Pegognaga ha fatto tris. Nel 2015 ha conseguito il riconoscimento nazionale di Comune riciclone, superando l’80% di raccolta differenziata. Nel 2016 ha ottenuto il Premio nazionale ( menzione speciale) con il progetto Parco San Lorenzo, da area degradata a luogo naturalizzato con forte impronta Paesaggistica, accessibile ad attività didattiche, socio-culturali e del tempo libero. Nel 2017 ha ottenuto il Premio nazionale CIA ( bandiera verde agricoltura) per la sua vocazione agricola , per l’eccellenza dei suoi prodotti e per le politiche di sviluppo sostenibile del territorio.
Tuttavia ci sono ancora margini di miglioramento da perseguire in campo ambientale: dalle nuove politiche per i rifiuti, alla gestione delle acque superficiali, alla desertificazione delle campagne e all’aria che respiriamo.
La raccolta differenziata “porta a porta” non è certo l’ultimo sistema in ordine di tempo ed inoltre, con questo, i rifiuti si pagano due volte: all’acquisto e alla raccolta. Pensare e agire virtuosamente significa applicare la pratica del vuoto a rendere di tutti i contenitori di plastica, di metallo e di vetro, monetizzabili alla consegna. Questo sistema, diffuso in altri Stati, si sta diffondendo anche in Italia, nei piccoli e grandi esercizi commerciali e non solo.
Ogni anno nel mese di settembre avviene lo svuotamento totale dei canali primari e secondari di tutto il territorio: ciò determina un danno alla fauna ittica e agli equilibri biologici che l’acqua crea, penalizzando fortemente il paesaggio del territorio. Causa la mancanza di un’azione sinergica fra gestore delle acque e istituzioni pubbliche, le sponde e gli argini della rete idrica superficiale restano in uno stato di pericolo, conseguente al proliferare delle nutrie.
Illuminata dalla stella del mercato, l’agricoltura si è evoluta sorprendentemente con la dotazione dell’informatica e della robotica, grazie alla meccanica prima e alle tecnologie mirate poi. Mentre sul suolo agricolo (capitale d’importanza assoluta), l’usura della terra è inarrestabile. Il disboscamento indiscriminato e l’impiego della chimica di sintesi rendono precaria la salute del paesaggio agricolo. L’attività agricola nel suo complesso contribuisce per un quinto della produzione di gas serra, i quali sono responsabili del riscaldamento del pianeta e dei conseguenti cambiamenti climatici. I danni economici e ambientali di quanto sta già avvenendo ( vedi siccità annata 2017 e altre precedenti) ricadono principalmente sull’attività agricola, sulla quantità e qualità dei suoi prodotti, creando notevoli difficoltà alla loro presenza sul mercato e impoverendo la remunerazione. Rimboschire le campagne sui confini e le aree dismesse nonché ritagli di terreno di difficile coltivazione, curare la biodiversità e limitare l’uso della chimica, significa ridurre i gas serra e prestare cura al paesaggio agricolo.
L’aria che respiriamo è una macedonia di particelle spesso nocive per gli organismi viventi. Queste sono prodotte dall’attività dell’uomo con disinvolta noncuranza nell’inseguire una errata interpretazione del benessere. Poco meno di un quinto sono prodotte da automezzi circolanti e per oltre un terzo dall’industria. Alle singole persone resta il compito di assumere economie comportamentali virtuose, mentre alle attività industriali quello di produrre creando occupazione, senza inquinare l’aria e l’ambiente nel suo insieme. Siamo tutti inadeguati nei confronti della natura. Nel rapporto con l’ambiente ci indebitiamo giorno dopo giorno, di tanto in tanto ci presenta il conto e noi con indifferenza lo passiamo alle future generazioni.
Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga9
