
Egregio direttore, da mesi il Suo giornale pubblica articoli e lettere che riguardano la fusione dei
Comuni della Bassa. Come in ogni argomento, anche in questo caso ci sono pronunciamenti a
favore e altri contro. E il pensiero di tanti cittadini?
Si fa molto appello alla volontà del cittadino in quanto soggetto di autentica democrazia quindi
unico legittimato a decidere le sorti delle comunità. Vero. Però ci si dimentica che chi deve decidere ha anche il compito di conoscere e di praticare un minimo di partecipazione attiva.
Molti, troppi cittadini si limitano a concentrare le loro energie ed azioni su sé stessi senza aver cura del contesto in cui vivono.
A testimonianza di ciò è la percentuale altissima della non partecipazione al voto mai registrata
prima nella storia della Repubblica.
La recente esperienza di fusione fra due Comuni della nostra Provincia, ha visto recarsi al voto per il referendum popolare il 20% degli aventi diritto in un Comune e il 35% nell’alto. Questa possiamo definirla democrazia senza popolo.
Chi amministra i nostri Comuni, ha il dovere della conoscenza e della sua divulgazione nonché di predisporre tutti gli strumenti utili per espletare al meglio l’esercizio delle proprie funzioni.
Sbagliano quelle forze politiche e civiche che giocano di “ fioretto” sulla stampa con
argomentazioni “strampalate,” ( in taluni casi) perchè non aiutano di certo il cittadino ad
avvicinarsi alla conoscenza del tema.
Credo che la cosa migliore sarebbe quella di chiamare i cittadini ad esprimersi sulla somma dei
servizi che desiderano avere nel proprio territorio e a quali invece sono disposti a rinunciare; perchè è questo il vero problema della fusione si, fusione no; ed è su questo che occorre incardinare il dibattito e il confronto a tutto campo scendendo sotto la superficie, evitando però di anestetizzare i sentimenti di partecipazione.
E’ sicuramente un arduo compito coinvolgere oggi la moltitudine dei cittadini su un tema tanto
importante quale l’organizzazione futura del nostro territorio, vista la “ metamorfosi” che molti di noi hanno subito, dopo decenni d’inseguimento dell’io prima di tutto, del proprio interesse
particolare, del voler essere ascoltati piuttosto che ascoltare. Tuttavia il cittadino non è il cliente che ha sempre ragione; peggio se pretende di possedere la verità, ignorando che la verità non si trova, si cerca soltanto ( sosteneva Cesare Zavattini), così ampi settori sociali ora coltivano diffidenza verso la dimensione pubblica. Il fastidio per le regole ha profondamente minato la legittimità delle Istituzioni inquinando lo spirito civico, alimentando la sua diseducazione.
Se un tempo ad un sindaco o ad un amministratore pubblico dei nostri Comuni veniva riconosciuto l’impegno e la dedizione alla causa pubblica e sociale, oggi queste figure spesso risultano essere dei bersagli da colpire ad ogni circostanza. La comunicazione e il dialogo fra i cittadini ha via via assunto distanze un tempo inimmaginabili; ciò avviene anche fra le componenti politiche e civiche presenti nell’agone delle rappresentanze. Come non capire che per amministrare bene non bastano bravi amministratori, occorre anche essere cittadini migliori. Dal giorno in cui smetteremo di cercare le colpe soltanto sugli altri, saremo certamente migliori e migliore sarà la nostra società.
Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga
