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Articoli relativi a Pegognaga

liberiamo dallo smog la pianura padana – Lettera alla Gazzetta, Marzo 2018

Fumo di CiminiereLa pianura Padana è un foglio bianco tracciato da una linea: definizione  poetica di Cesare Zavattini. Ora il foglio è grigio e la linea assume il colore del fumo di Londra. E’ lo smog che avvolge non soltanto le città, ma anche  i tanti centri abitati lungo questa linea. L’aria che respiriamo è un impasto di ossigeno, di polveri sottili, di nanoparticelle e monossido di azoto che ogni persona  ingerisce per 20.000 volte al giorno: tanto sono i respiri di una persona. Il pm 10 interferisce con l’apparato respiratorio, con quello cardiaco e con quello della riproduzione. Le nanoparticelle entrano in contatto con l’apparato circolatorio danneggiando il cervello, mentre il monossido di azoto può causare edema polmonare ( dati della comunità scientifica internazionale). I numerosi automezzi  circolanti e talune attività industriali sono i maggiori responsabili della trasformazione dei luoghi abitati in camere a gas. Ben 39 città e aree circostanti, da molti anni, superano i limiti di legge dell’inquinamento atmosferico fissati dall’OMS. L’Europa è prossima ad ammendare l’Italia per la somma di un miliardo,e la politica di casa sembra più preoccupata dell’entità della sanzione e meno dei 60.000 morti che ogni anno provoca lo smog. Per chi vive nelle città  l’aspettativa di vita si riduce di un anno ed è esponenziale l’aumento delle bronchiti nei bambini. “Il suicidio non è un atto naturale”, nemmeno gli animali arrivano a tanto. La salute e la vita delle persone sono indisponibili ai comportamenti e ai sistemi che ogni giorno sfidano gli elementi naturali.

Di recente  nella città di Barcellona è stata avviata una sperimentazione su un campione di 500 bambini che frequentano scuole circondate dal traffico cittadino. I dati rilevati hanno evidenziato che le nanoparticelle ingerite intossicano il cervello dei bambini riducendone la capacità cognitiva. Da alcuni anni si dibatte a Pegognaga  della salubrità dell’aria, in quanto troppe fonti contribuiscono a renderla insana, tra queste, la presenza dell’autostrada a ridosso del centro abitato, il traffico urbano in costante aumento e alcune attività industriali dotate di camini “killer”. Nel programma di realizzazione della terza corsia della A22 occorre rivendicare con forza una barriera anti-smog e l’allungamento dell’asta che insiste a ridosso dell’abitato.  Si rende utile realizzare a breve una rete di piste ciclabile per ridurre sensibilmente il traffico urbano, inoltre occorre applicare azioni concrete per un controllo sistematico dei camini industriali.

Il progetto Campus culturale ideato per Pegognaga, che include tutti i plessi scolastici e le aree più adiacenti dove  si accederà soltanto a piedi e in bicicletta, rivendica le sue ragioni anche per i preoccupanti motivi sopra descritti. Non sono più sufficienti  dibattiti e confronti politici dove spesso le parole si annegano in un bicchier d’acqua, ma è lecito rivendicare il diritto di conoscere l’incidenza dello smog sulla salute dei cittadini. Si richiede quindi una vivace e seria collaborazione alle istituzioni preposte per una dettagliata indagine conoscitiva sullo stato di salute dei  cittadini e dei bambini in particolare, avviando una campagna di screening medico sanitario nelle scuole e tra i cittadini che abitano a poca distanza dalla A22, senza escludere campionamenti di analisi del sangue correlate con l’aria che respirano. Questi ultimi anni si sono spesi per trovare una soluzione positiva al problema dell’inquinamento del territorio. Parimenti, ARPA e ASL hanno fornito e rilevato con dati ufficiali criticità importanti, ma non hanno chiarito i forti dubbi sulla pericolosità che questi dati comportano a livello metabolico sull’uomo. Abbiamo bisogno di conoscere, coinvolgendo a pieno titolo ARPA, ATS e Provincia in quanto Enti autorizzativi e certificatori pubblici.

Si vuole precisare, poiché critici e scettici si schiereranno dubbiosi che tali proposte non sono solo pensieri utopici irrealizzabili per un territorio come il nostro, visto che da alcuni anni   l’ASL veneta , l’ARPAV e Regione Veneto hanno avviato un piano di sorveglianza sulla popolazione esposta ai Pfas. ( composti perfluoro-alchilici) presenti nell’acqua di falda in un ‘area di più Comuni della medesima regione. Tra le operazioni indicate c’è anche l’esame del sangue a cui sottoporre  le persone.

 

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

L’assemblea sulle scuole – Lettera alla Gazzetta, Novembre 2017

C’era chi si aspettava la sala civica: gremita, partecipata si, ma non gremita alla assemblea pubblica promossa dall’Amministrazione Comunale di Pegognaga sul tema: ristrutturazione scuole primarie  rese inagibili dal sisma del maggio 2012.

L’argomento era di primaria importanza e coinvolgeva famiglie,  operatori scolastici nonché semplici cittadini. La scuola rappresenta la seconda casa dei bambini/e e ragazzi/e e nessuno dovrebbe  mostrare disinteresse. Positiva la presentazione dettagliata dell’iter burocratico e degli incarichi a professionisti esterni, ma il lavoro fin qui svolto ha ignorato il contesto più ampio in cui si inseriscono i plessi di Scuola primaria: Campus culturale. Se chiudessimo gli occhi e lasciassimo che fosse  il pensiero a guardare, vedremmo molte più cose rispetto al progetto preliminare presentato. Se restassimo in ascolto e lasciassimo parlare l’intelligenza, sentiremmo che il Campus culturale dovrà comprendere  anche le Scuole medie, il Centro culturale, il fabbricato adiacente, il Teatro comunale, l’ Asilo nido, la Scuola d’infanzia, il Parco florida, il Palazzetto dello sport, la Mensa comunale, l’area del campo sportivo “Ferrari”, nonché una parte di piazza Vittorio Veneto, cosicché possiamo dire che il terremoto ci ha dato l’occasione di trasformare la disgrazia in opportunità.  Una corrente di pensiero diffusa tra progettisti e operatori della scuola indica come valore irrinunciabile le aree verdi, le alberature e le attrezzature esterne di pertinenza del Campus in quanto luogo didattico di apprendimento, di gioia e di emozioni per bambini/e e ragazzi/e. Il filosofo Umberto Galimberti sostiene che la scuola deve rispondere non solo in termini di istruzione ma anche in termini di educazione, in quanto  non può prescindere dalla cura dell’emotività.  Occorre dare continuità  a  metodi d’insegnamento che si stanno che non si limitano allo spazio aula e ai laboratori, ma sono capaci di fare scuola anche fuori dalla scuola. Occorre altresì essere visitatori del futuro  sapendo che il presente è in movimento e, se ci si ferma, si viene  travolti perdendo memoria anche del passato.

Il Sindaco si è preso l’impegno di promuovere più incontri con le categorie e associazioni dei cittadini per divulgare questa progettualità allo scopo di raccogliere nuovi suggerimenti visto che la progettazione partecipata non ha esaurito la sua funzione. Ma questo metodo di confronto con i cittadini  per interessi settoriali non  fa altro che alimentare le singole particolarità  e la non conoscenza reciproca. Così facendo, l’ascolto e il confronto vero fra cittadini portatori delle diverse istanze non s’incontrano mai,  in quanto ciascuno rimane arginato nei limiti dei propri ambiti sociali e/o culturali. Occorre non  smarrire il valore della comunità e della cultura collettiva e agire partendo da una informazione continua e capillare invitando i cittadini a confrontarsi portando il proprio pensiero  nelle sedi Istituzionali.

 

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

10Gazzetta di Mantova 10-11-2017

Rivoluzione culturale del destra Secchia – Lettera alla gazzetta, Novembre 2017

Sembra proprio che la maggioranza dei cittadini del destra Secchia stia compiendo una vera rivoluzione culturale. La recente conferma di fusione fra tre comuni e altri che si prestano a replicare tale scelta rappresenta il reale cambiamento di quel territorio: una scuola per  “gli studenti fuori corso del sinistra Secchia”. Se un tempo il piccolo Comune era bello, ora non lo è più. La diminuzione  costante delle risorse finanziarie, la riduzione progressiva del personale e la contrazione o cessazione dei  servizi  comporta la scomparsa dalla geografia socio- culturale e politica di un territorio. Ad essere penalizzati da tutto ciò sono i cittadini, il senso della comunità.  I molti Comuni piccoli e meno piccoli  che stanno vivendo queste condizioni quale autonomia e identità possono rivendicare?

Per unire la gestione dei servizi e dei territori, i Comuni hanno tre possibilità: costituire consorzi tra Comuni, fare le unioni, oppure scegliere la fusione. Nei primi due casi la gestione dei servizi richiede una sovrastruttura  con tanto di personale e risorse finanziarie che ogni singolo Comune dovrà stanziare nel proprio bilancio, con la probabilità di aumentare i costi della gestione dei servizi, mentre sul piano della rappresentanza politica le maggioranze delle singole amministrazioni sono le più rappresentate e molto meno le minoranze talvolta azzerate: un gap negativo in termini  di democrazia rappresentativa.  Un esempio è dato dal  Consorzio Oltrepò Mantovano, composto da 23 Comuni, dove le minoranze non sono affatto rappresentate. Nel caso dell’unione che si sta costituendo tra Pegognaga e Motteggiana, invece, le minoranze hanno un  rappresentante di un solo gruppo. Queste due forme associative non prevedono incentivi o contributi dallo Stato, mentre la fusione tra Comuni, come noto, contempla finanziamenti  consistenti  per un periodo di dieci anni, con  ulteriori vantaggi conseguenti alle economie di scala.

Il dibattito promosso da chi è contrario alle  fusioni verte principalmente sulla rivendicazione  dell’autonomia e dell’identità del singolo Ente.

Sembra che la condizione ideale sia quella del rifugiarsi in casa, mentre si tratta  di una forma di egoismo che genera inefficienza. Se i campanili hanno ancora un senso, servono per salirci sopra  e guardare  lontano, non alle prossime elezioni ma alle future generazioni ( parole del Presidente dell’Anci.). La tradizionale forma di autonomia appartiene al passato; per  il futuro l’autonomia si ottiene se si diventa parte attiva e integrante di un’entità in grado di costruirsi gli strumenti organizzativi e gestionali per governare un territorio vasto, che riguardi una popolazione di numeri importanti. Ed è in questa nuova dimensione che è possibile coltivare più autonomia e più democrazia.

E’ una cultura politica debole quella che si aggrappa  alla rivendicazione di autonomia dell’esistente.   Nella complessità di questo periodo storico  si assiste ad un brulicare di forze politiche smaniose di gestire la cosa pubblica. Queste “associazioni” si definiscono civiche indipendenti  né di destra né di sinistra e nemmeno di centro, inconsapevoli di essere frammenti di quel che resta della cultura politica dei partiti storici. Nell’agone della politica non ci sono forze politiche neutre: come c’insegna la pubblicità, di neutro  c’è solo il sapone.

Renzo Gazzoli
movimento cittadini attivi Pegognaga

LE FUSIONI DEI COMUNI CON I SINDACI ROBOT – Lettera alla Gazzetta, Ottobre 2017

Numerosi i sindaci del destra Secchia, pochi quelli del sinistra Secchia, alcuni dell’hinterland della  città di Mantova all’incontro avvenuto alcune settimane fa nell’ambito della festa de l’Unità di Villa Saviola. Il tema: Unioni /fusioni dei Comuni. I primi hanno descritto le loro enormi difficoltà a gestire autonomamente l’Ente in assenza di risorse economiche e di personale. Per queste ragioni alcuni sono giunti di recente alla fusione, altri andranno a referendum per la fusione a breve ed altri ancora hanno iniziato la procedura per la fusione. A sua volta i sindaci dell’hinterland cittadino ( BorgoVirgilio), hanno elencato i notevoli vantaggi finanziari che ne derivano per le casse del Comune e, non di meno nella gestione del personale. Mentre i sindaci del sinistra secchia, dopo anni di confronto e di studi di fattibilità per una unione dei sei Comuni, sono tutt’ora al punto zero, esclusi i Comuni di Pegognaga e Motteggiana. Si direbbe che nell’area dei sei Comuni vige, a dir poco, una reticenza ad unirsi, che fa pensare ad altro. Infatti da notizie attendibili risulta che stanno pensando ad un progetto molto  innovativo che prevede la dotazione di tecnologie 3.0 nel settore del pubblico impiego per sopperire alla mancanza di personale. Si tratta quindi di dotarsi di robot in grado di gestire le funzioni dei singoli uffici e con capacità d’ intrattenere i cittadini, costruiti con sembianza umana e il sorriso  impresso sul viso ( vista la notevole carenza di questa espressione negli umani). I robot saranno in grado di gestire con efficienza la complessa  burocrazia, più degli  umani. Gli amministratori  hanno preso atto che tutto è connesso, tutto è in rete: servizi, uffici, singoli cittadini, pure gli animali domestici. Con la rete si è in contatto anche con i battiti  pulsanti della comunità. Un dialogo permanente tra uomini, macchine, natura e burocrazia. Una specie di home banking con accesso  in tempo reale ai contatti remoti.

In ogni caso questa scelta  determinerà notevoli vantaggi per l’Ente e per i cittadini: i robot saranno in servizio 24 ore su 24,  sette giorni la settimana, non andranno in malattia e tanto meno godranno delle ferie. Il cittadino può recarsi in Comune in qualunque ora del giorno sapendo di essere accolto con un sorriso per soddisfare le proprie esigenze. Diminuiranno sensibilmente i costi del personale e in pochi anni i Comuni potranno risanare i loro bilanci. Le grandi società del digitale, Apple, Google, Amazon, padrone della rete, prevedono  un notevole incremento dell’occupazione robotica anche nel pubblico impiego ( come accade da anni nell’industria manifatturiera e non solo). In un tempo abbastanza recente le risorse prevalenti erano quelle umane, ora sono quelle tecnologiche e digitali. Il mondo del lavoro si sta disincarnando.

Le difficoltà degli Enti non si limitano all’impossibilità di assumere personale e di non avere adeguate risorse per la gestione dei  servizi. Anche i partiti e liste civiche che intendono presentarsi alle prossime elezioni hanno notevoli difficoltà ad indicare i futuri candidati, ma sopratutto a candidare un sindaco che abbia la disponibilità di essere  presente sul posto di lavoro, non distratto dalla professione o altro e dotato di competenze. Per questi motivi, i Comuni medio piccoli, che rifiutano di unirsi ad altri o di fondersi, stanno pensando ad un’altra tecnologica: quella dei  robot  intelligenti di ultima generazione in grado di gestire ottimamente tutte le funzioni del sindaco comprese quelle di pensare , di dialogare con le persone e di avere anche un’ idea politica. Attualmente sul mercato sono disponibili soltanto robot sindaco di destra e di sinistra, mentre per quelli di centro e movimento 5 S occorre aspettare alcuni anni per fare chiarezza e meglio capire la definizione del loro pensiero. Alle prossime elezioni andremo comunque a votare, ma soltanto per la tipologia di volto da  impiantare sul robot sindaco.

 

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

UNA SEDUTA CONSILIARE ANOMALA – Lettera alla Gazzetta, Settembre 2017

Eravamo in pochi quella sera nella sala civica Giuseppe Bombetti di Pegognaga. Il grande caldo di fine luglio teneva ognuno come prigioniero nella propria abitazione, chi con l’aria condizionata a botto e chi, invece, sdraiato sotto le pale di potenti ventilatori. Il clima in sala era surreale e il dibattito tra gli eletti si è svolto in modo molto garbato, cordiale e costruttivo; le parole s’intervallavano con i sorrisi e i temi erano ben argomentati.

Abituati come sempre ad assistere a schermaglie condite con tante sfumature di arroganza e ad interventi spinti accompagnati da voce lirica che supera gli 85 decibel; (tanto che spesso il pubblico segue le sedute dotato di protezioni individuali), noi del pubblico ci siamo meravigliati e  dallo stupore siamo rimasti immobili e muti. Il riferimento è all’ultima seduta del Consiglio Comunale di Pegognaga. I presenti s’interrogavano cercando di trovare risposte alla pacatezza e all’armonia cui stavamo assistendo: forse la canicola estiva ha bruciato le energie negative dei nostri eletti? Forse la delusione si è impadronita del gruppo di maggioranza, dopo aver appreso dai colleghi sindaci della bassa di spostare la decisione sull’unione dei comuni al 2020? O  forse ha preso il sopravvento la gioia delle minoranze a questa notizia? O ancora: forse l’ottimismo delle minoranze fa intravedere loro il fatidico traguardo per raggiungerlo alla prossima tornata elettorale e indossare finalmente la maglia della maggioranza?  Queste congetture lasciano il tempo che trovano, ovvio. Ma la seduta succitata merita di essere registrata nel manuale della buona politica. I cittadini attendono smaniosi altre repliche.

 

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga15

LE BUONE PRATICHE CI RIGUARDANO – Lettera alla Gazzetta, Agosto 2017

I dati Ocse hanno rilevato che il popolo danese risulta essere il più felice, non solo d’Europa, ma di tutto il mondo.  La città danese di Arhus, seconda nel paese per importanza, è riconosciuta come città del sorriso. Come fanno poi a sorridere i Danesi e ad  essere felici sapendo di avere una tassazione sul reddito di oltre il 55% ?  Per giunta vanno tutti in bicicletta, mentre la maggior parte di noi Italiani, pur avendo una tassazione inferiore, si sposta continuamente con l’automobile, anche nei luoghi dove il buon senso ci suggerisce di non andare. E siamo spesso avviliti?! E se ciò non bastasse, sempre  contro qualcuno!?  Lasciarsi  contaminare dalla cultura danese, per noi vorrebbe dire, vivere due volte.

Noi Italiani rivendichiamo all’Europa pari dignità economica, garanzie finanziarie e politiche fiscali comuni. Mai ci viene in mente di dichiarare il nostro impegno per un’etica del rispetto delle regole date, ( un po’ alla maniera tedesca), per avere più senso dello stato (alla maniera francese) e per  essere meno arrabbiati ( alla maniera danese). Insomma, un po’ più Europei di fatto, senza con questo rinunciare ad essere Italiani, ma per assumere  le buone pratiche diffuse da tempo in altri Stati d’Europa.

Prendiamo ad esempio la positiva iniziativa dell’Amministrazione Comunale di Pegognaga di alcuni mesi fa, riguardante l’invito ai genitori degli alunni delle scuole di non transitare con le proprie auto nei pressi dei plessi scolastici, per gli ovvi motivi legati alla sicurezza e alla salute dei loro bimbi. Ebbene, l’invito non è stato accolto e il via vai di auto è continuato come sempre, quasi a sottovalutare la salute dei propri figli, cosa non credibile. Ora siamo prossimi al nuovo anno scolastico e, visto l’insuccesso dell’azione succitata, si pone di nuovo il problema. Quale sarà la decisione dell’Amministrazione? Lasciare il caos di sempre e rinunciare a prendere provvedimenti, ignorando le nefaste  conseguenze per la salute degli alunni? Oppure attuare  un piano B? Piano che potrebbe contenere disposizioni limitative come ad esempio: la chiusura di un tratto di via Verdi, la chiusura di un  tratto di strada di piazza Vittorio Veneto, incentivare l’uso della bicicletta, premiare chi si reca a scuola a piedi, anche ripristinando  il pedi-bus.  Pratiche, queste, che consentono di proteggere dall’inquinamento e dal caos gli spazi circostanti i plessi scolastici, garantendo inoltre la  mobilità delle persone in completa sicurezza.

 

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Lettera alla Gazzetta, Luglio 2017

Nell’ultimo Consiglio Comunale di Pegognaga il gruppo di minoranza “ Alternativa” ha presentato una  mozione riguardante l’istituzione del Comune di Pegognaga con un regio decreto di 140 anni fa e con la quale si chiedeva di festeggiare questa ricorrenza con un Consiglio Comunale aperto. Nel Consiglio avrebbero dovuto essere  valutati  le ragioni e i protagonisti di quella scelta. La maggioranza, per motivazioni di varia natura, ha ritenuto di soprassedere. Il tema della istituzione dei Comuni affrontato da un punto di vista sia storico sia attuale, avrebbe consentito ai cittadini di non lasciare questa analisi soltanto agli addetti ai lavori. Dopo l’Unità d’Italia , c’era da costruire un nuovo stato, affrontare e risolvere una moltitudine di  gravi problemi, tra i quali quelli riguardanti il sistema di istruzione, ( l’analfabetismo riguardava l’80% della popolazione) la gestione della giustizia, la definizione delle tasse, le vie di comunicazione, le funzioni della pubblica amministrazione e altre tematiche di tipo sociale e civile. Occorreva definire razionalmente i singoli territori per meglio presidiare l’organizzazione delle comunità locali.  Nelle nostre zone la popolazione era più diffusa nelle case di campagna, nelle borgate e nelle frazioni.  La mancanza di mezzi di trasporto sia privati sia pubblici penalizzava incondizionatamente la mobilità delle persone e bisognava quindi far nascere i servizi primari  in modo diffuso nei segmenti di territori più abitati.

Poco meno di vent’anni dopo l’Unità d’Italia, e precisamente nel 1877, il Comune di Gonzaga già esistente,  veniva suddiviso in tre Comuni: Pegognaga, Moglia e appunto Gonzaga. Le nuove realtà comunali  dovettero organizzarsi  in modo da poter garantire ai cittadini i servizi  essenziali per lo sviluppo di  una società  istruita e civile. La storia del passato insegna, ma il presente è un’altra storia. E che politica è quella di restare immobili e di non adeguarsi all’attuale contesto storico?  Chi paga il conto di questo mancato adeguamento, se non i cittadini ? Ora  i Comuni e le loro popolazioni vivono non poche difficoltà: i numerosi servizi di cui disponiamo, grazie ai quali abbiamo raggiunto alti livelli  di civiltà,  stanno subendo anno dopo anno  delle restrizioni sempre più pesanti. Se all’indomani dell’Unità d’Italia i Comuni come i nostri, per meglio gestire territori e servizi, dovettero scindersi, l’attuale contesto  ci suggerisce che i servizi saranno meglio garantiti se i Comuni si uniranno. La passata divisione di un tempo di un vasto territorio in più Comuni  e l’unione dei territori, oggi, in pochi Comuni, hanno il medesimo comun denominatore: dare servizi efficienti  ai cittadini. La riduzione o la perdita di servizi equivale alla riduzione o alla perdita di democrazia, di libertà e  dello stato sociale di una intera comunità. Come non rendersi conto che tutto sta cambiando: l’Italia, l’Europa, il Mondo intero? Tutto si muove di continuo dentro e fuori di noi; a volte i cambiamenti appena li percepiamo, altre volte no e altre ancora li subiamo. Forse  li subiamo perché ci facciamo trovare impreparati. A  nostro avviso è giunto il momento di promuovere un serio dibattito pubblico sul passato e presente dei Comuni. La saggezza suggerisce che l’iniziativa spetta alla maggioranza.

 

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

LA PARTECIPAZIONE HA IL DIRITTO DI PAROLA – Lettera alla Gazzetta Aprile 2017

In queste settimane a Pegognaga si stanno svolgendo incontri pubblici con la cittadinanza nelle sue forme organizzative, sul tema della ristrutturazione delle scuole primarie e pertinenze. Da mesi l’Amministrazione Comunale ha avviato la gravosa procedura burocratica che  prevede anche la progettazione partecipata,  per cui  i cittadini sono invitati a partecipare ad incontri  programmati e gestiti da esperti incaricati dal Comune. Le prime assemblee sono avvenute alla presenza del corpo insegnante,  dei genitori, delle associazioni e dei gruppi consiliari. Gli incontri che hanno preceduto i gruppi consiliari hanno visto una scarsissima  partecipazione e di  contributo di idee al disotto delle aspettative.  Rammaricarsi dopo questi primi incontri è un sentimento che investe chi amministra e risultano paradossali le tante attenzioni che spesso i social media riversano sul locale: compaiano critiche astiose e polemiche gratuite o, peggio ancora, fake news che causano danno alla comunità. Forse non si dà il giusto valore ai cambiamenti che interverranno nel nostro Comune dopo il sisma  del 2012.  L’assegnazione dei  finanziamenti  per il ripristino dei plessi scolastici, del teatro comunale nonché della chiesa parrocchiale,  offre l’opportunità alla nostra comunità di rivedere una parte importante dell’urbano in una visione proiettata nel futuro. Il bene comune si alimenta con la  partecipazione concreta e con il pensiero di tutti per un confronto vivo, vocato a produrre le migliori soluzioni. La partecipazione  è un atteggiamento nobile della democrazia e della libertà; libertà che ognuno di noi rivendica in ogni istante, ma che spesso viene esercitata a scapito dell’interesse comune.

Dopo la famiglia, la scuola è l’agenzia educativo-formativa dei futuri cittadini ; essa riveste enorme importanza ed è pilastro portante della civiltà. I plessi scolastici citati hanno accolto alunni, insegnanti e operatori per oltre cento anni e ora dovranno essere efficentati, forse per altrettanti anni. Così come si evolvono i metodi d’insegnamento, si evolvono gli spazzi e  gli strumenti scolastici. Per queste ragioni “ l’operazione scuole” ha la necessità di nutrirsi di un confronto di idee a 360 gradi, che coinvolga tutta  la comunità, la quale deve porsi in modo scevro da  pregiudizi e schieramenti inopportuni.

 

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

L’ARIA E’ INQUINATA, SOS DA PEGOGNAGA – Lettera alla Gazzetta Febbraio 2017

Fumo di Ciminiere
E’ una delle vie con l’aria più inquinata del paese, lambisce la piazza centrale, è delimitata ai lati da palazzi a schiera dei primi decenni dell’ottocento con stretti marciapiedi, metà carreggiata è adibita a sosta automezzi, l’altra metà è transitabile a senso unico. Un “budello” di via per una lunghezza di ottanta passi, dove ogni giorno transitano centinaia e di automezzi che alle fine della strettoia si trovano di fronte ad un semaforo con il rosso temporizzato per un lungo tempo, innanzi al quale sostano  con motore acceso in attesa del verde. Mi riferisco ad un tratto di via Marconi frequentata anche da molti pedoni che si recano nei negozi che si affacciano sulla via. Ogni giorno l’inquinamento dell’aria è garantito e di ottima qualità: polveri sottili e altri inquinanti prodotti dagli automezzi in transito che si producono e si moltiplicano con il passare delle ore  e non si disperdono, visto che la via si configura come una galleria, entrano nei negozi con noi, e, approfittando del nostro respiro, si accumulano nel nostro corpo di giorno in giorno fino  a creare, con il tempo, lesioni al nostro cervello, all’apparato cardiovascolare e a quello respiratorio. Vi si riscontrano inoltre evidenti aspetti di degrado, a partire dalla presenza di alcuni segmenti di fabbricati che da  decenni risultano essere abbandonati all’erosione delle tempo. Alla

loro sommità hanno trovato dimora famiglie di piccioni che quotidianamente si sentono autorizzati ad imbrattare di guano i marciapiedi sottostanti. L’altro degrado ambientale è dato dal comportamento di dubbia civiltà di molti che gettano mozziconi di sigarette nelle vicinanze della nuova tabaccheria, creando un tappeto che si estende fin dentro le caditoie del pozzetto ( realtà presente in tanti altri luoghi di aggregazione del paese). Teniamo conto che un mozzicone impiega circa cinque anni prima di essere degradato nell’ambiente, è intriso di una cinquantina di sostanze tossiche ed è considerato rifiuto speciale. Tanti di questi mozziconi finiscono nelle fogne e nei canali superficiali fino a raggiungere i mari, creando seri danni alla fauna ittica. In Italia ci sono 12 milioni di fumatori che consumano ogni anno 51 miliardi di sigarette: il fumo che si sprigiona dalla loro combustione  inquina l’aria contribuendo all’effetto serra.  Pur essendo un buon contribuente per lo Stato, il fumatore procura tuttavia  alti costi anche a carico del servizio socio-sanitario nazionale: il 95% dei fumatori contrae malattie croniche che sviluppano il tumore ai polmoni; in Italia ogni anno muoiono 80.000 persone a causa del fumo di sigaretta: un olocausto. Il fumatore oltre ad essere un costo per lo stato, è pure un generatore di malattie per animali domestici, cane e gatto in particolare, che subiscono danni causa  del così detto “fumo passivo.” L’ente per il controllo sui farmaci degli Stati Uniti (Fda),  ha accertato che il fumo fa aumentare il rischio di tumori e di altre malattie delle vie respiratorie anche a questi animali.

La legge 221 del 28-12-2015, in vigore dal febbraio 2016, prevede multe fino a 300€ per chi getta mozziconi di sigarette per terra.

Un altro elemento di degrado, decisamente  indecoroso, a Pegognaga come in tanti altri luoghi, sono gli escrementi di cani lasciati sui marciapiedi, sotto i portici, nei parchi e nelle aree pubbliche in genere. Il cane è un animale adorabile, vero amico dell’uomo, che diffonde serenità e benessere in tantissime persone, dai bambini ai più anziani. Negli ultimi anni si è diffusa la sua presenza in molte famiglie: in Italia ne sono censiti oltre 7 milioni. In molti casi i comportamenti dei loro padroni li  umanizzano, al punto di privilegiare i rapporti con loro, rispetto a quelli con le persone (a volte con ragione). Anche i cani sono “abitanti” e, in quanto tali, da rispettare, però anche loro, o meglio i loro padroni, devono rispettare il paese, gli spazi pubblici. Ogni qualvolta  si passeggia con il proprio animale, occorre munirsi di guanti e sacchetto per la raccolta delle feci,  dice la legge in vigore  che prevede anche ammende per i trasgressori  fino a 150€. Di recente il Sindaco di Piacenza ha emesso un’ordinanza che prevede per i proprietari di cani l’obbligo di  essere muniti anche di bottiglia dell’acqua per lavare dove l’animale fa sporco.

Una buona notizia viene data dall’assessore all’ambiente di Pegognaga: a breve saranno  installati i raccoglitori per i mozziconi di sigarette nei luoghi di aggregazione e i raccoglitori per deiezioni animali  per il paese. Tutto ciò non è tuttavia sufficiente a rendere efficace l’azione dell’assessore: occorre infatti che il Sindaco  emetta un’ordinanza in merito  che  preveda anche, controlli da parte dei vigili urbani per accompagnare i cittadini nello sviluppo di buone prassi e nel  rispetto delle leggi.

 

Renzo Gazzoli
Movimento cittadini attivi Pegognaga  22-02-2017

Unioni Fusioni dei Comuni – Lettera alla Gazzetta, Gennaio 2017

In ogni angolo della nostra Provincia non c’è amministrazione locale che non parli di unioni-fusioni fra Comuni. Piccoli, medi, ma anche grandi Comuni sono investiti del problema. Da tempo si parla della grande Mantova. Nell’alto, medio e basso Mantovano i Comuni stanno facendo le prove, alcuni sono già in scena con le unioni; soltanto due sono giunti alla fusione. Un gruppo di tre Comuni del destra secchia ha avviato la procedura per la fusione, mentre nell’area del sinistra secchia due Comuni hanno dato avvio all’unione e tutti e sei hanno deliberato per lo studio di un progetto di fattibilità per l’unione a sei. Sembra proprio che questa sia la strada da seguire per arrivare in tempi ravvicinati ad amministrazioni non più di singoli territori come abbiamo finora conosciuto, bensì di aree omogenee. Questa è la sfida che si trovano ad affrontare i singoli Comuni per poter continuare ad offrire alle comunità servizi efficienti e a non sopprimerne, a gestire con adeguate misure la sicurezza dei cittadini e presidiare i territori sotto il profilo ambientale. Per necessità oggettive non contestabili, l’evoluzione da compiere non è rimandabile in quanto investe non soltanto il futuro, ma anche l’attuale presente, costellato di sofferenze che i Comuni stanno vivendo, in termini di risorse finanziarie, economie e di personale.
Il semplice cittadino si chiederà il perché di questo fermento che, in qualche modo, lo investe provocandogli smarrimento e preoccupazione . I Comuni che intraprendono la strada della fusione, dovranno avere l’avallo dei cittadini attraverso un referendum. Sarà il risultato di quest’ultimo a determinare il futuro. Se le comunità saranno spinte dalla paura di perdere la propria identità e non da quella di perdere servizi importanti e strumenti per garantire la sicurezza, sarà difficile ottenere il consenso. Ma l’identità dei singoli e quella collettiva si crea sulla memoria storica e del presente sul piano sociale, culturale ed economico delle comunità, quindi si collegano alla presenza ed efficienza dei servizi offerti ai cittadini e alla tenuta della struttura socio- culturale ed economica della comunità intera. Derek Parfit (1942-2017), filosofo specializzato in problemi di identità personale e razionalità, sosteneva che l’identità è la continuità temporale a collegamenti tra “eventi fisici e mentali, in particolare alla memoria”. Si tratta quindi non soltanto di spiegare correttamente la necessità dell’evoluzione, ma di dare la corretta interpretazione all’identità per sconfiggere le paure. Zygmunt Bauman sosteneva che la paura dei cambiamenti nella società, è una sorta di utopia alla rovescia: quella che guarda al passato e non al futuro, che rischia di tornare indietro invece di andare avanti, che si illude di fuggire il presente trovando riparo in una indistinta età dell’oro. Paure che si muovono da piccolezze per amplificarsi sempre più, fine a farne un assoluto. A differenza delle falsità, che fanno velocemente il giro del mondo, le verità devono ancora mettersi in cammino.
Quindi occorre mettere in cammino le verità della evoluzione che i Comuni sono chiamati a compiere, prima che subentrino le falsità di facile produzione; sarà compito degli amministratori e delle forze politiche presenti nei singoli Comuni intraprendere le giuste iniziative in proposito.
Vivendo in comunità politiche e sociali molto competitive, spesso le certezze sono alimentate da non verità. La rete alla quale molti di noi, troppo spesso, si affidano per essere informati e per comunicare alla velocità della luce, ci ha tolto il tempo e la cultura di ricercare la verità oggettiva sulle cose, aumentando così il popolo dei creduloni e riducendo, altresì, di giorno in giorno, le ragioni del dubbio. La parola e il linguaggio populista, per molti sono finalizzati alla convenienza politica o personale oppure economica, a scapito del bene comune.

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga