Tutto ha inizio con la crisi economica, con l’elevato debito pubblico, con la cattiva gestione della finanza pubblica, con il malaffare dilagante a più livelli. Queste ed altre ancora sono le ragioni per cui oggi non ci sono Comuni che non abbiano serie difficoltà a gestire con efficienza ed efficacia le competenze amministrative.
La prolungata crisi economio-finanziaria ha di fatto indebolito enormemente l’azione dei Comuni. La perdita di capacità d’intervento equivale ad una perdita di fiducia da parte dei cittadini nella istituzione Comune. Da ciò ne deriva uno scollamento del tessuto sociale, determinando la moltiplicazione dei problemi in un’epoca in cui servirebbe una comunità coesa disposta a fare la propria parte in soccorso a se medesima. La gestione dei territori e le cose di pubblico interesse evidenziano forti criticità. Manti stradali in pessime condizioni, quasi assente la manutenzione negli edifici pubblici, inadeguato finanziamento alla scuola pubblica, l’assistenza sociale non in grado di soddisfare i bisogni crescenti, la cultura che si limita ad un livello medio basso. Il degrado ambientale inoltre ferisce le coscienze. Non c’è ciglio stradale che non abbia rifiuti abbandonati, non c’è fossato dove non siano sacchi d’immondizia, non c’è marciapiede senza escrementi animali, soltanto per citare alcuni aspetti. Il degrado ambientale è d’altronde figlio del degrado etico e sociale; sono diffusi fra la gente l’indifferenza e il disinteresse non privo di livore verso le istituzioni e chi le rappresenta. L’elenco di queste criticità non sono frutto di un pensiero negativo, ma l’esposizione della realtà che sta sotto gli occhi di tutti e che nasce tuttavia dal desiderio di cambiarla per dare senso alla comunità civile.
Soltanto una nuova organizzazione fra i Comuni del medesimo territorio può essere in grado di dare risposte ai problemi incombenti della comunità. La fusione consentirà di creare condizioni molto favorevoli, quali: dotazione unica del personale, unico capitale finanziario e patrimoniale, trasferimenti statali consistenti, possibilità di istituire nuovi servizi, rapporti diretti con l’Europa, gestione coordinata dell’intero territorio, efficacia dei modelli di gestione, economia di scala, possibilità di innovare servizi con azioni sperimentali, superamento del patto di stabilità, possibilità di investimenti in opere pubbliche, nuovi modelli partecipativi, maggiore forza alla vocazione del territorio, maggiore forza contrattuale con le società di servizi ( multiutility), maggior peso politico nei rapporti Stato-Regione.
Costruire una nuova gestione fra i Comuni risulta al quanto difficile se non c’è una forte visione politica degli amministratori e delle forze politiche. La gestione del percorso richiede facoltà organizzativa e coinvolgimento attivo del personale. Tutti gli obiettivi citati saranno raggiunti solo dopo la regimentazione della nuova gestione.
Mentre tutto cambia così velocemente, è impensabile dover restare ancorati a schemi del passato recente. La storia insegna che i Comuni nei secoli hanno avuto una evoluzione continua:
nati attorno all’ XI e XII sec., sostituiti dalle Signorie a partire dal XIII sec., dopo alterne vicende il Comune democratico viene ripristinato con l’avvento dell’unità d’Italia fino alla nascita del fascismo che ne sospende la funzione democratica. Nel dopoguerra riprendono la vita democratica. Il boom economico degli anni cinquanta e sessanta produce un esodo consistente di cittadini del nostro territorio verso le città industriali del nord. Dagli anni settanta agli anni novanta i nostri Comuni sono in prima fila nel sostenere lo sviluppo industriale e urbanistico dotandosi di innumerevoli servizi, anche migliori di quelli delle grandi città. Questo exscursus storico dà la misura dei notevoli mutamenti avvenuti nel tempo, a dimostrazione che anche l’organizzazione della società e la gestione delle comunità si modellano in rapporto alle condizioni dell’epoca storica.
Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi di Pegognaga

