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Articoli relativi a Pegognaga

Lettera alla Gazzetta, Ottobre 2016

Se di primo mattino veniamo svegliati dalla sirena dell’autoambulanza, pensiamo ad un vicinobisognoso di soccorso, non pensiamo che i soccorritori sono tre volontari. Se durante un viaggio inauto ci capita di essere fermati da una persona con giubbotto a strisce e una bandierina rossaperché è in transito una corsa ciclistica, quella persona è volontaria. Quando torniamo soddisfattida una delle tante feste paesane, ricordiamoci che il merito è di tanti volontari. Questi esempi cifanno dire che il lavoro dei volontari, è di una preziosità inestimabile. Patrimonio umano chededica parte del suo tempo e competenze, al servizio degli altri; anima e motore delle comunità,collante del tessuto socio-culturale. Le innumerevoli associazioni richiedano volontari e ricambiogenerazionale continuo. In molti casi ciò non avviene. Se fosse proibito fare volontariato allepersone di 50 anni e oltre, il mondo delle associazioni quasi non esisterebbe, mentre sembra siavietato alle persone sotto questa età; per quest’ultima fascia di età, soltanto oasi nel deserto. Lecomunità saranno sempre più povere man mano che il volontariato viene meno.Il tema è d’importanza rilevante perché chiama in causa il modello di società che negli ultimidecenni ha provocato molti danni:la società sta assumendo una metamorfosi che ci allontana dai valori di convivenza e di solidarietà,gli stili di vita suggeriti sono rappresentati da un individualismo eccessivo. Da qui nascono azionie comportamenti di divisione permanente che riducono le comunità ad un insieme di individuiprivi di un adeguato senso civico. Un tempo la politica e i partiti catalizzavano masse intorno aloro anche con forme di aggregazione, grazie ad un pensiero , seppur ideologizzato, ma intrisoanche di valori rispettabili. Ora stanno progressivamente perdendo la loro nobile funzione,Assistiamo di frequente a scontri e a conflitti negativi fino a pensare alla cancellazione dell’altro.La politica si sta riducendo ad un residuo della democrazia, svuotandola dai suoi valori. In troppicasi i politici, chi fa politica e chi pretende di farla, si dimostrano cattivi maestri. Tuttavia, non sipuò pensare di far senza la politica e i partiti in un regime democratico. Occorre, quindi, da un latoassumere un atteggiamento di resilienza e, dall’altro, contribuire ad una rigenerazione culturaledella politica.Se si perde sempre più fiducia negli altri, una società non ha alcuna prospettiva di migliorare, forsenemmeno di sopravvivere e porta ognuno a sopravalutare fino al ridicolo le proprie capacità di farea meno degli altri. In questo stato di cose la coesione socio-culturale delle comunità può trovaremaggiormente riscontro nella trama delle associazioni territoriali e nel mondo del volontariato.Gli Enti Locali sono chiamati a promuovere la cultura del volontariato, destinando risorse,strumenti e uno sportello del volontariato affinché l’associazionismo continui l’attività sociale,culturale e ambientale dei territori, mantenendo attiva la comunità e, con essa, un sano civismo.

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Lettera alla Gazzetta, Luglio 2016

Vorremmo rivolgerci ai concittadini del territorio dx Po – sx Secchia ( la bassa) per parlare del futuro dei servizi che le amministrazioni stanno offrendo alle loro comunità. Non possiamo parlare di servizi senza entrare nel merito delle disponibilità finanziarie e delle economie  dei singoli Comuni. Negli ultimi 30/40 anni le comunità di questo territorio hanno visto una crescita consistente di  servizi in molti settori della vita sociale e culturale ( impianti sportivi, centri di accoglienza, scuole, alloggi, biblioteche, musei ed altro ancora). Questo progresso socio-culturale e civile ha richiesto ingenti risorse finanziarie che ancora oggi, in parte, si presentano come debito per gli Enti locali. In cambio, noi cittadini abbiamo avuto il privilegio di godere di molte opportunità. Oggi tuttavia si rilevano notevoli difficoltà nel mantenere tutto ciò. Ogni singolo Comune si trova a dover affrontare la gestione di questi patrimoni ( a cui  nessuno vorrebbe rinunciare) con limitate risorse finanziarie e notevoli restrizioni di personale. Singolarmente i Comuni saranno sempre più in difficoltà e a subirne le conseguenze saremo noi  cittadini, privati dell’offerta.  Va detto che l’ente locale non è soltanto un’entità politico-sociale-culturale, ma sopratutto è gestione di risorse finanziarie e di economie né più né meno di un’azienda privata. I numeri stanno alla base di una buona amministrazione; un servizio per essere attivato ha bisogno di  un numero minimo di utenti, di risorse umane e finanziarie; diversamente, il servizio muore. Alcuni esempi: tutte le scuole delle frazioni, anche quelle più popolate, sono state chiuse per mancanza di numeri, così pure uffici postali, sportelli bancari, attività commerciali, servizi sanitari, financo quelli religiosi.

Negli ultimi due anni il territorio ha registrato un calo della popolazione di 3300 abitanti, le nascite superano di poco la metà dei decessi, le attività industriali ( vista la stagnazione economica ) non assumono  personale in termini significativi, parte di immigrati da tempo presenti nel territorio se ne vanno; sacche di povertà sono in aumento e non bisogna lasciarle ai margini. Dobbiamo chiederci: le forze politiche dei singoli Comuni saranno in grado di garantirci quanto abbiamo conquistato con tanti sacrifici? Oppure si dibatteranno in schermaglie per il loro campanile fino a restare senza campane? I nostri amministratori saranno in grado di esprimere una visione del futuro del nostro territorio? Oppure non sono in grado di elaborare una proposta politica, sottraendosi quindi alle loro responsabilità? Lasciando ai cittadini l’esercizio di mescolare la ragione e  l’istinto, l’emozione e la frustrazione, le paure e gli egoismi individuali  e collettivi dove la comunità civile si riduce a mera comunità di abitanti?  Avremo sempre più abitanti o cittadini arrabbiati, pronti ad ingiuriare senza freni gli amministratori di turno quando un servizio non funziona o quando viene soppresso? Che dire della identità: non è forse come la democrazia e la libertà? Anch’essa va nutrita ogni giorno cambiando menù in base alle stagioni storiche?

Sarebbero più garantiti ed efficaci i servizi e le strutture pubbliche se avessimo un’unica Amministrazione di tutto il territorio? Se sì, occorre arrivarci quanto prima coinvolgendo e informando i cittadini non attraverso slogan, ma  conoscenze, riservando un ruolo di riferimento funzionale alle singole municipalità. Questa illuminata operazione si chiama fusione.

 

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Perché il jo-park all’interno del parco San Lorenzo?

GirasoleAlcune informazioni del parco San Lorenzo.  Dopo aver registrato critiche alla opere in corso,( vedi il jo-park ) emerse principalmente da ex amministratori di prim’ordine. Occorre precisare che il parco San Lorenzo non è un’oasi naturale, bensì un parco pubblico naturalizzato fruibile dalle persone dove si praticano attività di pesca, jogging, montkambai, passeggio delle persone, e a spasso con il proprio cane in modo quasi esclusivo per gli adulti. I bambini e i ragazzi delle scuole, alcune classi soltanto, lo frequentano quasi esclusivamente come percorsi didattici. Un parco vissuto principalmente da adulti. Il jo-park nasce per due ragioni ben precise: fermare il degrado  che da alcuni anni era in essere per la mancanza di una nuova progettualità;  dare un buon motivo ai bambini e ragazzi di parteciparvi con gli stessi diritti degli adulti  promuovendo una attività ludico emozionale in ambiente naturale protetto, utile alla loro crescita. L’area riservata al jo-park non è mai stata frequentata da chi che sia, in quanto, fortemente degradata da tempo, priva di cure e di manutenzione. Non solo, non si è sottratto nulla alle attività degli adulti e al paesaggio del parco, questa iniziativa  consente di dare una funzione nobile a questo segmento del parco quindi, un arricchimento dell’offerta  per i giovani e giovanissimi. Abbiamo già un’area ambientale abitata soltanto dalla natura, dagli uccelli e dagli animali, invidiabile da tanti, dove si praticano attività di ricerca e di monitoraggio dell’avifauna oltre alle visite guidate.

