Lettera alla Gazzetta, 26 Aprile 2018

Se si vuole continuare  a scrivere e a parlare di fusione dei comuni di Pegognaga e di Motteggiana, occorre sotterrare gli slogan e fare uscire dall’arena le tifoserie, questo per poter disquisire sulle vere motivazioni di questa proposta rivolta a tutti i cittadini. Prima però, non dobbiamo prescindere  dalla natura e dalle condizioni in cui versano oggi i comuni delle nostre dimensioni, anche per capire dove stanno andando se nulla si cambierà.
Sono anni che i comuni  vivono una condizione amministrativa  difficile in tutti i settori che gli competono. Tante sono le osservazioni e le critiche provenienti dai cittadini per la mancanza di interventi sulle manutenzioni delle opere pubbliche, per i mancati investimenti e per il precario funzionamento di alcuni servizi. Spesso ci si limita ad attribuire  le responsabilità solo ed esclusivamente alla incapacità di chi amministra. Questa è sicuramente la cosa più facile per chi non ha conoscenza in materia. E’ anche vero che talvolta, le spine della burocrazia e la mancanza di risorse finanziarie, si sommano alla neghittosità di alcuni amministratori. Sta di fatto che  il cittadino non sempre conosce le vere ragioni che determinano lo stato delle cose. In pochi anni la popolazione di Pegognaga ha avuto un calo di poco meno di trecento abitanti, i decessi superano i nati del 35%, immigrati che emigrano in altri stati, giovani laureati che si allontanano per opportunità mancate, la popolazione attiva in costante calo causa la dotazione della robotica nell’industria e delle persone che raggiungono l’età di pensionamento. I trasferimenti dello Stato sono in costante calo – dall’anno 2010  hanno subito un calo di oltre il 50%. Mentre le entrate proprie del Comune non aumentano anzi, tendono a diminuire, a partire dalla crisi economica del 2008. L’organico è in costante calo a causa delle restrizioni di legge, la spesa sociale è in costante aumento ( assistenza a famiglie in difficoltà economiche, assistenza ai diversamente abili ed altro), la manutenzione del patrimonio pubblico è al di sotto delle necessità per mancanza di risorse finanziarie, ed il patrimonio edilizio disabitato è in costante aumento. Queste sono – chi più e chi meno le condizioni in cui si trovano i comuni piccoli  come Pegognaga e Motteggiana. La proposta di fusione dei due comuni qui citati consentirebbe di raggiungere importanti obbiettivi nel breve termine, come ad esempio: mantenimento degli attuali servizi e loro miglioramento, l’avanzamento di una politica di incentivi per le attività economiche per creare una maggiore occupazione, avere maggiore cura dell’ambiente e una maggiore cura della sicurezza dei cittadini. Inoltre, sarebbe possibile avere un regime di tassazione medio basso in tutte le competenze comunali, avere un organico sufficiente per i servizi erogati, avere un dinamico equilibrio demografico, avere la possibilità di progettare nuovi servizi e nuovi investimenti in opere pubbliche, e la possibilità di ridurre sensibilmente il debito pubblico. Tutto questo  può essere possibile grazie al consistente contributo finanziario che lo Stato ( vedi comma 868 della legge di bilancio 2018 ) conferirà ai due comuni fusi, per la precisione: ( 994.538 euro ogni anno per dieci anni), oltre a ciò si otterranno notevoli vantaggi nella organizzazione e nella gestione del nuovo Comune, come previsto dalla legge. Quindi fusione non vuol dire la somma di due comuni, ma vuole essere l’inizio di una unione del territorio dei sei comuni del destra Po per una visione del futuro in grado di vincere le criticità sopra esposte e che accomunano tutta quest’area. Siamo consapevoli dell’esistenza di visioni differenti, ma che anch’esse dovrebbero indicare i mezzi, gli strumenti e le risorse con i quali dare uno sviluppo socio – culturale ed economico dignitoso ai cittadini di questo territorio e alle  comunità di appartenenza.

 

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Una gazzarra senza senso – Lettera alla Gazzetta, Aprile 2018

E’ stato un “bellissimo” dibattito urlato fra sordi. Il pubblico in sala ha disapprovato con sdegno. Gli eletti si sono parlati sopra l’un con l’altro con  occhi a palla che lacrimavano livore, mentre dalle bocche uscivano parole inumidite tanto da far ritrarre i microfoni. Nemmeno al proprio cane si usa urlare così tanto  quando non obbedisce. Si è scambiato il luogo istituzionale per il cortile di casa propria. La gente all’esterno della sala, sentendo l’assordante vociare, si è precipitata all’interno per verificare se era il caso di chiamare il 118. Nessuno stava male, soltanto il rispetto per il ruolo ricoperto e l’etica della politica avevano bisogno di un soccorso urgente. Stiamo parlando dello scenario visto nel Consiglio Comunale di Pegognaga del 12 marzo. Il sipario si è aperto e gli attori sono entrati in scena:  la maggioranza ha presentato la modifica al regolamento comunale ( recependo la direttiva regionale) in materia di referendum popolare, in previsione della richiesta di fusione tra il Comune di Pegognaga e il Comune di Motteggiana. Dopo quest’annuncio le minoranze assumendo lo stile sopra citato, hanno recitato la loro contrarietà alla fusione, scordandosi che la decisione definitiva spetta prima ai cittadini con il loro voto e secondariamente alla Regione. Molti cittadini chiamati ad esprimersi si stanno chiedendo: quali sono le ragioni vere per sostenere contrarietà alla fusione dei due Comuni? Le minoranze le hanno esplicitate in sede di dibattito e, in precedenza, ampiamente  sulla stampa provinciale e sono : (decisione politica di parte – complessità del territorio unito – perdita d’identità delle persone – perdita di autonomia del Comune – preferenza per i consorzi tra Comuni). Se fossero tutte autentiche queste ragioni, avrebbero qualche motivo d’essere, ma secondo alcuni autentiche non sono; le vere ragioni non sono quelle dichiarate, ma quelle che nascono dal pensiero che le precede ed è soltanto la convenienza politica a non svelarle. Gli studi dello scienziato Americano Joseph Ledoux, studioso della neuroscienza delle emozioni, confermano che il cervello umano è abile a nascondere molte cose. Vediamo dunque di individuare quali sono queste ragioni nascoste:

1) I risultati delle recenti elezioni politiche a Pegognaga fanno intravedere alle minoranze la possibilità di raggiungere la maggioranza alle elezioni amministrative 2019, ma se i Comuni citati si fondono questo risulterebbe più difficile e si perderebbe un’ottima occasione;

2) Un territorio più vasto e geograficamente allungato, formato da più abitanti e più centri abitati, comporterebbe una gestione più complessa e impegnativa che non tutti si sentono di affrontare visto e considerato quanto è difficile amministrare bene;

3) Come fanno a perdere l’identità i cittadini di Pegognaga e di Motteggiana che restano tutti nei loro luoghi di residenza? La diversa organizzazione amministrativa non influisce sulla identità delle persone; la vera identità consiste nella natura dei luoghi, nei rapporti umani, nella passione e nell’amore che le persone provano per la comunità di appartenenza;

4) Se un Comune fa la scelta di gestire i suoi servizi in regime di consorzi, perde le proprie competenze e con esse l’autonomia politico-amministrativa.

Continuare a nascondere sotto un cumulo di slogan quello che il cittadino non deve vedere, incoraggia altri a voler scoprire quello che si vuole nascondere.

 

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

liberiamo dallo smog la pianura padana – Lettera alla Gazzetta, Marzo 2018

Fumo di CiminiereLa pianura Padana è un foglio bianco tracciato da una linea: definizione  poetica di Cesare Zavattini. Ora il foglio è grigio e la linea assume il colore del fumo di Londra. E’ lo smog che avvolge non soltanto le città, ma anche  i tanti centri abitati lungo questa linea. L’aria che respiriamo è un impasto di ossigeno, di polveri sottili, di nanoparticelle e monossido di azoto che ogni persona  ingerisce per 20.000 volte al giorno: tanto sono i respiri di una persona. Il pm 10 interferisce con l’apparato respiratorio, con quello cardiaco e con quello della riproduzione. Le nanoparticelle entrano in contatto con l’apparato circolatorio danneggiando il cervello, mentre il monossido di azoto può causare edema polmonare ( dati della comunità scientifica internazionale). I numerosi automezzi  circolanti e talune attività industriali sono i maggiori responsabili della trasformazione dei luoghi abitati in camere a gas. Ben 39 città e aree circostanti, da molti anni, superano i limiti di legge dell’inquinamento atmosferico fissati dall’OMS. L’Europa è prossima ad ammendare l’Italia per la somma di un miliardo,e la politica di casa sembra più preoccupata dell’entità della sanzione e meno dei 60.000 morti che ogni anno provoca lo smog. Per chi vive nelle città  l’aspettativa di vita si riduce di un anno ed è esponenziale l’aumento delle bronchiti nei bambini. “Il suicidio non è un atto naturale”, nemmeno gli animali arrivano a tanto. La salute e la vita delle persone sono indisponibili ai comportamenti e ai sistemi che ogni giorno sfidano gli elementi naturali.

Di recente  nella città di Barcellona è stata avviata una sperimentazione su un campione di 500 bambini che frequentano scuole circondate dal traffico cittadino. I dati rilevati hanno evidenziato che le nanoparticelle ingerite intossicano il cervello dei bambini riducendone la capacità cognitiva. Da alcuni anni si dibatte a Pegognaga  della salubrità dell’aria, in quanto troppe fonti contribuiscono a renderla insana, tra queste, la presenza dell’autostrada a ridosso del centro abitato, il traffico urbano in costante aumento e alcune attività industriali dotate di camini “killer”. Nel programma di realizzazione della terza corsia della A22 occorre rivendicare con forza una barriera anti-smog e l’allungamento dell’asta che insiste a ridosso dell’abitato.  Si rende utile realizzare a breve una rete di piste ciclabile per ridurre sensibilmente il traffico urbano, inoltre occorre applicare azioni concrete per un controllo sistematico dei camini industriali.

Il progetto Campus culturale ideato per Pegognaga, che include tutti i plessi scolastici e le aree più adiacenti dove  si accederà soltanto a piedi e in bicicletta, rivendica le sue ragioni anche per i preoccupanti motivi sopra descritti. Non sono più sufficienti  dibattiti e confronti politici dove spesso le parole si annegano in un bicchier d’acqua, ma è lecito rivendicare il diritto di conoscere l’incidenza dello smog sulla salute dei cittadini. Si richiede quindi una vivace e seria collaborazione alle istituzioni preposte per una dettagliata indagine conoscitiva sullo stato di salute dei  cittadini e dei bambini in particolare, avviando una campagna di screening medico sanitario nelle scuole e tra i cittadini che abitano a poca distanza dalla A22, senza escludere campionamenti di analisi del sangue correlate con l’aria che respirano. Questi ultimi anni si sono spesi per trovare una soluzione positiva al problema dell’inquinamento del territorio. Parimenti, ARPA e ASL hanno fornito e rilevato con dati ufficiali criticità importanti, ma non hanno chiarito i forti dubbi sulla pericolosità che questi dati comportano a livello metabolico sull’uomo. Abbiamo bisogno di conoscere, coinvolgendo a pieno titolo ARPA, ATS e Provincia in quanto Enti autorizzativi e certificatori pubblici.

Si vuole precisare, poiché critici e scettici si schiereranno dubbiosi che tali proposte non sono solo pensieri utopici irrealizzabili per un territorio come il nostro, visto che da alcuni anni   l’ASL veneta , l’ARPAV e Regione Veneto hanno avviato un piano di sorveglianza sulla popolazione esposta ai Pfas. ( composti perfluoro-alchilici) presenti nell’acqua di falda in un ‘area di più Comuni della medesima regione. Tra le operazioni indicate c’è anche l’esame del sangue a cui sottoporre  le persone.

 

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

La salvezza  degli  alberi – Lettera alla Gazzetta, Gennaio 2018

Parco San LorenzoSono esseri viventi spesso minacciati da fattori antropici dovuti alla indifferenza, ma sono fondamentali per la vita dell’uomo. Sottoposti a rischi frequenti, non sono in grado di difendersi o di scappare, a differenza degli animali. La loro presenza determina profondamente l’aspetto e l’ecologia del paesaggio, e sono generatori di ecosistemi.
La presenza degli alberi è importantissima nell’integrazione dell’ambiente urbano. Grazie anche alla loro funzione anti-smog, attraverso le foglie sono in grado di rimuovere dall’atmosfera le particelle ultrasottili e i gas inquinanti, elementi pericolosi per la nostra salute. Un albero di oltre dieci metri di altezza, assorbe 10 kg di CO2 ogni ora e rilascia nell’ambiente 6 kg al giorno di ossigeno.
Di recente in alcune vie del Comune di Pegognaga, sono stati decapitati alberi importanti come i tigli del viale San Lorenzo, le robinie di via Rosselli, gli aceri negundo e i bagolari di via Garibaldi e del cortile della Scuola dell’infanzia.
Purtroppo questi non sono riusciti a sottrarsi alla ferocia delle motoseghe perché gravemente ammalati.
In primavera saranno sostituiti con giovani esemplari di modeste dimensioni, ripristinando parzialmente il paesaggio urbano. Il paesaggio è un patrimonio da tutelare così come previsto dall’articolo 9 della Costituzione.
Lamentarsi dell’autunno, in quanto responsabile della caduta delle foglie che in parte cadono nelle singole proprietà, senza fare rumore, risulta essere un atteggiamento insensibile ed egoistico, che denota lo smarrimento del valore e dell’utilità degli alberi, per sé e per l’intera comunità. Prestare cura all’albero è un gesto di riconoscenza e di valore culturale e civico, anche da parte dei singoli frontisti, e questo è auspicabile.
La legge 10 del 2013 riconosce il 21 novembre quale – Giornata nazionale degli alberi – introduce inoltre per la prima volta al mondo l’obbligo del bilancio arboreo per i nuovi nati, vale a dire che ogni anno il Comune mette a dimora un albero per ogni bambino nato. Quando un sindaco termina il suo mandato deve comunicare quanti alberi ha trovato all’inizio del suo mandato e quanti ne lascia, in modo da essere giudicato anche per questo.

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

 

 

Una battaglia comune per l’ambiente – Lettera alla Gazzetta, Dicembre 2017

Pegognaga ha fatto tris. Nel 2015 ha conseguito il riconoscimento nazionale di Comune riciclone, superando l’80% di raccolta differenziata. Nel 2016 ha ottenuto il Premio nazionale ( menzione speciale) con il progetto Parco San Lorenzo, da area degradata a luogo naturalizzato con forte impronta Paesaggistica, accessibile ad attività didattiche, socio-culturali e del tempo libero. Nel 2017 ha ottenuto il Premio nazionale  CIA ( bandiera verde agricoltura) per la sua vocazione agricola , per l’eccellenza dei suoi prodotti e per le politiche di sviluppo sostenibile del territorio.

Tuttavia ci sono ancora margini di miglioramento da perseguire in campo ambientale:  dalle nuove politiche per i rifiuti, alla gestione delle acque superficiali, alla desertificazione delle campagne e all’aria che respiriamo.

La raccolta differenziata “porta a porta” non è certo l’ultimo sistema in ordine di tempo ed inoltre, con questo, i rifiuti si pagano due volte: all’acquisto e  alla raccolta. Pensare e agire virtuosamente significa  applicare la pratica del vuoto a rendere di tutti i contenitori di plastica, di metallo e di vetro, monetizzabili alla consegna. Questo sistema, diffuso in altri Stati, si sta diffondendo anche  in Italia, nei piccoli e grandi esercizi commerciali e non solo.

Ogni anno nel mese di settembre avviene lo svuotamento totale dei canali primari e secondari di tutto il territorio: ciò determina  un danno alla fauna ittica e agli equilibri biologici che l’acqua crea,  penalizzando fortemente il paesaggio del territorio. Causa la mancanza di un’azione sinergica fra gestore delle acque e istituzioni pubbliche,  le sponde e gli argini  della rete idrica superficiale restano in uno stato di pericolo, conseguente al proliferare delle nutrie.

Illuminata dalla stella del mercato, l’agricoltura si è evoluta sorprendentemente con la dotazione dell’informatica e della robotica, grazie  alla meccanica  prima e alle  tecnologie mirate poi.  Mentre sul suolo agricolo (capitale d’importanza  assoluta),  l’usura  della terra è inarrestabile. Il disboscamento indiscriminato e  l’impiego della chimica di sintesi rendono precaria la salute del  paesaggio agricolo. L’attività agricola nel suo complesso contribuisce per  un quinto della produzione di gas serra, i quali sono responsabili  del riscaldamento del pianeta e dei conseguenti cambiamenti climatici. I danni economici e ambientali di quanto sta già avvenendo ( vedi siccità annata 2017 e altre precedenti) ricadono principalmente sull’attività agricola, sulla quantità e qualità dei suoi prodotti, creando notevoli difficoltà alla loro presenza sul mercato e impoverendo la remunerazione. Rimboschire le campagne sui confini e le aree dismesse nonché ritagli di terreno di difficile coltivazione, curare la biodiversità e limitare l’uso della chimica, significa ridurre i gas serra e prestare cura al paesaggio agricolo.

L’aria che  respiriamo è una macedonia di particelle spesso nocive per  gli organismi viventi. Queste sono prodotte dall’attività dell’uomo con disinvolta noncuranza nell’inseguire una errata interpretazione del benessere.  Poco meno di  un quinto sono prodotte da automezzi circolanti e per oltre un terzo dall’industria. Alle singole persone resta il compito di assumere economie comportamentali virtuose, mentre alle attività industriali  quello di produrre creando occupazione, senza inquinare l’aria e l’ambiente nel suo insieme. Siamo tutti inadeguati nei confronti della natura. Nel rapporto con l’ambiente ci indebitiamo giorno dopo giorno,  di tanto in tanto ci presenta il conto e noi con indifferenza lo passiamo alle future generazioni.

 

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga9

L’assemblea sulle scuole – Lettera alla Gazzetta, Novembre 2017

C’era chi si aspettava la sala civica: gremita, partecipata si, ma non gremita alla assemblea pubblica promossa dall’Amministrazione Comunale di Pegognaga sul tema: ristrutturazione scuole primarie  rese inagibili dal sisma del maggio 2012.

L’argomento era di primaria importanza e coinvolgeva famiglie,  operatori scolastici nonché semplici cittadini. La scuola rappresenta la seconda casa dei bambini/e e ragazzi/e e nessuno dovrebbe  mostrare disinteresse. Positiva la presentazione dettagliata dell’iter burocratico e degli incarichi a professionisti esterni, ma il lavoro fin qui svolto ha ignorato il contesto più ampio in cui si inseriscono i plessi di Scuola primaria: Campus culturale. Se chiudessimo gli occhi e lasciassimo che fosse  il pensiero a guardare, vedremmo molte più cose rispetto al progetto preliminare presentato. Se restassimo in ascolto e lasciassimo parlare l’intelligenza, sentiremmo che il Campus culturale dovrà comprendere  anche le Scuole medie, il Centro culturale, il fabbricato adiacente, il Teatro comunale, l’ Asilo nido, la Scuola d’infanzia, il Parco florida, il Palazzetto dello sport, la Mensa comunale, l’area del campo sportivo “Ferrari”, nonché una parte di piazza Vittorio Veneto, cosicché possiamo dire che il terremoto ci ha dato l’occasione di trasformare la disgrazia in opportunità.  Una corrente di pensiero diffusa tra progettisti e operatori della scuola indica come valore irrinunciabile le aree verdi, le alberature e le attrezzature esterne di pertinenza del Campus in quanto luogo didattico di apprendimento, di gioia e di emozioni per bambini/e e ragazzi/e. Il filosofo Umberto Galimberti sostiene che la scuola deve rispondere non solo in termini di istruzione ma anche in termini di educazione, in quanto  non può prescindere dalla cura dell’emotività.  Occorre dare continuità  a  metodi d’insegnamento che si stanno che non si limitano allo spazio aula e ai laboratori, ma sono capaci di fare scuola anche fuori dalla scuola. Occorre altresì essere visitatori del futuro  sapendo che il presente è in movimento e, se ci si ferma, si viene  travolti perdendo memoria anche del passato.

Il Sindaco si è preso l’impegno di promuovere più incontri con le categorie e associazioni dei cittadini per divulgare questa progettualità allo scopo di raccogliere nuovi suggerimenti visto che la progettazione partecipata non ha esaurito la sua funzione. Ma questo metodo di confronto con i cittadini  per interessi settoriali non  fa altro che alimentare le singole particolarità  e la non conoscenza reciproca. Così facendo, l’ascolto e il confronto vero fra cittadini portatori delle diverse istanze non s’incontrano mai,  in quanto ciascuno rimane arginato nei limiti dei propri ambiti sociali e/o culturali. Occorre non  smarrire il valore della comunità e della cultura collettiva e agire partendo da una informazione continua e capillare invitando i cittadini a confrontarsi portando il proprio pensiero  nelle sedi Istituzionali.

 

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

10Gazzetta di Mantova 10-11-2017

Rivoluzione culturale del destra Secchia – Lettera alla gazzetta, Novembre 2017

Sembra proprio che la maggioranza dei cittadini del destra Secchia stia compiendo una vera rivoluzione culturale. La recente conferma di fusione fra tre comuni e altri che si prestano a replicare tale scelta rappresenta il reale cambiamento di quel territorio: una scuola per  “gli studenti fuori corso del sinistra Secchia”. Se un tempo il piccolo Comune era bello, ora non lo è più. La diminuzione  costante delle risorse finanziarie, la riduzione progressiva del personale e la contrazione o cessazione dei  servizi  comporta la scomparsa dalla geografia socio- culturale e politica di un territorio. Ad essere penalizzati da tutto ciò sono i cittadini, il senso della comunità.  I molti Comuni piccoli e meno piccoli  che stanno vivendo queste condizioni quale autonomia e identità possono rivendicare?

Per unire la gestione dei servizi e dei territori, i Comuni hanno tre possibilità: costituire consorzi tra Comuni, fare le unioni, oppure scegliere la fusione. Nei primi due casi la gestione dei servizi richiede una sovrastruttura  con tanto di personale e risorse finanziarie che ogni singolo Comune dovrà stanziare nel proprio bilancio, con la probabilità di aumentare i costi della gestione dei servizi, mentre sul piano della rappresentanza politica le maggioranze delle singole amministrazioni sono le più rappresentate e molto meno le minoranze talvolta azzerate: un gap negativo in termini  di democrazia rappresentativa.  Un esempio è dato dal  Consorzio Oltrepò Mantovano, composto da 23 Comuni, dove le minoranze non sono affatto rappresentate. Nel caso dell’unione che si sta costituendo tra Pegognaga e Motteggiana, invece, le minoranze hanno un  rappresentante di un solo gruppo. Queste due forme associative non prevedono incentivi o contributi dallo Stato, mentre la fusione tra Comuni, come noto, contempla finanziamenti  consistenti  per un periodo di dieci anni, con  ulteriori vantaggi conseguenti alle economie di scala.

Il dibattito promosso da chi è contrario alle  fusioni verte principalmente sulla rivendicazione  dell’autonomia e dell’identità del singolo Ente.

Sembra che la condizione ideale sia quella del rifugiarsi in casa, mentre si tratta  di una forma di egoismo che genera inefficienza. Se i campanili hanno ancora un senso, servono per salirci sopra  e guardare  lontano, non alle prossime elezioni ma alle future generazioni ( parole del Presidente dell’Anci.). La tradizionale forma di autonomia appartiene al passato; per  il futuro l’autonomia si ottiene se si diventa parte attiva e integrante di un’entità in grado di costruirsi gli strumenti organizzativi e gestionali per governare un territorio vasto, che riguardi una popolazione di numeri importanti. Ed è in questa nuova dimensione che è possibile coltivare più autonomia e più democrazia.

E’ una cultura politica debole quella che si aggrappa  alla rivendicazione di autonomia dell’esistente.   Nella complessità di questo periodo storico  si assiste ad un brulicare di forze politiche smaniose di gestire la cosa pubblica. Queste “associazioni” si definiscono civiche indipendenti  né di destra né di sinistra e nemmeno di centro, inconsapevoli di essere frammenti di quel che resta della cultura politica dei partiti storici. Nell’agone della politica non ci sono forze politiche neutre: come c’insegna la pubblicità, di neutro  c’è solo il sapone.

Renzo Gazzoli
movimento cittadini attivi Pegognaga

LE FUSIONI DEI COMUNI CON I SINDACI ROBOT – Lettera alla Gazzetta, Ottobre 2017

Numerosi i sindaci del destra Secchia, pochi quelli del sinistra Secchia, alcuni dell’hinterland della  città di Mantova all’incontro avvenuto alcune settimane fa nell’ambito della festa de l’Unità di Villa Saviola. Il tema: Unioni /fusioni dei Comuni. I primi hanno descritto le loro enormi difficoltà a gestire autonomamente l’Ente in assenza di risorse economiche e di personale. Per queste ragioni alcuni sono giunti di recente alla fusione, altri andranno a referendum per la fusione a breve ed altri ancora hanno iniziato la procedura per la fusione. A sua volta i sindaci dell’hinterland cittadino ( BorgoVirgilio), hanno elencato i notevoli vantaggi finanziari che ne derivano per le casse del Comune e, non di meno nella gestione del personale. Mentre i sindaci del sinistra secchia, dopo anni di confronto e di studi di fattibilità per una unione dei sei Comuni, sono tutt’ora al punto zero, esclusi i Comuni di Pegognaga e Motteggiana. Si direbbe che nell’area dei sei Comuni vige, a dir poco, una reticenza ad unirsi, che fa pensare ad altro. Infatti da notizie attendibili risulta che stanno pensando ad un progetto molto  innovativo che prevede la dotazione di tecnologie 3.0 nel settore del pubblico impiego per sopperire alla mancanza di personale. Si tratta quindi di dotarsi di robot in grado di gestire le funzioni dei singoli uffici e con capacità d’ intrattenere i cittadini, costruiti con sembianza umana e il sorriso  impresso sul viso ( vista la notevole carenza di questa espressione negli umani). I robot saranno in grado di gestire con efficienza la complessa  burocrazia, più degli  umani. Gli amministratori  hanno preso atto che tutto è connesso, tutto è in rete: servizi, uffici, singoli cittadini, pure gli animali domestici. Con la rete si è in contatto anche con i battiti  pulsanti della comunità. Un dialogo permanente tra uomini, macchine, natura e burocrazia. Una specie di home banking con accesso  in tempo reale ai contatti remoti.

In ogni caso questa scelta  determinerà notevoli vantaggi per l’Ente e per i cittadini: i robot saranno in servizio 24 ore su 24,  sette giorni la settimana, non andranno in malattia e tanto meno godranno delle ferie. Il cittadino può recarsi in Comune in qualunque ora del giorno sapendo di essere accolto con un sorriso per soddisfare le proprie esigenze. Diminuiranno sensibilmente i costi del personale e in pochi anni i Comuni potranno risanare i loro bilanci. Le grandi società del digitale, Apple, Google, Amazon, padrone della rete, prevedono  un notevole incremento dell’occupazione robotica anche nel pubblico impiego ( come accade da anni nell’industria manifatturiera e non solo). In un tempo abbastanza recente le risorse prevalenti erano quelle umane, ora sono quelle tecnologiche e digitali. Il mondo del lavoro si sta disincarnando.

Le difficoltà degli Enti non si limitano all’impossibilità di assumere personale e di non avere adeguate risorse per la gestione dei  servizi. Anche i partiti e liste civiche che intendono presentarsi alle prossime elezioni hanno notevoli difficoltà ad indicare i futuri candidati, ma sopratutto a candidare un sindaco che abbia la disponibilità di essere  presente sul posto di lavoro, non distratto dalla professione o altro e dotato di competenze. Per questi motivi, i Comuni medio piccoli, che rifiutano di unirsi ad altri o di fondersi, stanno pensando ad un’altra tecnologica: quella dei  robot  intelligenti di ultima generazione in grado di gestire ottimamente tutte le funzioni del sindaco comprese quelle di pensare , di dialogare con le persone e di avere anche un’ idea politica. Attualmente sul mercato sono disponibili soltanto robot sindaco di destra e di sinistra, mentre per quelli di centro e movimento 5 S occorre aspettare alcuni anni per fare chiarezza e meglio capire la definizione del loro pensiero. Alle prossime elezioni andremo comunque a votare, ma soltanto per la tipologia di volto da  impiantare sul robot sindaco.

 

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

UNA SEDUTA CONSILIARE ANOMALA – Lettera alla Gazzetta, Settembre 2017

Eravamo in pochi quella sera nella sala civica Giuseppe Bombetti di Pegognaga. Il grande caldo di fine luglio teneva ognuno come prigioniero nella propria abitazione, chi con l’aria condizionata a botto e chi, invece, sdraiato sotto le pale di potenti ventilatori. Il clima in sala era surreale e il dibattito tra gli eletti si è svolto in modo molto garbato, cordiale e costruttivo; le parole s’intervallavano con i sorrisi e i temi erano ben argomentati.

Abituati come sempre ad assistere a schermaglie condite con tante sfumature di arroganza e ad interventi spinti accompagnati da voce lirica che supera gli 85 decibel; (tanto che spesso il pubblico segue le sedute dotato di protezioni individuali), noi del pubblico ci siamo meravigliati e  dallo stupore siamo rimasti immobili e muti. Il riferimento è all’ultima seduta del Consiglio Comunale di Pegognaga. I presenti s’interrogavano cercando di trovare risposte alla pacatezza e all’armonia cui stavamo assistendo: forse la canicola estiva ha bruciato le energie negative dei nostri eletti? Forse la delusione si è impadronita del gruppo di maggioranza, dopo aver appreso dai colleghi sindaci della bassa di spostare la decisione sull’unione dei comuni al 2020? O  forse ha preso il sopravvento la gioia delle minoranze a questa notizia? O ancora: forse l’ottimismo delle minoranze fa intravedere loro il fatidico traguardo per raggiungerlo alla prossima tornata elettorale e indossare finalmente la maglia della maggioranza?  Queste congetture lasciano il tempo che trovano, ovvio. Ma la seduta succitata merita di essere registrata nel manuale della buona politica. I cittadini attendono smaniosi altre repliche.

 

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga15

LE BUONE PRATICHE CI RIGUARDANO – Lettera alla Gazzetta, Agosto 2017

I dati Ocse hanno rilevato che il popolo danese risulta essere il più felice, non solo d’Europa, ma di tutto il mondo.  La città danese di Arhus, seconda nel paese per importanza, è riconosciuta come città del sorriso. Come fanno poi a sorridere i Danesi e ad  essere felici sapendo di avere una tassazione sul reddito di oltre il 55% ?  Per giunta vanno tutti in bicicletta, mentre la maggior parte di noi Italiani, pur avendo una tassazione inferiore, si sposta continuamente con l’automobile, anche nei luoghi dove il buon senso ci suggerisce di non andare. E siamo spesso avviliti?! E se ciò non bastasse, sempre  contro qualcuno!?  Lasciarsi  contaminare dalla cultura danese, per noi vorrebbe dire, vivere due volte.

Noi Italiani rivendichiamo all’Europa pari dignità economica, garanzie finanziarie e politiche fiscali comuni. Mai ci viene in mente di dichiarare il nostro impegno per un’etica del rispetto delle regole date, ( un po’ alla maniera tedesca), per avere più senso dello stato (alla maniera francese) e per  essere meno arrabbiati ( alla maniera danese). Insomma, un po’ più Europei di fatto, senza con questo rinunciare ad essere Italiani, ma per assumere  le buone pratiche diffuse da tempo in altri Stati d’Europa.

Prendiamo ad esempio la positiva iniziativa dell’Amministrazione Comunale di Pegognaga di alcuni mesi fa, riguardante l’invito ai genitori degli alunni delle scuole di non transitare con le proprie auto nei pressi dei plessi scolastici, per gli ovvi motivi legati alla sicurezza e alla salute dei loro bimbi. Ebbene, l’invito non è stato accolto e il via vai di auto è continuato come sempre, quasi a sottovalutare la salute dei propri figli, cosa non credibile. Ora siamo prossimi al nuovo anno scolastico e, visto l’insuccesso dell’azione succitata, si pone di nuovo il problema. Quale sarà la decisione dell’Amministrazione? Lasciare il caos di sempre e rinunciare a prendere provvedimenti, ignorando le nefaste  conseguenze per la salute degli alunni? Oppure attuare  un piano B? Piano che potrebbe contenere disposizioni limitative come ad esempio: la chiusura di un tratto di via Verdi, la chiusura di un  tratto di strada di piazza Vittorio Veneto, incentivare l’uso della bicicletta, premiare chi si reca a scuola a piedi, anche ripristinando  il pedi-bus.  Pratiche, queste, che consentono di proteggere dall’inquinamento e dal caos gli spazi circostanti i plessi scolastici, garantendo inoltre la  mobilità delle persone in completa sicurezza.

 

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga