Lettera alla Gazzetta di Mantova del 29-01-2015 sul tema “Unioni e fusioni”

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Egregio direttore, da alcuni mesi il Suo giornale pubblica articoli riguardante il dibattito relativo al tema delle unioni-fusioni dei Comuni della nostra Provincia. Gli articoli evidenziano le tante difficoltà e reticenze da parte di molti amministratori nell’affrontare il problema e successive decisioni. Come noto, la riforma Delrio del 2013 introduce l’obbligo ai Comuni sotto i 5000 abitanti di un medesimo territorio a unire la gestione dei servizi oppure a fondersi in un solo Comune. Per il momento il decreto non obbliga i Comuni sotto i dieci o venti mila abitanti, ma le ragioni oggettive di tale provvedimento legislativo, non si differenziano anche per questi Comuni, in quanto, i trasferimenti finanziari che lo Stato centrale conferisce a tutti i Comuni, Provincie e Regione sono costantemente in diminuzione e così pure le singole entrate degli Enti. I servizi ai cittadini richiedono per la loro efficienza un continuo aggiornamento al rialzo, ma non è consentito aumentare le tasse locali vista la continua crisi economica che investe senza sconti le famiglie. Ogni singolo Ente è chiamato ad eliminare gli sprechi e le inefficienze in tutti gli ambiti di competenza, ma ciò non è risolutivo alla necessità di risorse finanziarie che ogni anno, richiedono i servizi. I singoli Comuni sono” stremati “nell’assolvere funzioni a loro affidate. Come poter pensare che l’attuale gestione dei singoli Enti piccoli e medi possa reggere e giustificarsi nel prossimo futuro?

Nelle attuali condizioni e ancora peggio quelle chi ci attendono, i Comuni saranno costretti a ridurre o cancellare servizi. Servizi che le comunità si sono conquistate e con essi, la libertà, il vivere civile valorizzando la democrazia. Di fronte a questo stato di cose di primaria importanza viene da chiedersi perchè molti amministratori vogliono restare nel loro guscio. Così facendo si pensa di dare il meglio ai cittadini oppure no? Il campanilismo ci aiuterà ad affrontare nel modo migliore i problemi incombenti oppure rappresenta una gabbia, dentro la quale troveremo soltanto” pane e acqua?” Bisogna che la pubblica opinione ne prenda coscienza Se la politica non fa nulla si renderà colpevole dell’impoverimento delle comunità e della messa in pericolo della democrazia. Se noi cittadini ci teniamo ai servizi conquistati, dobbiamo fare la nostra parte. I movimenti, le associazioni, i comitati di ogni estrazione e i cittadini, si mettano in moto per spingere senza indugi gli amministratori e i partiti verso la messa in sicurezza dei nostri servizi. L’unica strada resta quella delle unioni o meglio ancora della fusione fra Comuni del medesimo territorio. Si tratta di dotare le attuali comunità civili, di una nuova organizzazione che il nostro tempo ci sta dettando, con essa si può ottenere una ottimizzazione organizzativa dei servizi, di attuare una economia di scala e di liberare risorse in ottica territoriale inclusiva. Sullo scacchiere provinciale un numero considerevole di Comuni con meno di 5000 abitanti e anche alcuni oltre si sono messi in moto verso la realizzazione di unioni: sono i Comuni dell’est Mantovano, i confinanti col Cremonese, i Comuni del medio e alto Mantovano, del destra Secchia e dell’Oglio Po. I Comuni del destra Po sinistra Secchia, dopo un timido avvio hanno sospeso il confronto, probabilmente i soggetti politici che guidano questi Comuni pensano di bastarsi oppure sottovalutano il problema. Ha colpito l’azione dimostrativa del sindaco di Berceto, piccolo Comune del Parmense che ha chiesto l’elemosina per il suo Comune davanti al Duomo di Parma. Si è presentato in piazza indossando la fascia tricolore su vestiti da mendicante e cappello in mano, per protestare contro i tagli dello Stato e testimoniare le difficoltà nel garantire i servizi ai suoi cittadini.