Se si vuole parlare di aree e strutture che deturpano il paesaggio naturale del parco, allora parliamo delle strutture e attività insediate sui pedi del parco quando questo era già nato da tempo. Mi riferisco alle giganti costruzioni della ex record realizzate negli anni novanta del secolo scorso, all’interno delle quali è stata svolta una attività industriale per oltre dieci anni la quale ha prodotto rumori fino e oltre gli 80 decibel, seminando  inoltre, polveri cementizie all’interno del parco e, per alcuni anni dopo il terremo, hanno ospitato  una carpenteria pesante dove i rumori si avvertivano anche nell’oasi. Queste  scelte fatte da amministratori di ottime visioni  come le vogliamo chiamare? Ora restano a ridosso del parco strutture in degrado come pure l’area Bringhenti e la ex fornace.  Nessuno e tanto meno chi critica il jo-park  ha mai preso in considerazione il degrado e la poca attenzione che da alcuni anni avanzavano nel parco e nelle aree circostanti.

Se io ed Alfredo non avessimo studiato e proposto  il progetto Pego-Virtuosa, ( all’interno del quale risulta indicato anche il parco avventura) tutto sarebbe rimasto come prima in attesa di una nuova progettualità ancora lontana dai pensieri di alcuni amministratori.

Con questo non si vuole rivendicare le idealità che hanno dato origine al parco, a metà degli anni settanta del secolo scorso e che per molti anni ha avuto positive attenzioni. Credo comunque, sia giusto chiamare le cose con il loro vero nome…

Renzo

Lettera alla Gazzetta, Giugno 2016

Molti dei problemi che affliggono  il nostro paese e le persone che lo abitano derivano dalla condizione economica, la quale ha subito una profonda crisi a partire dal 2008. Ogni giorno i mass-media ci propinano analisi e previsioni di ogni tipo in campo economico. Oggi nessuno può dire di non sapere che cos’è il Pil ( prodotto interno lordo) il Fil ( felicità interna lorda) il Bs ( benessere sostenibile) la domanda, lo sviluppo, la crescita, la stagnazione, la deflazione, l’inflazione, la depressione, i consumi, la decrescita, la borsa, i tassi…

Non essendo un economista, posso parlare della questione con assoluta spensieratezza. Da un lato l’uso devastante della finanza ha sequestrato risorse all’economia reale, e dall’altro, le rivoluzioni tecnologiche che si sono susseguite hanno contribuito a destrutturare il vecchio ordine politico – economico con il risultato di avere allargato la forbice ricchi-poveri. Ognuno di noi è continuamente sollecitato verso il consumo allo scopo di aumentare la domanda interna per fare ripartire l’economia. Come poter far crescere i consumi se il reddito non è sicuro e  adeguato ad un tenore di vita decente? Si dà per scontato che il desiderio di possedere cose sia in costante e perenne ascesa, una specie di vocazione naturale dell’essere umano, e al tempo stesso un implicito obbligo sociale. E poi, chi dovrebbe consumare di più: il 25% del totale della popolazione, che è anziana? Il 40% dei giovani  che sono disoccupati? Gli oltre sei milioni di immigrati residenti? I tanti con lavoro precario? I sette milioni di poveri? Chi ha un reddito basso? Gli oltre tre milioni di lavoratori disoccupati? Il conto di quanti restano i potenziali consumatori voraci lo lasciamo fare agli analisti, agli economisti veri e ai politici di razza. Non si può essere costretti a consumare sempre di più. Non si può continuare a costruire e cementificare come è avvenuto negli ultimi 30 anni, dove 5 milioni di ettari sono stati sottratti alla agricoltura diminuendo la superficie coltivata del 28% a partire dagli anni ’70 del secolo scorso. La crescita e lo sviluppo tanto invocati, di che natura devono essere e dove arriva il loro limite? Saranno in grado di ridurre i poveri e distribuire meglio il redditto prodotto? Dobbiamo pensare che nonostante tutto ciò sia possibile uno sviluppo in tempi di medio periodo? Oppure pensare che il modello economico fin qui conosciuto ha esaurito la sua spinta in avanti e quindi, siamo entrati in un’epoca storica di profonda incertezza dove la stagnazione, la deflazione, la decrescita e la timida  crescita si contendono il primato? Da 25 anni  una delle economie un tempo all’apice mondiale, quella Giapponese, si trova in queste difficoltà.  Quindi una sorta di Giapponesizzazione che sta investendo l’Europa, Italia in particolare. Se il piano( A) dello sviluppo come è sempre stato inteso, non funzionasse, sarebbe saggio che esperti in economia e in politica pensassero ad un piano (B) per evitare di cadere nella  “sindrome” Nipponica.

 

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

A chi darli i nostri rifiuti quotidiani?

Da mesi la Gazzetta pubblica articoli e lettere sul tema rifiuti urbani, in vista di tante scadenze di assegnazione diretta concesse da molti Comuni della nostra Provincia a Mantova Ambiente. ( Tea) Se non fosse una cosa seria verrebbe da pensare ad una commedia all’Italiana.

Cosa sta succedendo alla nostra multiutility domestica? Perché fronde consistenti di Comuni soci annunciano di andare a gara con il servizio rifiuti? Occorre soffermarsi sul sistema porta a porta spinto come scelta strategica di Mantova Ambiente che, di fatto mira ad un solo obiettivo: alta percentuale di raccolta differenziata senza curarsi di tanti altri aspetti che il servizio pone, come un elevato costo economico per le famiglie, disagi per molte fasce di cittadini, elevato inquinamento dovuto all’uso massiccio di mezzi di trasporto adibiti alla raccolta, gestione e trattamento della frazione organica molto onerosa, degrado dei territori, incremento preoccupante di insoluti, gestione burocratica delle piattaforme ecologiche, mancanza di una informazione educativa continua nelle scuole e fra i cittadini. Un sistema che non è in grado di dare adeguate risposte alla complessità che lo caratterizza, non è un sistema sano. Dopo anni di attuazione di questo sistema, Mantova Ambiente dovrebbe riconoscere i tanti limiti di questa scelta e proporre ai Comuni soci sistemi in grado di gestire al meglio la complessità dei rifiuti urbani.

Un’ imprenditoria di successo è tale quando investe continuamente sui prodotti/servizi, nella loro qualità e diversità. Mantova Ambiente (Tea) in tutti questi anni non ha dimostrato lungimiranza nel settore rifiuti anzi, per contenere i costi del porta a porta ha ridotto il servizio in molti Comuni.

L’azione manageriale di Tea ha rivolto l’attenzione alla acquisizione di quote societarie di altre piccole società del settore e ora sta pensando di acquisirne altre da una società fuori provincia. L’investimento di un certo rilievo che ha realizzato, è stato quello di un consistente ampliamento della discarica di Mariana al punto da far pensare alla possibilità di accogliere rifiuti di altre Province ( in caso di emergenze) con la speranza di fare business.

La volontà di soddisfare le consistenti richieste da fronde di Comuni pur di non perderli, viene percepita come azione di difesa del territorio. Questa politica denota debolezza e difficoltà manageriali, con conseguenze sui costi che incideranno sugli equilibri finanziari di Tea. E qui corre l’obbligo di ricordare i casi di Cime e Siem.

La vera mission di una società pubblica di servizi non è quello di fare utili ( con le tariffe) per essere divisi fra i soci, bensì per investirli nei servizi a vantaggio dei cittadini. Una società che si definisce paladina dell’ambiente in quanto lo tiene “pulito” e nell’eseguirlo impiega mezzi di trasporto ad elevato tasso d’inquinanti per l’atmosfera, rappresenta un paradosso.

I rifiuti si possono raccogliere con sistemi che sappiano governare meglio la complessità. Da anni in vasti territori del nord d’Italia sono serviti da isole ecologiche, cassonetti intelligenti, sistemi misti, stazioni ecologiche multi materiali, sistemi che consentono di raggiungere altissime percentuali di R.D.

La frazione organica supera il 30% del totale degli RSU (frazione più costosa nell’insieme del servizio) che attualmente viene convogliata in un unico impianto di biossidazione forzata e di filtraggio dell’aria con elevati consumi energetici, impianto ubicato alla estremità nord-ovest della Provincia ( quanti km occorre fare per i Comuni dell’oltrepò, per conferire il proprio organico? E quanta C02 si scarica in atmosfera?) Sistemi molto più economici ed ecologici per trattare la frazione organica e ricavarne un compost di qualità certificata sono presenti da anni anche in Italia vedi ( Comune di Campo Tures BZ attivo dal 2002). Si tratta di impianti di dimensione media che richiedono esigui investimenti e che riducono anche di un terzo i tempi di maturazione in compost, con l’impiego di tecnologia biologica in assenza di esalazioni. Si potrebbero immaginare tre o quattro di questi impianti distribuiti sul territorio della Provincia per avere grossi risparmi economici e riduzione dell’inquinamento.

Le piattaforme ecologiche dovrebbero avere una gestione meno burocratica e più aderente alla direttiva UE in materia di riutilizzo dei materiali in esse presenti: i cittadini conferenti abbiano la possibilità di attingere e riutilizzare materiali o oggetti scartati da altri; le piattaforme dovrebbero avere la funzione di ricicleria di tutto quanto riutilizzabile al fine di ridurre i rifiuti, al tempo stesso dare nuova vita alle cose. Se la gestione terza di questi centri di raccolta non è in grado di sostenere questa idea di gestione, siano i singoli Comuni a gestirle con l’aiuto del volontariato e forme compensative (vaucher)

Con le richieste da parte di alcuni sindaci di abbattimento dei costi del servizio , divisione degli utili di gestione per abitanti, dimezzamento degli insoluti ( sul totale dei Comuni non si parla di centinaia di migliaia di Euro ma di Milioni ) pur mantenendo il medesimo sistema di raccolta e smaltimento, non sarà facile per il gestore chiudere i bilanci in positivo.

Anche Tea, come tante altre società pubbliche di provincia, dovrà affrontare altre sfide che stanno avanzando in molte regioni del nord, provocate dalle grandi multiutility come: A2A – Hera – Iren – Acea per accorpare totalmente o parzialmente la costellazione delle piccole società di provincia. Se ciò avvenisse vorrebbe dire l’appiattimento standardizzato della gestione dei servizi ai cittadini, senza il benché minimo controllo e incidenza da parte di chi li rappresenta.

Se il territorio rimarrà unito e compatto, Tea avrà qualche possibilità in più di reggere alle insidie. E per fare ciò occorre che da un lato la nostra multiutility diventi un’eccellenza a 360 gradi nei servizi erogati, e dall’altro i singoli Comuni optino per l’affidamento diretto, rivendicando però un ruolo critico e un peso politico che ora non hanno.

E’ inoltre fondamentale che le singole amministrazioni comunali facciano la loro parte per perseguire/garantire uno standard di efficacia e di efficienza del servizio: promuovano pertanto una vera politica seria di innovazione del servizio e ancor più di educazione dei loro cittadini alla responsabilità civica e quindi al rispetto del territorio in cui vivono.

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Riflessione su unione Pegognaga – Motteggiana

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Una attenta riflessione su quanto sta per realizzarsi è d’obbligo. Mi riferisco all’unione con il
Comune di Motteggiana e il modo come è stata illustrata dai due sindaci giovedì scorso presso il
municipio di Motteggiana.

Premesso che tutti noi concordiamo sull’obiettivo di arrivare alla fusione dei 6 Comuni. Quale
strada intraprendere per realizzarlo? Si sa che al momento due su sei sono disponibili per l’unione.

Se è vero che un gruppo di lavoro che unisce i sei Comuni ha avvertito la necessità di realizzare uno
studio di fattibilità per unire o fondere i sei Comuni; vuol dire che si vuol capire quale
organizzazione del territorio comporta e quali vantaggi ne derivano per le comunità. Soltanto dopo
aver analizzato il suddetto progetto, individualmente e collegialmente si deciderà la scelta da farsi.

Questo vale anche per Pego e Motteggiana. Dobbiamo attendere ancora alcuni mesi? Si può fare,
visto che sono anni che se ne parla e non sarà un altro breve periodo a fare difetto, viste anche le
notevoli probabilità che ci sia uno spostamento al 2016 dell’obbligo di unirsi per i Comuni sotto i
3000 AB.

Decidere di andare in unione con Motteggiana entro l’anno in corso prima ancora di analizzare il
progetto di fattibilità dei sei Comuni, vuol dire non dare la possibilità agli alti di maturare la
decisione alla luce di vantaggi certi che emergeranno dallo studio. Soltanto dopo questi passaggi e
qualora nulla cambi per gli altri sindaci, si può procedere con Motteggiana non con l’unione ma con
la fusione. Se la politica fosse dotata di buon senso intraprenderebbe questo percorso.

Ho colto delle consistenti contraddizione nel pensiero del sindaco di Motteggiana; quando sostiene
che bisogna pensare e agire per il territorio e non per i municipi. Però lui ha rifiutato la fusione con
Suzzara pur sapendo che avrebbe avuto dei vantaggi anche per i suoi cittadini. Perché l’ha fatto?

Probabilmente pensava al municipio, alla paura di diventare una frazione di Suzzara e perdere il
controllo della sua realtà attuale. Vuol fare l’unione e non la fusione con Pegognaga per mantenere il
municipio e risolvere così il suo problema con gli obblighi di legge. Quindi, trovare un Comune
che si accolli l’onere dell’unione; risulta essere un ottimo salvagente che gli consente di galleggiare
in municipio a Motteggiana. L’idea di una fuga in avanti verso una unione insignificante a due e
pensando che successivamente gli altri Comuni si uniranno, è sbagliata, in quanto verrà
sicuramente interpretata come una sfida nei loro confronti, mancanza di coraggio, di lungimiranza e
con il pericolo che il tutto scivoli sul personale. Anche in questo caso si tende a colpevolizzare
sempre gli altri per la loro refrattarietà ad unirsi. Siamo così sicuri di aver condotto nei dovuti modi
il percorso fin qui fatto e di aver portato le dovute argomentazioni, le analisi e il confronto
interpersonale? Certamente, si dirà; diversamente dovremmo fare autocritica. Azione sospesa.

Vorrei prendere a prestito un pensiero di Papa Francesco espresso dopo gli ultimi scandali in
Vaticano: se non siamo capaci di gestire i soldi che si vedono, come possiamo essere in grado di
gestire le anime che non si vedono? Traduco: se non siamo ancora in grado di avere rapporti corretti
e costruttivi tra di noi in casa nostra, come possiamo pretendere di essere sempre in grado di averli
fuori casa? Ancora: se la nostra mente ha difficoltà a recepire il pensiero altrui, quindi di poterlo
soppesare, come possiamo pensare che altri recepiscono il nostro?

Voler andare in unione con Motteggiana senza un progettino di fattibilità,di servizi da unire, di
risorse finanziarie da destinare e di persone da impiegare è come dire ad un manuale di costruire
una casa senza il disegno.

Con ogni probabilità di questa riflessione se ne farà cattivo uso oppure buona per il cestino.

Ricordandovi però che questa maggioranza è costituita da una coalizione e che quando ci sono
scelte politiche importanti, correttezza vuole che ci si confronta prima ancora di decidere. Anche
perché a rispondere degli errori della amministrazione non sono soltanto il sindaco e il PD, lo siamo
in egual misura anche noi del movimento.

E’ evidente a tutti noi che la scelta è già stata fatta anche se si vuol far credere ai cittadini che ci
sono ancora altri passaggi come il consiglio comunale. Soltanto più avanti ci si renderà conto che è
sbagliata e che “demolirà” l’obiettivo originale. Ogni scelta ha delle conseguenze certe, l’importante
esserne consapevoli.

Convinto di interpretare il pensiero della maggioranza del movimento che rappresento.

Renzo.

Lettera alla Gazzetta di Mantova del 24-10-15

Gli atteggiamenti di cattiva politica sono esondati anche in periferia. Ondate di livore e del  peggior narcisismo rendono fangoso il campo politico e  amministrativo.
In politica l’idea di libertà  spesso viene assunta come diritto senza  limiti;” un’anarchia”  che giorno dopo giorno si  mangia la democrazia, favorendo un paesaggio di individui e non una comunità di persone.
Chi eletto in posizione minoritaria di frequente vive un’insofferenza divenuta patologica che incrina il rispetto e i rapporti ( umani ) tra le persone.
Il permanere di tale atteggiamento danneggia prima di tutto chi lo assume e trasmette ad altri  l’avversione alla politica e al bene comune. Il modo peggiore di rendersi utili. Quando il mondo della politica e non solo, ricorre alla raccolta a strascico di aderenti, spesso  si  registrano cattivi risultati.
Se anche la politica dal basso ( uno dei pochi baluardi di democrazia) assume le sembianze di chi l’esercita come professione, le speranze di un reale cambiamento si riducono di molto. Scimmiottare le loro ricette;  dialettica  del conflitto permanente e nefandezza dove le diversità di pensiero non s’incontrano ma si scontrano.
Si deve copiare dagli chef che ogni giorno inventano ricette nuove per nutrire in modo sano il nostro corpo. Anche chi fa politica dovrebbe applicare nuove ricette per nutrire in modo sano la politica, il pensiero e i sentimenti delle persone /cittadini.
Se ci si altera troppo in politica si va in scadenza prima, come avviene per gli alimenti.Le liste civiche e i movimenti civici nascono per scansare i partiti ( i pochi rimasti) convinti di essere diversi, migliori, di dare una nuova immagine della politica, capace di coinvolgere molti cittadini. Tuttavia questo non avverrà se si continuano a riprodurre gli schemi noti.
Tornerà strano ad una lista civica che nasce per essere contro qualcuno, sempre e comunque, sapere che il movimento cittadini attivi si è costituito per esercitare una politica gentile, per portare i valori autentici delle persone nella politica, per essere utili alla comunità d’appartenenza,  per agire nel confronto permanente e collaborare con altri soggetti politici.
Le provocazioni gratuite e l’uso di aggettivi virulenti denotano una grave mancanza di rispetto, che marca le frustrazioni di chi ne fa uso.
Le parole hanno un loro peso specifico e hanno il potere di mettere a nudo chi le usa.

 

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini  Attivi  Pegognaga

Lettera alla Gazzetta di Mantova del 16-9-15 sul tema “Unioni e Fusioni”

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Egregio direttore, da mesi il Suo giornale pubblica articoli e lettere che riguardano la fusione dei
Comuni della Bassa. Come in ogni argomento, anche in questo caso ci sono pronunciamenti a
favore e altri contro. E il pensiero di tanti cittadini?
Si fa molto appello alla volontà del cittadino in quanto soggetto di autentica democrazia quindi
unico legittimato a decidere le sorti delle comunità. Vero. Però ci si dimentica che chi deve decidere ha anche il compito di conoscere e di praticare un minimo di partecipazione attiva.
Molti, troppi cittadini si limitano a concentrare le loro energie ed azioni su sé stessi senza aver cura del contesto in cui vivono.
A testimonianza di ciò è la percentuale altissima della non partecipazione al voto mai registrata
prima nella storia della Repubblica.
La recente esperienza di fusione fra due Comuni della nostra Provincia, ha visto recarsi al voto per il referendum popolare il 20% degli aventi diritto in un Comune e il 35% nell’alto. Questa possiamo definirla democrazia senza popolo.
Chi amministra i nostri Comuni, ha il dovere della conoscenza e della sua divulgazione nonché di predisporre tutti gli strumenti utili per espletare al meglio l’esercizio delle proprie funzioni.
Sbagliano quelle forze politiche e civiche che giocano di “ fioretto” sulla stampa con
argomentazioni “strampalate,” ( in taluni casi) perchè non aiutano di certo il cittadino ad
avvicinarsi alla conoscenza del tema.
Credo che la cosa migliore sarebbe quella di chiamare i cittadini ad esprimersi sulla somma dei
servizi che desiderano avere nel proprio territorio e a quali invece sono disposti a rinunciare; perchè è questo il vero problema della fusione si, fusione no; ed è su questo che occorre incardinare il dibattito e il confronto a tutto campo scendendo sotto la superficie, evitando però di anestetizzare i sentimenti di partecipazione.
E’ sicuramente un arduo compito coinvolgere oggi la moltitudine dei cittadini su un tema tanto
importante quale l’organizzazione futura del nostro territorio, vista la “ metamorfosi” che molti di noi hanno subito, dopo decenni d’inseguimento dell’io prima di tutto, del proprio interesse
particolare, del voler essere ascoltati piuttosto che ascoltare. Tuttavia il cittadino non è il cliente che ha sempre ragione; peggio se pretende di possedere la verità, ignorando che la verità non si trova, si cerca soltanto ( sosteneva Cesare Zavattini), così ampi settori sociali ora coltivano diffidenza verso la dimensione pubblica. Il fastidio per le regole ha profondamente minato la legittimità delle Istituzioni inquinando lo spirito civico, alimentando la sua diseducazione.
Se un tempo ad un sindaco o ad un amministratore pubblico dei nostri Comuni veniva riconosciuto l’impegno e la dedizione alla causa pubblica e sociale, oggi queste figure spesso risultano essere dei bersagli da colpire ad ogni circostanza. La comunicazione e il dialogo fra i cittadini ha via via assunto distanze un tempo inimmaginabili; ciò avviene anche fra le componenti politiche e civiche presenti nell’agone delle rappresentanze. Come non capire che per amministrare bene non bastano bravi amministratori, occorre anche essere cittadini migliori. Dal giorno in cui smetteremo di cercare le colpe soltanto sugli altri, saremo certamente migliori e migliore sarà la nostra società.

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Lettera alla Gazzetta di Mantova del 10-7-15 sul tema “Unioni e Fusioni”

I favorevoli alla fusione dei comuni della bassa non si illudano che la maggioranza degli amministratori, partiti o movimenti civici, cittadini compresi, condividano l’idea di fusione. Molti, solamente a sentirne parlare, attivano le loro migliori difese.

Nel medioevo, a difesa dei territori, si costruivano castelli con tante mura; oggi di fronte ai cambiamenti, si costruiscono castelli con tante paure.

Motivazioni di superficie portano a sostenere che i cittadini di un Comune non sono disposti a pagare i debiti di un altro Comune. Esiste un Comune senza debiti? No ! Sono tutti fortemente indebitati, quindi ad ognuno la sua parte. Da soli, nell’attuale situazione, non riusciranno a ristrutturare i loro bilanci, a meno che si incrementi di molto l’avanzo di amministrazione per destinarlo interamente all’estinzione dei mutui; programma di lunga scadenza. Questo significa meno servizi per i cittadini, meno risorse per le manutenzioni, meno cura dell’urbano e zero investimenti.

Un’ altra motivazione a sfavore consiste nel sostenere che la fusione allontana i servizi dai cittadini: meglio avere un servizio appena fuori casa che non averlo affatto. La nuova forma organizzativa contempla la specializzazione gestionale di almeno un servizio da ubicare negli attuali municipi per tutto il territorio. Attualmente abbiamo il multiplo a sei per ogni servizio con sei regie non comunicanti. Fusione vuol dire una sola regia, un grande servizio con dispendio di minori risorse. Una governance semplificata ed efficiente, per ogni servizio.

Un altra motivazione ancora a sfavore è che la fusione porta alla perdita dell’identità dei cittadini. L’identità di chi vive in un luogo non verrà meno in quanto rimane il luogo. L’identità socio-culturale non è mai definita per sempre ma evolve di continuo, influenzata dai modelli di stile di vita e dell’affacciarsi di nuove generazioni. Si tratta, quindi, di un’ identità mutante e biodegradabile ( come sostiene il sociologo Zygmunt Bauman). Sostenere che si perderà l’identità dei cittadini sottende un pensiero debole.

Anche la perdita dell’autonomia delle comunità viene “venduta” male. I Comuni con dimensioni modeste come i nostri saranno sempre meno autonomi e meno considerati dalle istituzioni superiori; difficilmente avranno opportunità per il futuro.  Risulterebbe più saggio parlare di un’altra autonomia delle comunità, che andrebbe sostenuta con ogni mezzo: quella che risiede nel corpo delle associazioni e del volontariato, il vero motore autentico dei singoli luoghi, che anima e offre servizi alle comunità attraverso un protagonismo disinteressato. E’ in questo campo che si realizza una importante identità e partecipazione alla vita democratica. La fusione può fornire maggiori strumenti e risorse a questo corpo vitale e indispensabile.

Ragioni di superficie contrarie alla fusione sostengono che è molto meglio coltivare il proprio orticello, non curandosi del fatto che dovranno zapparlo notte e giorno non per coltivare, ma per “sotterrare” servizi e speranza dei cittadini ad avere un Ente in grado di affrontare le sfide che sono già davanti a noi, garantendo quindi,una gestione efficacie della cosa pubblica.Ci sono altre ragioni importanti per essere contrari alla fusione? E se ci sono, quali sono?

 

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga