera verde agricoltura) per la sua vocazione agricola , per l’eccellenza dei suoi prodotti e per le politiche di sviluppo sostenibile del territorio.

Tuttavia ci sono ancora margini di miglioramento da perseguire in campo ambientale:  dalle nuove politiche per i rifiuti, alla gestione delle acque superficiali, alla desertificazione delle campagne e all’aria che respiriamo.

La raccolta differenziata “porta a porta” non è certo l’ultimo sistema in ordine di tempo ed inoltre, con questo, i rifiuti si pagano due volte: all’acquisto e  alla raccolta. Pensare e agire virtuosamente significa  applicare la pratica del vuoto a rendere di tutti i contenitori di plastica, di metallo e di vetro, monetizzabili alla consegna. Questo sistema, diffuso in altri Stati, si sta diffondendo anche  in Italia, nei piccoli e grandi esercizi commerciali e non solo.

Ogni anno nel mese di settembre avviene lo svuotamento totale dei canali primari e secondari di tutto il territorio: ciò determina  un danno alla fauna ittica e agli equilibri biologici che l’acqua crea,  penalizzando fortemente il paesaggio del territorio. Causa la mancanza di un’azione sinergica fra gestore delle acque e istituzioni pubbliche,  le sponde e gli argini  della rete idrica superficiale restano in uno stato di pericolo, conseguente al proliferare delle nutrie.

Illuminata dalla stella del mercato, l’agricoltura si è evoluta sorprendentemente con la dotazione dell’informatica e della robotica, grazie  alla meccanica  prima e alle  tecnologie mirate poi.  Mentre sul suolo agricolo (capitale d’importanza  assoluta),  l’usura  della terra è inarrestabile. Il disboscamento indiscriminato e  l’impiego della chimica di sintesi rendono precaria la salute del  paesaggio agricolo. L’attività agricola nel suo complesso contribuisce per  un quinto della produzione di gas serra, i quali sono responsabili  del riscaldamento del pianeta e dei conseguenti cambiamenti climatici. I danni economici e ambientali di quanto sta già avvenendo ( vedi siccità annata 2017 e altre precedenti) ricadono principalmente sull’attività agricola, sulla quantità e qualità dei suoi prodotti, creando notevoli difficoltà alla loro presenza sul mercato e impoverendo la remunerazione. Rimboschire le campagne sui confini e le aree dismesse nonché ritagli di terreno di difficile coltivazione, curare la biodiversità e limitare l’uso della chimica, significa ridurre i gas serra e prestare cura al paesaggio agricolo.

L’aria che  respiriamo è una macedonia di particelle spesso nocive per  gli organismi viventi. Queste sono prodotte dall’attività dell’uomo con disinvolta noncuranza nell’inseguire una errata interpretazione del benessere.  Poco meno di  un quinto sono prodotte da automezzi circolanti e per oltre un terzo dall’industria. Alle singole persone resta il compito di assumere economie comportamentali virtuose, mentre alle attività industriali  quello di produrre creando occupazione, senza inquinare l’aria e l’ambiente nel suo insieme. Siamo tutti inadeguati nei confronti della natura. Nel rapporto con l’ambiente ci indebitiamo giorno dopo giorno,  di tanto in tanto ci presenta il conto e noi con indifferenza lo passiamo alle future generazioni.

 

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga9

Il Parco che Parla

Parco San LorenzoSono nato nel 1977, 40 anni fa. Sono cresciuto e diventato adulto. Ora dicono di me che ho bella  presenza e che sono di grande utilità. Vivo ogni giorno in compagnia di tante persone e, ad ogni fine  settimana, molte di loro vengono a pranzo da me, camminano con me e, passo dopo passo, respirano il  mio respiro, ammirano i miei colori e ascoltano i miei canti. Dicono che anch’io sono parte importante  della comunità.
Mi chiamo Parco San Lorenzo e abito a Pegognaga. La mia casa è luogo di benessere, di conoscenze e di  emozioni. Data la mia età e l’aver vissuto tutti questi anni alle intemperie, ho la necessità di cure sapienti  per mantenermi in salute per lungo tempo. Ed è proprio delle cure che voglio parlare con voi, cari amici  frequentatori della mia casa. Non mi lamento dei rapporti avuti con le Amministrazioni che via via si sono  succedute, ma i rapporti più intimi e tangibili li ho avuti con i volontari della soc. pescatori Pado Patri,  con Laboratorio Ambiente e con il gruppo ornitologico del Gram. Da sempre vedo questi volontari; la  maggior parte di loro ha superato la soglia dei 70 anni e mi confidano di essere un po stanchi. Inoltre,  questi validi compagni di vita mi chiedono di interessarmi di voi giovani, dato che ogni giorno vi ospito  con immenso piacere, anche quando accompagnate i vostri amici cani. Se mi chiedete cosa posso fare  ancora per voi, be’, credo di aver fatto la mia parte, ma se vi chiedete cosa voi stessi potreste fare per me,  la risposta c’è ed è dentro di voi. Io posso soltanto esprimere il desiderio che si costituisca l’associazione”  Amici del Parco” e che possa contribuire alla cura, alla vigilanza e alla progettazione futura di questo,  che voi dite di essere un bel patrimonio. Come in tutte le realtà di notevole interesse, costituite da larghi  spazi, da zone attrezzate funzionali, da rapporti operosi con il vicinato da costruire e con la necessità  dello studio di progetti per un ulteriore sviluppo, avverto la necessità della figura di un’autorità del Parco  che si dedichi con assiduità ad organizzare la gestione e la promozione della mia casa, che è anche la casa  di tutti voi…

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

I CAMBIAMENTI  CLIMATICI  STANNO  AMMALANDO  I CONTINENTI – Lettera alla Gazzetta Mazo 2017

Fumo di Ciminiere“La natura sussurra a noi i suoi segreti attraverso i suoni” usava dire Rudolf Steiner pedagogo e filosofo austriaco. Da molto tempo questi suoni sono  coperti dal nostro frastuono e da una  frenesia inarrestabile, mentre l’aria che ci avvolge è diventata meno respirabile. L’avvento della industrializzazione, avvenuta poco meno di due secoli fa, ha dato inizio alla corsa allo sviluppo economico e ancora oggi non ci rendiamo conto dove stiamo andando . La natura sofferente ce lo sta dicendo, ma noi non sentiamo più i suoi suoni, neppure ci accorgiamo delle sue ferite.

Si sono raggiunte in un breve spazio di tempo  400 parti per milione di C02  in atmosfera che danno origine all’effetto serra causando l’innalzamento delle temperature su tutto il pianeta. Si assiste all’avanzamento del deserto e di vaste aree siccitose  che investono oltre due miliardi di persone. La riduzione dei ghiacciai del pianeta non ha eguali in tempi storici. Nell’ultimo decennio la quasi totalità delle lingue glaciali perde tra mezzo metro e un metro di ghiaccio l’anno. Secondo lo studio della NASA , dall’inizio del xx secolo il livello degli oceani è cresciuto di 20 cm e più di 8 cm solo negli ultimi 20 anni. Dagli studi della FAO, la deforestazione è un’azione continua e inarrestabile tanto che ogni anno si perdono 13 milioni di ettari di foresta. Le foreste svolgono per tutti gli esseri viventi, e per l’uomo in particolare, un ruolo multifunzionale fondamentale, ma per sostenere lo sviluppo economico, a noi tanto caro, sacrifichiamo il polmone del pianeta  con la conseguenza che ci togliamo la terra sotto i piedi. Dall’ultimo rapporto della società  “Avvenia” sull’impatto del  cambiamento climatico emergono ben 42 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le loro case nel 2016, mentre le previsioni del 2017  i 48 milioni a causa di alluvioni e siccità.  Entro il 2050 si raggiungeranno i 200/250 milioni di migranti ambientali. Sembra restringersi il pianeta. Il continuo aumento di migranti sulle coste del sud d’Europa è un processo inarrestabile. Compito dei singoli Stati e delle loro istituzioni, nessuna esclusa, è organizzarsi per la migliore gestione dei flussi, assegnando ai migranti  un ruolo nelle singole comunità ospitanti. Occorre ricordare che  gli Italiani emigrati in ogni angolo del pianeta sono oltre venti milioni e ancora oggi centinaia di migliaia di giovani ogni anno emigrano in cerca di lavoro. I preoccupanti cambiamenti climatici avvenuti negli ultimi 150 anni sul nostro pianeta sono principalmente di origine antropica ovvero derivati dall’azione dell’uomo. Soltanto  modelli di società più razionali possono far sperare in un miglioramento dello stato di salute del pianeta, ma perché ciò avvenga, noi tutti dovremo modificare molti comportamenti.  Le società del primato della libertà individuale senza il rispetto delle regole ambientali porteranno ulteriori  peggioramenti. Le generazioni precedenti hanno consegnato le chiavi della libertà a quelle successive, le quali sono entrate nella società prendendosi tutte le libertà anche quelle che non avrebbero dovuto con i risultati che conosciamo. Le future generazioni non porteranno  fiori sulle nostre tombe  e i cimiteri diventeranno dei tribunali. In un periodo storico relativamente breve, l’uomo occidentale prima e successivamente intere  popolazioni di altri continenti hanno corso e corrono tuttora, sopra la crosta terrestre, inseguendo un modello di società non sostenibile con gli equilibri ambientali causando l’esaurirsi delle risorse naturali. Alla luce di questi fenomeni, continuare a parlare di sviluppo economico come l’abbiamo conosciuto negli ultimi decenni è anacronistico, tanto più quando l’economia reale perde sempre più il sostegno della finanza organica a scapito della finanza speculativa. Il saggista Alkan Weisman sostiene che i cambiamenti climatici sono irreversibili perché noi ce la stiamo mettendo tutta per non salvare gli equilibri naturali, pertanto non ci resta che prenderci per mano e incamminarci verso l’estinzione. Fin da bambini abbiamo ricevuto l’insegnamento che a differenza dagli animali, l’uomo è un essere intelligente; ultimamente una corrente di antropologi  sostiene di avere forti dubbi in proposito, visto lo stato in cui abbiamo ridotto il pianeta.

 

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

DEGRADO AMBIENTALE INCIVILE – Lettera alla Gazzetta, Febbraio 2017

In attesa della primavera, l’inverno sospende la natura e  mette a nudo i comportamenti deplorevoli di noi umani. I bordi delle strade, i fossi e persino i campi sono disseminati di  rifiuti di ogni genere. Crescendo, la vegetazione coprirà in gran parte lo scempio che si ripresenterà al prossimo inverno. La vista di questo degrado rattrista il pensiero  rimanendo esso colpito dalla tanta indifferenza che alberga in molti di noi. Sporcare la terra che ci nutre e i luoghi che  abitiamo denota il grado culturale in cui siamo caduti. Si ha il timore di aver raggiunto un punto di non ritorno. Le Istituzioni da troppi anni hanno smesso d’investire nella cultura civica, hanno lasciato crescere le comunità nel culto dell’individualismo spinto. Ancora oggi, a partire dalle scuole fino ad arrivare alle amministrazioni locali non c’è più traccia di politiche forti per il bene comune. Non si pensi che il servizio di raccolta rifiuti si occupi di tenere pulito l’intero  territorio; non è previsto, infatti, se si volesse includere nell’appalto tale servizio, i costi delle tariffe subirebbero un forte incremento: cosa che i cittadini utenti non gradirebbero di certo.  Scrive Michele Serra su Repubblica, dopo la scoperta di un nuovo sistema solare con sette pianeti di cui tre simili alla terra: “il rischio  vero è che questa scoperta diventi un pretesto in più per finire di distruggere  la Terra originale, tanto poi in giro ce ne sono altre”. Meglio sarebbe riscoprire l’arte della manutenzione e della pulizia della nostra generosa madre. Già nell’ottocento lo scrittore Russo Dostoevskij in una delle sue frasi celebri sosteneva che la bellezza salverà il mondo. Possiamo aggiungere: la non bellezza  lo distruggerà, essendo giunti ormai ad un passo. Puliamo quindi il territorio dai rifiuti abbandonati; cosa che l’Assessore all’Ambiente di Pegognaga  ha deciso partendo dal Parco San Lorenzo nel  prossimo fine settimana, chiedendo ai cittadini frequentatori di questo bene ambientale di formare per l’occasione un gruppo di volontari operativi.

Si trova molto importante, a tal proposito,rendere noto che nel dicembre scorso; mediante  consegna di ampia documentazione fotografica, multimediale e descrizione storica, la nostra Amministrazione ha partecipato al premio del paesaggio indetto dal Consiglio Europeo. Dai 97 progetti esaminati, il nostro parco è stato selezionato fra i primi, essendo stato ritenuto meritevole di Menzione Tematica per gli obiettivi raggiunti per alto valore ecologico e di sostenibilità ambientale. Il 14 marzo l’Assessore all’Ambiente, in rappresentanza di tutta la comunità, si recherà a Roma per ritirare il riconoscimento.

Per mantenere pulito il territorio, in attesa di acquisire adeguata cultura ambientale e civica, occorre far nascere in ogni Comune un nucleo ecologico di volontari, dotato di mezzi idonei forniti dalle singole amministrazioni, che opereranno a distanza di brevi periodi, per l’anno intero sui singoli territori. Un’organizzazione simile ai nuclei di volontari che si occupano di trasportare con automezzi adeguati le persone anziane bisognose di servizi.

 

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

L’ARIA E’ INQUINATA, SOS DA PEGOGNAGA – Lettera alla Gazzetta Febbraio 2017

Fumo di Ciminiere
E’ una delle vie con l’aria più inquinata del paese, lambisce la piazza centrale, è delimitata ai lati da palazzi a schiera dei primi decenni dell’ottocento con stretti marciapiedi, metà carreggiata è adibita a sosta automezzi, l’altra metà è transitabile a senso unico. Un “budello” di via per una lunghezza di ottanta passi, dove ogni giorno transitano centinaia e di automezzi che alle fine della strettoia si trovano di fronte ad un semaforo con il rosso temporizzato per un lungo tempo, innanzi al quale sostano  con motore acceso in attesa del verde. Mi riferisco ad un tratto di via Marconi frequentata anche da molti pedoni che si recano nei negozi che si affacciano sulla via. Ogni giorno l’inquinamento dell’aria è garantito e di ottima qualità: polveri sottili e altri inquinanti prodotti dagli automezzi in transito che si producono e si moltiplicano con il passare delle ore  e non si disperdono, visto che la via si configura come una galleria, entrano nei negozi con noi, e, approfittando del nostro respiro, si accumulano nel nostro corpo di giorno in giorno fino  a creare, con il tempo, lesioni al nostro cervello, all’apparato cardiovascolare e a quello respiratorio. Vi si riscontrano inoltre evidenti aspetti di degrado, a partire dalla presenza di alcuni segmenti di fabbricati che da  decenni risultano essere abbandonati all’erosione delle tempo. Alla

loro sommità hanno trovato dimora famiglie di piccioni che quotidianamente si sentono autorizzati ad imbrattare di guano i marciapiedi sottostanti. L’altro degrado ambientale è dato dal comportamento di dubbia civiltà di molti che gettano mozziconi di sigarette nelle vicinanze della nuova tabaccheria, creando un tappeto che si estende fin dentro le caditoie del pozzetto ( realtà presente in tanti altri luoghi di aggregazione del paese). Teniamo conto che un mozzicone impiega circa cinque anni prima di essere degradato nell’ambiente, è intriso di una cinquantina di sostanze tossiche ed è considerato rifiuto speciale. Tanti di questi mozziconi finiscono nelle fogne e nei canali superficiali fino a raggiungere i mari, creando seri danni alla fauna ittica. In Italia ci sono 12 milioni di fumatori che consumano ogni anno 51 miliardi di sigarette: il fumo che si sprigiona dalla loro combustione  inquina l’aria contribuendo all’effetto serra.  Pur essendo un buon contribuente per lo Stato, il fumatore procura tuttavia  alti costi anche a carico del servizio socio-sanitario nazionale: il 95% dei fumatori contrae malattie croniche che sviluppano il tumore ai polmoni; in Italia ogni anno muoiono 80.000 persone a causa del fumo di sigaretta: un olocausto. Il fumatore oltre ad essere un costo per lo stato, è pure un generatore di malattie per animali domestici, cane e gatto in particolare, che subiscono danni causa  del così detto “fumo passivo.” L’ente per il controllo sui farmaci degli Stati Uniti (Fda),  ha accertato che il fumo fa aumentare il rischio di tumori e di altre malattie delle vie respiratorie anche a questi animali.

La legge 221 del 28-12-2015, in vigore dal febbraio 2016, prevede multe fino a 300€ per chi getta mozziconi di sigarette per terra.

Un altro elemento di degrado, decisamente  indecoroso, a Pegognaga come in tanti altri luoghi, sono gli escrementi di cani lasciati sui marciapiedi, sotto i portici, nei parchi e nelle aree pubbliche in genere. Il cane è un animale adorabile, vero amico dell’uomo, che diffonde serenità e benessere in tantissime persone, dai bambini ai più anziani. Negli ultimi anni si è diffusa la sua presenza in molte famiglie: in Italia ne sono censiti oltre 7 milioni. In molti casi i comportamenti dei loro padroni li  umanizzano, al punto di privilegiare i rapporti con loro, rispetto a quelli con le persone (a volte con ragione). Anche i cani sono “abitanti” e, in quanto tali, da rispettare, però anche loro, o meglio i loro padroni, devono rispettare il paese, gli spazi pubblici. Ogni qualvolta  si passeggia con il proprio animale, occorre munirsi di guanti e sacchetto per la raccolta delle feci,  dice la legge in vigore  che prevede anche ammende per i trasgressori  fino a 150€. Di recente il Sindaco di Piacenza ha emesso un’ordinanza che prevede per i proprietari di cani l’obbligo di  essere muniti anche di bottiglia dell’acqua per lavare dove l’animale fa sporco.

Una buona notizia viene data dall’assessore all’ambiente di Pegognaga: a breve saranno  installati i raccoglitori per i mozziconi di sigarette nei luoghi di aggregazione e i raccoglitori per deiezioni animali  per il paese. Tutto ciò non è tuttavia sufficiente a rendere efficace l’azione dell’assessore: occorre infatti che il Sindaco  emetta un’ordinanza in merito  che  preveda anche, controlli da parte dei vigili urbani per accompagnare i cittadini nello sviluppo di buone prassi e nel  rispetto delle leggi.

 

Renzo Gazzoli
Movimento cittadini attivi Pegognaga  22-02-2017

Inquinamento olfattivo

Fumo di CiminiereNell’ultimo Consiglio Comunale di Pegognaga ho assistito ad un interessante dibattito-confronto fra gli esponenti dei singoli gruppi sul tema dell’inquinamento olfattivo che, di tanto in tanto, investe tutto il centro urbano del paese; proviene da due attività industriali importanti da tempo insediate alla periferia del centro abitato. Il dibattito è stato promosso da due interpellanze delle minoranze, nelle quali si sono illustrati  con forte sensibilità e conoscenza di dettagli la tematica. Con altrettanto vigore e con dati rilevati dalle autorità competenti, la maggioranza non si è sottratta al confronto, fornendo ai cittadini lo stato dell’arte e le azioni da intraprendere. Occorre sottolineare che, in alcuni frangenti, l’aria che si respira è formata da composti “tossici”. A tal proposito va ricordato che ognuno di noi respira per vivere e non per “ morire”. Il tema in oggetto deve volgere a soluzione nel più breve tempo possibile. Ogni attore che provoca inquinamento a danno della salute delle persone e dell’ambiente è investito del problema. Gli insediamenti sono stati concessi a suo tempo per incrementare le attività industriali, dare lavoro e benessere sociale, non certamente per creare inquinamento  dell’ambiente e disagi alla popolazione. Oggi le attività industriali hanno a disposizione tecnologie con le quali è possibile dare soluzione ad ogni ordine di problema, sia di produzione, sia di qualità delle materie, di marketing, di ambiente di lavoro e di  depurazione degli scarichi liquidi, solidi e gassosi. In epoca industriale 4.0  dove la cultura per la salute delle persone e dell’ambiente ha assunto una grande importanza  nelle popolazioni, non sono più compatibili attività che non abbiano la necessaria attenzione per il territorio in cui sono ubicate e per chi vi abita.

E’ con il massimo rispetto che mi rivolgo ai proprietari e ai manager delle due aziende affinché attuino tutti gli accorgimenti necessari nel condurre le loro attività nel rispetto dei diritti delle persone e dell’ambiente in termini di salubrità. Chi scrive è un vostro collega che, da anni mette sul medesimo piano il valore della produttività e della remunerazione con il benessere delle persone  che lavorano e l’ambiente esterno. Questo è un modo etico di fare impresa, che consente di essere  accolti con favore dal territorio, dando un  futuro alle nostre attività industriali.  Anche l’impresa è un soggetto importante della società e, in quanto tale, dovrebbe coltivare valori sociali e culturali attraverso la promozione del fare, creando benessere per una società matura come la nostra, senza nulla togliere alla salute delle persone e dell’ambiente. In altre parole, spetta anche a noi gestire l’economia ambientale, parte integrante di ogni attività. Se ci sottraiamo a questa responsabilità, non facciamo altro che mettere in serie difficoltà le istituzioni e il territorio che ci ospita, senza averne il diritto.

 

Renzo Gazzoli

Pegognaga  14/12/2016

L’aria che respiriamo – Lettera alla Gazzetta, Novembre 2016

Di recente l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità )ha divulgato il rapporto che analizza i dati di tremila località del mondo; aree e città che comprendono il 92% della popolazione mondiale che vive in luoghi in cui le polveri ultrasottili chiamate PM 2,5 superano di molto i 10 microgrammi per metro cubo. La pianura Padana rientra in queste aree e i più colpiti sono i centri abitati. I maggiori responsabili di questo inquinamento dell’aria sono i mezzi motorizzati  circolanti.
ATS Val Padana ( Assistenza Territoriale Sanitaria, ex distretti ASL delle Province di Mantova, Cremona, Crema ) ha emanato il rapporto sullo stato di salute  dei cittadini dell’area: soltanto il 15,2% dei cittadini gode di ottima salute, i restanti convivono con acciacchi importanti e malattie croniche.
Nel 2015 l’allarme dell’ONU: record di gas serra in atmosfera, 400 parti per milione di CO2 mai raggiunti nella storia. L’aria avvelenata che respiriamo provoca  malattie cardiovascolari, ictus, cancro ai polmoni a qualunque età, mentre il riscaldamento del pianeta aumenta inesorabilmente la sua temperatura causando lo scioglimento dei ghiacciai. In meno di cento anni i ghiacciai delle Alpi si sono ritirati del 48%, mentre nell’Artico masse enormi di ghiaccio continuano a galleggiare e a sciogliersi nel percorso verso l’oceano; nell’Antartide, a causa del riscaldamento delle acque,  un’ enorme massa di ghiaccio viene erosa a ritmi sempre più rapidi.
Il buon senso e la ragionevolezza ci portano a pensare che questi grandi mutamenti in atto siano largamente sufficienti per indurre ognuno di noi a modificare lo stile di vita per limitare l’inquinamento, per avere un’aria più respirabile e temperature meno calde, a partire dall’uso  dell’automobile nei centri abitati dove l’aria è più avvelenata e dove vive la maggior parte delle persone. Se non in rari casi, non si vedono azioni e scelte tali da  ridurre la presenza delle auto sulle strade urbane per lasciare più spazio  alla mobilità compatibile con l’ambiente.
Per molte persone l’automobile è diventata una protesi, come un vestito da indossare al mattino appena ti svegli e da togliere prima di andare a letto. Un pericolo incombente per le persone circolanti a piedi o in bicicletta, basta una piccola distrazione che ti schiacciano sull’asfalto come un gatto. Anche se attraversi la strada vestito di nero non si fermano, la scaramanzia del gatto nero non funziona più. In particolare nelle piazze e a ridosso dei plessi scolastici, vespai di auto sovrastano  bambini, e adulti e li inghiottono facendo scendere un gelo metallico seguito da una brezza di polveri sottili. Si affollano con la propria auto a distanze millimetriche dalle palestre e dalle piscine, luoghi dove si pratica attività fisica e ci si allena a trattenere il respiro, unico rimedio per restare più in salute durante il giorno, quando l’aria è molto più velenosa.
Difficile pensare che i cambiamenti comportamentali in ambiti pubblici avvengano per improvvisa consapevolezza: questi andrebbero accompagnati da regole di senso, suggerite da una visione eco-sostenibile.
L’autorità preposta per  proteggere i cittadini dall’inquinamento e a curarsi della loro incolumità è il Sindaco: ridurre il traffico dei mezzi motorizzati negli spazi sopra indicati non comporta  finanziamenti e tantomeno lunghi percorsi burocratici, si tratta di avere sensibilità e coraggio politico. Non facendo alcunché si viene meno ad un ruolo istituzionale.
Nello stesso tempo ognuno di noi si adoperi per ridurre la propria impronta ecologica imponendo a sé medesimo le buone pratiche, poiché l’esistenza non è solo la propria  ma è quella della comunità intera.

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga