Lettera alla Gazzetta, Luglio 2017

Nell’ultimo Consiglio Comunale di Pegognaga il gruppo di minoranza “ Alternativa” ha presentato una  mozione riguardante l’istituzione del Comune di Pegognaga con un regio decreto di 140 anni fa e con la quale si chiedeva di festeggiare questa ricorrenza con un Consiglio Comunale aperto. Nel Consiglio avrebbero dovuto essere  valutati  le ragioni e i protagonisti di quella scelta. La maggioranza, per motivazioni di varia natura, ha ritenuto di soprassedere. Il tema della istituzione dei Comuni affrontato da un punto di vista sia storico sia attuale, avrebbe consentito ai cittadini di non lasciare questa analisi soltanto agli addetti ai lavori. Dopo l’Unità d’Italia , c’era da costruire un nuovo stato, affrontare e risolvere una moltitudine di  gravi problemi, tra i quali quelli riguardanti il sistema di istruzione, ( l’analfabetismo riguardava l’80% della popolazione) la gestione della giustizia, la definizione delle tasse, le vie di comunicazione, le funzioni della pubblica amministrazione e altre tematiche di tipo sociale e civile. Occorreva definire razionalmente i singoli territori per meglio presidiare l’organizzazione delle comunità locali.  Nelle nostre zone la popolazione era più diffusa nelle case di campagna, nelle borgate e nelle frazioni.  La mancanza di mezzi di trasporto sia privati sia pubblici penalizzava incondizionatamente la mobilità delle persone e bisognava quindi far nascere i servizi primari  in modo diffuso nei segmenti di territori più abitati.

Poco meno di vent’anni dopo l’Unità d’Italia, e precisamente nel 1877, il Comune di Gonzaga già esistente,  veniva suddiviso in tre Comuni: Pegognaga, Moglia e appunto Gonzaga. Le nuove realtà comunali  dovettero organizzarsi  in modo da poter garantire ai cittadini i servizi  essenziali per lo sviluppo di  una società  istruita e civile. La storia del passato insegna, ma il presente è un’altra storia. E che politica è quella di restare immobili e di non adeguarsi all’attuale contesto storico?  Chi paga il conto di questo mancato adeguamento, se non i cittadini ? Ora  i Comuni e le loro popolazioni vivono non poche difficoltà: i numerosi servizi di cui disponiamo, grazie ai quali abbiamo raggiunto alti livelli  di civiltà,  stanno subendo anno dopo anno  delle restrizioni sempre più pesanti. Se all’indomani dell’Unità d’Italia i Comuni come i nostri, per meglio gestire territori e servizi, dovettero scindersi, l’attuale contesto  ci suggerisce che i servizi saranno meglio garantiti se i Comuni si uniranno. La passata divisione di un tempo di un vasto territorio in più Comuni  e l’unione dei territori, oggi, in pochi Comuni, hanno il medesimo comun denominatore: dare servizi efficienti  ai cittadini. La riduzione o la perdita di servizi equivale alla riduzione o alla perdita di democrazia, di libertà e  dello stato sociale di una intera comunità. Come non rendersi conto che tutto sta cambiando: l’Italia, l’Europa, il Mondo intero? Tutto si muove di continuo dentro e fuori di noi; a volte i cambiamenti appena li percepiamo, altre volte no e altre ancora li subiamo. Forse  li subiamo perché ci facciamo trovare impreparati. A  nostro avviso è giunto il momento di promuovere un serio dibattito pubblico sul passato e presente dei Comuni. La saggezza suggerisce che l’iniziativa spetta alla maggioranza.

 

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga