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Lettera alla Gazzetta, Giugno 2016

Molti dei problemi che affliggono  il nostro paese e le persone che lo abitano derivano dalla condizione economica, la quale ha subito una profonda crisi a partire dal 2008. Ogni giorno i mass-media ci propinano analisi e previsioni di ogni tipo in campo economico. Oggi nessuno può dire di non sapere che cos’è il Pil ( prodotto interno lordo) il Fil ( felicità interna lorda) il Bs ( benessere sostenibile) la domanda, lo sviluppo, la crescita, la stagnazione, la deflazione, l’inflazione, la depressione, i consumi, la decrescita, la borsa, i tassi…

Non essendo un economista, posso parlare della questione con assoluta spensieratezza. Da un lato l’uso devastante della finanza ha sequestrato risorse all’economia reale, e dall’altro, le rivoluzioni tecnologiche che si sono susseguite hanno contribuito a destrutturare il vecchio ordine politico – economico con il risultato di avere allargato la forbice ricchi-poveri. Ognuno di noi è continuamente sollecitato verso il consumo allo scopo di aumentare la domanda interna per fare ripartire l’economia. Come poter far crescere i consumi se il reddito non è sicuro e  adeguato ad un tenore di vita decente? Si dà per scontato che il desiderio di possedere cose sia in costante e perenne ascesa, una specie di vocazione naturale dell’essere umano, e al tempo stesso un implicito obbligo sociale. E poi, chi dovrebbe consumare di più: il 25% del totale della popolazione, che è anziana? Il 40% dei giovani  che sono disoccupati? Gli oltre sei milioni di immigrati residenti? I tanti con lavoro precario? I sette milioni di poveri? Chi ha un reddito basso? Gli oltre tre milioni di lavoratori disoccupati? Il conto di quanti restano i potenziali consumatori voraci lo lasciamo fare agli analisti, agli economisti veri e ai politici di razza. Non si può essere costretti a consumare sempre di più. Non si può continuare a costruire e cementificare come è avvenuto negli ultimi 30 anni, dove 5 milioni di ettari sono stati sottratti alla agricoltura diminuendo la superficie coltivata del 28% a partire dagli anni ’70 del secolo scorso. La crescita e lo sviluppo tanto invocati, di che natura devono essere e dove arriva il loro limite? Saranno in grado di ridurre i poveri e distribuire meglio il redditto prodotto? Dobbiamo pensare che nonostante tutto ciò sia possibile uno sviluppo in tempi di medio periodo? Oppure pensare che il modello economico fin qui conosciuto ha esaurito la sua spinta in avanti e quindi, siamo entrati in un’epoca storica di profonda incertezza dove la stagnazione, la deflazione, la decrescita e la timida  crescita si contendono il primato? Da 25 anni  una delle economie un tempo all’apice mondiale, quella Giapponese, si trova in queste difficoltà.  Quindi una sorta di Giapponesizzazione che sta investendo l’Europa, Italia in particolare. Se il piano( A) dello sviluppo come è sempre stato inteso, non funzionasse, sarebbe saggio che esperti in economia e in politica pensassero ad un piano (B) per evitare di cadere nella  “sindrome” Nipponica.

 

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Lettera alla Gazzetta, Marzo 2016

Dopo le gravi minacce ricevute all’Assessore Benfatti, sentiamo l’obbligo di intervenire manifestando la nostra sincera solidarietà e il nostro sostegno al suo impegno politico – amministrativo che va a beneficio di tutta la nostra comunità.

Il triangolo del fuoco consiste nella combinazione di tre elementi: ossigeno – combustibile – innesco, da cui deriva l’incendio. E’ quanto sta succedendo a Pegognaga dopo le minacce indirizzate all’assessore Benfatti per mano di ignoti malintenzionati. Un clima politico negativo da tempo imperversa fra le forze politiche presenti in consiglio comunale, determinando tensioni che superano di gran lunga la sana dialettica e il confronto delle idee, fino a generare sentimenti di livore verso membri di schieramento opposto. Si assiste a sedute consiliari dove lo scontro verbale si macchia di sfida fra membri eletti, e la democrazia ne esce a pezzi, così come la libertà mal sana diventa un cumulo di spazzatura. In questo modo si crea humus dove nascono e vivono insetti nocivi che possano dare origine ad episodi come quello qui descritto. L’uomo della strada resta frastornato e si chiede perché mai cittadini eletti arrivino a tanto, precipitando in abissi senza fondo in cui muoiano tutti i valori civili e democratici di una comunità intera. Come nell’economia e nella finanza, anche sul piano valoriale della convivenza politica e delle libertà, occorre un bagno di moralità. L’abominio che vivono molte istituzioni primarie sta contaminando anche istituzioni locali, registrando dimensioni da spavento. Vittime del pensiero nichilista, si denigrano ruoli, competenze e responsabilità, le quali sono affidate democraticamente agli eletti; con la pretesa di svuotare di significato la vera rappresentanza politica, chiamata ad amministrare il bene comune.

Cattivi maestri che non sanno dare esempi positivi e tanto meno educare i cittadini ai valori sani della convivenza. Se tutto ciò fosse una guerra, e per certi versi si assomiglia, verrebbe da dire:deponete le armi e curatevi le ferite, diversamente arriverete alla prossima tornata elettorale esausti e impresentabili.

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Lettera alla Gazzetta, Febbraio 2016

Non c’è via dove non siano presenti cartelli, appesi alle recinzioni delle abitazioni, con la scritta VENDESI; sono presenti anche nelle aree industriali appiccicati ai capannoni. Il prolungarsi della crisi economica finanziaria, iniziata a partire dal 2008, ha seminato questi cartelli in tutti i comuni del nostro territorio e anche oltre.

A causa di chi è restato senza risorse finanziarie, o ha costruito all’inverosimile, ora intere costruzioni sono disabitate o stanno per esserlo. Colpa del mancato reddito dopo aver perso il lavoro e colpa di un sistema economico finanziario irrazionale e degenerativo giunto alla rottura degli equilibri che fino a poco tempo fa nascondevano i lati negativi. Chi porrà rimedio a questo stato di cose? Certamente non il sistema che le ha generate.

In termini occupazionali e di redistribuzione del reddito il futuro è molto compromesso,se si continua a ripercorrere le medesime modalità. A dirlo è Marco Panara su (affari e finanza del quotidiano la Repubblica): è vero simile prevedere per il futuro non lontano l’invasione delle tecnologie sempre più sofisticate e complesse in grado di sostituire sempre più ampi settori del manifatturiero dove intere linee di produzione robotizzate saranno gestite da altri robot , la chiamano la quarta rivoluzione industriale che consiste nell’insieme di innovazioni basate sulla digitalizzazione dei processi con macchine sempre più intelligenti e connesse che comunicano tra di loro, scambiando ordini e commesse in frazioni di secondo e la diffusione delle stampanti 3D. Quando tutto questo avverrà, il mondo della produzione sarà cambiato radicalmente e l’impatto su quello che accadrà fuori dalle fabbriche non sarà di meno. Se questo sarà il futuro, e attualmente se ne intravedono tutte le condizioni, ciò determinerà l’espulsione dal lavoro di molte persone amplificando i gravi problemi che tutte le società industriali stanno già vivendo. A questo punto il vero problema non sarà più la produzione e l’alta produttività, bensì le persone, l’occupazione, il lavoro, il tempo di lavoro che verrà dedicato al lavoro stesso. Per noi dovrebbe sempre valere l’articolo uno della Costituzione: l’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro. Si tratta quindi di distribuire il lavoro tra la forza lavoro attiva presente e disponibile, applicando quello che un tempo non troppo lontano solo a pronunciarlo risultava blasfemia: riduzione per tutti dell’orario di lavoro. Sei ore continuative al giorno per cinque giorni settimanali in tutti i campi lavorativi, riducendo significativamente le tasse in busta paga e per l’impresa.

Occorre andare verso un modello di società che non esasperi l’idea di produzione e che sappia dare un’etica alla competizione. Occorre che la finanza non sia più importante del battito cardiaco delle persone e che la persona sia più importante delle quotazioni in borsa.

Un nuovo tempo di lavoro libera le persone a un maggiore tempo da dedicare alla crescita culturale , ad attività fisica per la propria salute, ai viaggi, all’educazione dei propri figli e all’accudire i famigliari anziani bisognosi, riducendo il carico del welfare.

Un lavoro a tutti con un reddito per una vita minimamente decorosa, una vita decorosa deve liberare di più le persone dal tempo di lavoro.

Lavorare meno e lavorare tutti: non è più uno slogan antisistema, ma la condizione oggettiva di una società dove la tecnologia sostituisce le persone a una velocità maggiore del nostro lento pensiero.

Se la rivoluzione industriale 4.0 si configurasse per le persone come qui descritto, penso non incontrerà resistenze, ma se peggiorerà la già difficile realtà, la società tutta non reggerà.

 

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

A chi darli i nostri rifiuti quotidiani?

Da mesi la Gazzetta pubblica articoli e lettere sul tema rifiuti urbani, in vista di tante scadenze di assegnazione diretta concesse da molti Comuni della nostra Provincia a Mantova Ambiente. ( Tea) Se non fosse una cosa seria verrebbe da pensare ad una commedia all’Italiana.

Cosa sta succedendo alla nostra multiutility domestica? Perché fronde consistenti di Comuni soci annunciano di andare a gara con il servizio rifiuti? Occorre soffermarsi sul sistema porta a porta spinto come scelta strategica di Mantova Ambiente che, di fatto mira ad un solo obiettivo: alta percentuale di raccolta differenziata senza curarsi di tanti altri aspetti che il servizio pone, come un elevato costo economico per le famiglie, disagi per molte fasce di cittadini, elevato inquinamento dovuto all’uso massiccio di mezzi di trasporto adibiti alla raccolta, gestione e trattamento della frazione organica molto onerosa, degrado dei territori, incremento preoccupante di insoluti, gestione burocratica delle piattaforme ecologiche, mancanza di una informazione educativa continua nelle scuole e fra i cittadini. Un sistema che non è in grado di dare adeguate risposte alla complessità che lo caratterizza, non è un sistema sano. Dopo anni di attuazione di questo sistema, Mantova Ambiente dovrebbe riconoscere i tanti limiti di questa scelta e proporre ai Comuni soci sistemi in grado di gestire al meglio la complessità dei rifiuti urbani.

Un’ imprenditoria di successo è tale quando investe continuamente sui prodotti/servizi, nella loro qualità e diversità. Mantova Ambiente (Tea) in tutti questi anni non ha dimostrato lungimiranza nel settore rifiuti anzi, per contenere i costi del porta a porta ha ridotto il servizio in molti Comuni.

L’azione manageriale di Tea ha rivolto l’attenzione alla acquisizione di quote societarie di altre piccole società del settore e ora sta pensando di acquisirne altre da una società fuori provincia. L’investimento di un certo rilievo che ha realizzato, è stato quello di un consistente ampliamento della discarica di Mariana al punto da far pensare alla possibilità di accogliere rifiuti di altre Province ( in caso di emergenze) con la speranza di fare business.

La volontà di soddisfare le consistenti richieste da fronde di Comuni pur di non perderli, viene percepita come azione di difesa del territorio. Questa politica denota debolezza e difficoltà manageriali, con conseguenze sui costi che incideranno sugli equilibri finanziari di Tea. E qui corre l’obbligo di ricordare i casi di Cime e Siem.

La vera mission di una società pubblica di servizi non è quello di fare utili ( con le tariffe) per essere divisi fra i soci, bensì per investirli nei servizi a vantaggio dei cittadini. Una società che si definisce paladina dell’ambiente in quanto lo tiene “pulito” e nell’eseguirlo impiega mezzi di trasporto ad elevato tasso d’inquinanti per l’atmosfera, rappresenta un paradosso.

I rifiuti si possono raccogliere con sistemi che sappiano governare meglio la complessità. Da anni in vasti territori del nord d’Italia sono serviti da isole ecologiche, cassonetti intelligenti, sistemi misti, stazioni ecologiche multi materiali, sistemi che consentono di raggiungere altissime percentuali di R.D.

La frazione organica supera il 30% del totale degli RSU (frazione più costosa nell’insieme del servizio) che attualmente viene convogliata in un unico impianto di biossidazione forzata e di filtraggio dell’aria con elevati consumi energetici, impianto ubicato alla estremità nord-ovest della Provincia ( quanti km occorre fare per i Comuni dell’oltrepò, per conferire il proprio organico? E quanta C02 si scarica in atmosfera?) Sistemi molto più economici ed ecologici per trattare la frazione organica e ricavarne un compost di qualità certificata sono presenti da anni anche in Italia vedi ( Comune di Campo Tures BZ attivo dal 2002). Si tratta di impianti di dimensione media che richiedono esigui investimenti e che riducono anche di un terzo i tempi di maturazione in compost, con l’impiego di tecnologia biologica in assenza di esalazioni. Si potrebbero immaginare tre o quattro di questi impianti distribuiti sul territorio della Provincia per avere grossi risparmi economici e riduzione dell’inquinamento.

Le piattaforme ecologiche dovrebbero avere una gestione meno burocratica e più aderente alla direttiva UE in materia di riutilizzo dei materiali in esse presenti: i cittadini conferenti abbiano la possibilità di attingere e riutilizzare materiali o oggetti scartati da altri; le piattaforme dovrebbero avere la funzione di ricicleria di tutto quanto riutilizzabile al fine di ridurre i rifiuti, al tempo stesso dare nuova vita alle cose. Se la gestione terza di questi centri di raccolta non è in grado di sostenere questa idea di gestione, siano i singoli Comuni a gestirle con l’aiuto del volontariato e forme compensative (vaucher)

Con le richieste da parte di alcuni sindaci di abbattimento dei costi del servizio , divisione degli utili di gestione per abitanti, dimezzamento degli insoluti ( sul totale dei Comuni non si parla di centinaia di migliaia di Euro ma di Milioni ) pur mantenendo il medesimo sistema di raccolta e smaltimento, non sarà facile per il gestore chiudere i bilanci in positivo.

Anche Tea, come tante altre società pubbliche di provincia, dovrà affrontare altre sfide che stanno avanzando in molte regioni del nord, provocate dalle grandi multiutility come: A2A – Hera – Iren – Acea per accorpare totalmente o parzialmente la costellazione delle piccole società di provincia. Se ciò avvenisse vorrebbe dire l’appiattimento standardizzato della gestione dei servizi ai cittadini, senza il benché minimo controllo e incidenza da parte di chi li rappresenta.

Se il territorio rimarrà unito e compatto, Tea avrà qualche possibilità in più di reggere alle insidie. E per fare ciò occorre che da un lato la nostra multiutility diventi un’eccellenza a 360 gradi nei servizi erogati, e dall’altro i singoli Comuni optino per l’affidamento diretto, rivendicando però un ruolo critico e un peso politico che ora non hanno.

E’ inoltre fondamentale che le singole amministrazioni comunali facciano la loro parte per perseguire/garantire uno standard di efficacia e di efficienza del servizio: promuovano pertanto una vera politica seria di innovazione del servizio e ancor più di educazione dei loro cittadini alla responsabilità civica e quindi al rispetto del territorio in cui vivono.

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Riflessione su unione Pegognaga – Motteggiana

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Una attenta riflessione su quanto sta per realizzarsi è d’obbligo. Mi riferisco all’unione con il
Comune di Motteggiana e il modo come è stata illustrata dai due sindaci giovedì scorso presso il
municipio di Motteggiana.

Premesso che tutti noi concordiamo sull’obiettivo di arrivare alla fusione dei 6 Comuni. Quale
strada intraprendere per realizzarlo? Si sa che al momento due su sei sono disponibili per l’unione.

Se è vero che un gruppo di lavoro che unisce i sei Comuni ha avvertito la necessità di realizzare uno
studio di fattibilità per unire o fondere i sei Comuni; vuol dire che si vuol capire quale
organizzazione del territorio comporta e quali vantaggi ne derivano per le comunità. Soltanto dopo
aver analizzato il suddetto progetto, individualmente e collegialmente si deciderà la scelta da farsi.

Questo vale anche per Pego e Motteggiana. Dobbiamo attendere ancora alcuni mesi? Si può fare,
visto che sono anni che se ne parla e non sarà un altro breve periodo a fare difetto, viste anche le
notevoli probabilità che ci sia uno spostamento al 2016 dell’obbligo di unirsi per i Comuni sotto i
3000 AB.

Decidere di andare in unione con Motteggiana entro l’anno in corso prima ancora di analizzare il
progetto di fattibilità dei sei Comuni, vuol dire non dare la possibilità agli alti di maturare la
decisione alla luce di vantaggi certi che emergeranno dallo studio. Soltanto dopo questi passaggi e
qualora nulla cambi per gli altri sindaci, si può procedere con Motteggiana non con l’unione ma con
la fusione. Se la politica fosse dotata di buon senso intraprenderebbe questo percorso.

Ho colto delle consistenti contraddizione nel pensiero del sindaco di Motteggiana; quando sostiene
che bisogna pensare e agire per il territorio e non per i municipi. Però lui ha rifiutato la fusione con
Suzzara pur sapendo che avrebbe avuto dei vantaggi anche per i suoi cittadini. Perché l’ha fatto?

Probabilmente pensava al municipio, alla paura di diventare una frazione di Suzzara e perdere il
controllo della sua realtà attuale. Vuol fare l’unione e non la fusione con Pegognaga per mantenere il
municipio e risolvere così il suo problema con gli obblighi di legge. Quindi, trovare un Comune
che si accolli l’onere dell’unione; risulta essere un ottimo salvagente che gli consente di galleggiare
in municipio a Motteggiana. L’idea di una fuga in avanti verso una unione insignificante a due e
pensando che successivamente gli altri Comuni si uniranno, è sbagliata, in quanto verrà
sicuramente interpretata come una sfida nei loro confronti, mancanza di coraggio, di lungimiranza e
con il pericolo che il tutto scivoli sul personale. Anche in questo caso si tende a colpevolizzare
sempre gli altri per la loro refrattarietà ad unirsi. Siamo così sicuri di aver condotto nei dovuti modi
il percorso fin qui fatto e di aver portato le dovute argomentazioni, le analisi e il confronto
interpersonale? Certamente, si dirà; diversamente dovremmo fare autocritica. Azione sospesa.

Vorrei prendere a prestito un pensiero di Papa Francesco espresso dopo gli ultimi scandali in
Vaticano: se non siamo capaci di gestire i soldi che si vedono, come possiamo essere in grado di
gestire le anime che non si vedono? Traduco: se non siamo ancora in grado di avere rapporti corretti
e costruttivi tra di noi in casa nostra, come possiamo pretendere di essere sempre in grado di averli
fuori casa? Ancora: se la nostra mente ha difficoltà a recepire il pensiero altrui, quindi di poterlo
soppesare, come possiamo pensare che altri recepiscono il nostro?

Voler andare in unione con Motteggiana senza un progettino di fattibilità,di servizi da unire, di
risorse finanziarie da destinare e di persone da impiegare è come dire ad un manuale di costruire
una casa senza il disegno.

Con ogni probabilità di questa riflessione se ne farà cattivo uso oppure buona per il cestino.

Ricordandovi però che questa maggioranza è costituita da una coalizione e che quando ci sono
scelte politiche importanti, correttezza vuole che ci si confronta prima ancora di decidere. Anche
perché a rispondere degli errori della amministrazione non sono soltanto il sindaco e il PD, lo siamo
in egual misura anche noi del movimento.

E’ evidente a tutti noi che la scelta è già stata fatta anche se si vuol far credere ai cittadini che ci
sono ancora altri passaggi come il consiglio comunale. Soltanto più avanti ci si renderà conto che è
sbagliata e che “demolirà” l’obiettivo originale. Ogni scelta ha delle conseguenze certe, l’importante
esserne consapevoli.

Convinto di interpretare il pensiero della maggioranza del movimento che rappresento.

Renzo.

Lettera alla Gazzetta di Mantova del 22-11-15

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Ogni giorno una processione scomposta di automobili accerchia i plessi scolastici. Molti genitori
accompagnano i propri figli a scuola in auto creando ingorghi, pericolo per gli alunni e molto
inquinamento. Auto che sostano in tripla fila con motori accesi, altre parcheggiano o che transitano
per tutto il giorno a pochi metri dalle finestre delle scuole e i vigili urbani in servizio, senza
berretto d’ordinanza, visto che hanno sempre le mani nei capelli per le difficoltà a gestire il caos.
Sembra di trovarsi in un porto di mare con auto accalcate e autisti impazienti di entrare nel ventre
della nave per raggiungere un altrove.

Causa questo stato di cose non più tollerabile e vista anche la direttiva Europea numero zero la
quale bandisce il Piedi­Bus perché favorirebbe le lobby delle calzature, l’Amministrazione
Comunale ha provveduto ad un’inedita organizzazione, convinta di eliminare il caos, agevolare i
genitori e ridurre l’inquinamento in atmosfera.

Il plesso scolastico di recente prefabbricazione si presenta con due aperture centrali corrispondenti
tra di loro realizzate sui lati longitudinali. Le auto entrano nel corpo della scuola, sostano a
motore acceso in attesa che scenda il bambino, poi lentamente escono dal lato opposto. Questa
soluzione offre i seguenti vantaggi: si elimina il caos, i genitori non scendono dall’auto, in caso di
pioggia e neve i bambini non si bagnano, le auto transitano in fila ordinata, non c’è la necessità
della presenza dei vigili e parte dei gas di scarico sono catturati all’interno del plesso,
contribuendo alla riduzione dell’effetto serra.

Gli insegnanti hanno la facoltà di entrare in aula con la propria auto con la raccomandazione di
parcheggiarla dietro la scrivania.

Lo sgradevole odore dei gas di scarico che si crea all’interno della scuola viene mitigato con
essenze naturali. Le sostanze “ indigeste” presenti nei gas di scarico ( monossido di carbonio,
idrocarburi, ossido di azoto, particolato con l’aggiunta di metalli pesanti come: piombo, alluminio
e nichel) che respirano i bambini favorirà la formazione di polmoni d’acciaio e li renderà immuni
ad allergie e intolleranze alimentari, mentre le parti chimiche sono indicate per la colazione, i
metalli pesanti sono preferiti per il pranzo. Buon appetito bambini.

Viene da chiedersi: i genitori sono o non sono consapevoli di questo nutrimento per i loro figli?

Una minoranza ha criticato questa soluzione, definendola discriminatoria in quanto nelle aperture
adibite al passaggio delle auto l’altezza non consente il passaggio dei mezzi furgonati.
Anche le soluzioni migliori trovano sempre qualcuno contrario…

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Lettera alla Gazzetta di Mantova del 24-10-15

Gli atteggiamenti di cattiva politica sono esondati anche in periferia. Ondate di livore e del  peggior narcisismo rendono fangoso il campo politico e  amministrativo.
In politica l’idea di libertà  spesso viene assunta come diritto senza  limiti;” un’anarchia”  che giorno dopo giorno si  mangia la democrazia, favorendo un paesaggio di individui e non una comunità di persone.
Chi eletto in posizione minoritaria di frequente vive un’insofferenza divenuta patologica che incrina il rispetto e i rapporti ( umani ) tra le persone.
Il permanere di tale atteggiamento danneggia prima di tutto chi lo assume e trasmette ad altri  l’avversione alla politica e al bene comune. Il modo peggiore di rendersi utili. Quando il mondo della politica e non solo, ricorre alla raccolta a strascico di aderenti, spesso  si  registrano cattivi risultati.
Se anche la politica dal basso ( uno dei pochi baluardi di democrazia) assume le sembianze di chi l’esercita come professione, le speranze di un reale cambiamento si riducono di molto. Scimmiottare le loro ricette;  dialettica  del conflitto permanente e nefandezza dove le diversità di pensiero non s’incontrano ma si scontrano.
Si deve copiare dagli chef che ogni giorno inventano ricette nuove per nutrire in modo sano il nostro corpo. Anche chi fa politica dovrebbe applicare nuove ricette per nutrire in modo sano la politica, il pensiero e i sentimenti delle persone /cittadini.
Se ci si altera troppo in politica si va in scadenza prima, come avviene per gli alimenti.Le liste civiche e i movimenti civici nascono per scansare i partiti ( i pochi rimasti) convinti di essere diversi, migliori, di dare una nuova immagine della politica, capace di coinvolgere molti cittadini. Tuttavia questo non avverrà se si continuano a riprodurre gli schemi noti.
Tornerà strano ad una lista civica che nasce per essere contro qualcuno, sempre e comunque, sapere che il movimento cittadini attivi si è costituito per esercitare una politica gentile, per portare i valori autentici delle persone nella politica, per essere utili alla comunità d’appartenenza,  per agire nel confronto permanente e collaborare con altri soggetti politici.
Le provocazioni gratuite e l’uso di aggettivi virulenti denotano una grave mancanza di rispetto, che marca le frustrazioni di chi ne fa uso.
Le parole hanno un loro peso specifico e hanno il potere di mettere a nudo chi le usa.

 

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini  Attivi  Pegognaga

Lettera alla Gazzetta di Mantova del 16-9-15 sul tema “Unioni e Fusioni”

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Egregio direttore, da mesi il Suo giornale pubblica articoli e lettere che riguardano la fusione dei
Comuni della Bassa. Come in ogni argomento, anche in questo caso ci sono pronunciamenti a
favore e altri contro. E il pensiero di tanti cittadini?
Si fa molto appello alla volontà del cittadino in quanto soggetto di autentica democrazia quindi
unico legittimato a decidere le sorti delle comunità. Vero. Però ci si dimentica che chi deve decidere ha anche il compito di conoscere e di praticare un minimo di partecipazione attiva.
Molti, troppi cittadini si limitano a concentrare le loro energie ed azioni su sé stessi senza aver cura del contesto in cui vivono.
A testimonianza di ciò è la percentuale altissima della non partecipazione al voto mai registrata
prima nella storia della Repubblica.
La recente esperienza di fusione fra due Comuni della nostra Provincia, ha visto recarsi al voto per il referendum popolare il 20% degli aventi diritto in un Comune e il 35% nell’alto. Questa possiamo definirla democrazia senza popolo.
Chi amministra i nostri Comuni, ha il dovere della conoscenza e della sua divulgazione nonché di predisporre tutti gli strumenti utili per espletare al meglio l’esercizio delle proprie funzioni.
Sbagliano quelle forze politiche e civiche che giocano di “ fioretto” sulla stampa con
argomentazioni “strampalate,” ( in taluni casi) perchè non aiutano di certo il cittadino ad
avvicinarsi alla conoscenza del tema.
Credo che la cosa migliore sarebbe quella di chiamare i cittadini ad esprimersi sulla somma dei
servizi che desiderano avere nel proprio territorio e a quali invece sono disposti a rinunciare; perchè è questo il vero problema della fusione si, fusione no; ed è su questo che occorre incardinare il dibattito e il confronto a tutto campo scendendo sotto la superficie, evitando però di anestetizzare i sentimenti di partecipazione.
E’ sicuramente un arduo compito coinvolgere oggi la moltitudine dei cittadini su un tema tanto
importante quale l’organizzazione futura del nostro territorio, vista la “ metamorfosi” che molti di noi hanno subito, dopo decenni d’inseguimento dell’io prima di tutto, del proprio interesse
particolare, del voler essere ascoltati piuttosto che ascoltare. Tuttavia il cittadino non è il cliente che ha sempre ragione; peggio se pretende di possedere la verità, ignorando che la verità non si trova, si cerca soltanto ( sosteneva Cesare Zavattini), così ampi settori sociali ora coltivano diffidenza verso la dimensione pubblica. Il fastidio per le regole ha profondamente minato la legittimità delle Istituzioni inquinando lo spirito civico, alimentando la sua diseducazione.
Se un tempo ad un sindaco o ad un amministratore pubblico dei nostri Comuni veniva riconosciuto l’impegno e la dedizione alla causa pubblica e sociale, oggi queste figure spesso risultano essere dei bersagli da colpire ad ogni circostanza. La comunicazione e il dialogo fra i cittadini ha via via assunto distanze un tempo inimmaginabili; ciò avviene anche fra le componenti politiche e civiche presenti nell’agone delle rappresentanze. Come non capire che per amministrare bene non bastano bravi amministratori, occorre anche essere cittadini migliori. Dal giorno in cui smetteremo di cercare le colpe soltanto sugli altri, saremo certamente migliori e migliore sarà la nostra società.

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Lettera alla Gazzetta di Mantova del 10-7-15 sul tema “Unioni e Fusioni”

I favorevoli alla fusione dei comuni della bassa non si illudano che la maggioranza degli amministratori, partiti o movimenti civici, cittadini compresi, condividano l’idea di fusione. Molti, solamente a sentirne parlare, attivano le loro migliori difese.

Nel medioevo, a difesa dei territori, si costruivano castelli con tante mura; oggi di fronte ai cambiamenti, si costruiscono castelli con tante paure.

Motivazioni di superficie portano a sostenere che i cittadini di un Comune non sono disposti a pagare i debiti di un altro Comune. Esiste un Comune senza debiti? No ! Sono tutti fortemente indebitati, quindi ad ognuno la sua parte. Da soli, nell’attuale situazione, non riusciranno a ristrutturare i loro bilanci, a meno che si incrementi di molto l’avanzo di amministrazione per destinarlo interamente all’estinzione dei mutui; programma di lunga scadenza. Questo significa meno servizi per i cittadini, meno risorse per le manutenzioni, meno cura dell’urbano e zero investimenti.

Un’ altra motivazione a sfavore consiste nel sostenere che la fusione allontana i servizi dai cittadini: meglio avere un servizio appena fuori casa che non averlo affatto. La nuova forma organizzativa contempla la specializzazione gestionale di almeno un servizio da ubicare negli attuali municipi per tutto il territorio. Attualmente abbiamo il multiplo a sei per ogni servizio con sei regie non comunicanti. Fusione vuol dire una sola regia, un grande servizio con dispendio di minori risorse. Una governance semplificata ed efficiente, per ogni servizio.

Un altra motivazione ancora a sfavore è che la fusione porta alla perdita dell’identità dei cittadini. L’identità di chi vive in un luogo non verrà meno in quanto rimane il luogo. L’identità socio-culturale non è mai definita per sempre ma evolve di continuo, influenzata dai modelli di stile di vita e dell’affacciarsi di nuove generazioni. Si tratta, quindi, di un’ identità mutante e biodegradabile ( come sostiene il sociologo Zygmunt Bauman). Sostenere che si perderà l’identità dei cittadini sottende un pensiero debole.

Anche la perdita dell’autonomia delle comunità viene “venduta” male. I Comuni con dimensioni modeste come i nostri saranno sempre meno autonomi e meno considerati dalle istituzioni superiori; difficilmente avranno opportunità per il futuro.  Risulterebbe più saggio parlare di un’altra autonomia delle comunità, che andrebbe sostenuta con ogni mezzo: quella che risiede nel corpo delle associazioni e del volontariato, il vero motore autentico dei singoli luoghi, che anima e offre servizi alle comunità attraverso un protagonismo disinteressato. E’ in questo campo che si realizza una importante identità e partecipazione alla vita democratica. La fusione può fornire maggiori strumenti e risorse a questo corpo vitale e indispensabile.

Ragioni di superficie contrarie alla fusione sostengono che è molto meglio coltivare il proprio orticello, non curandosi del fatto che dovranno zapparlo notte e giorno non per coltivare, ma per “sotterrare” servizi e speranza dei cittadini ad avere un Ente in grado di affrontare le sfide che sono già davanti a noi, garantendo quindi,una gestione efficacie della cosa pubblica.Ci sono altre ragioni importanti per essere contrari alla fusione? E se ci sono, quali sono?

 

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Lettera alla Gazzetta di Mantova del 18-5-15 sul tema “Unioni e Fusioni”

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Dopo un timido avvio al confronto fra i comuni della bassa sul tema delle unioni- fusioni, ora sembra di assistere ad una ripresa più convincente del dialogo fra le parti politiche e amministrative. Non solo, anche singoli cittadini si soffermano su questo tema ( vedi lettera di un concittadino alla Gazzetta del 6 di maggio scorso) . Già  la mia lettera del mese scorso evidenziava che la fusione fra i comuni di piccola e media dimensione, implica modelli nuovi di partecipazione dei cittadini a questa nuova evoluzione  degli enti locali;  la stessa legge prevede il referendum popolare.

Mentre la scelta dell’unione resta materia principalmente di natura politico-amministrativo che non richiede obblighi di consultazioni popolari, il buon senso  di chi amministra indurrà ad un coinvolgimento di informazione e dibattito pubblico.

Soltanto la fusione offre al Comune unificato condizioni e strumenti operativi e finanziari che i singoli comuni non avranno mai. Sarà compito di chi amministrerà saper interpretare al meglio leggi e risorse per il bene di una comunità più grande.

Nulla è scontato e automatico; solamente la qualità e l’onestà delle persone che amministreranno sapranno dare un futuro al nuovo Ente degno di una società civile, solidale e democratica. Si tratta quindi di una sfida e come tutte le sfide richiede coraggio e lungimiranza. Paure e timidezze non appartengono a chi ha questa visione. Sognare il cambiamento è anche propellente in grado di imprimere una spinta in avanti per raggiungere nuove mete. Quindi non si tratta di un pensiero banale come si vorrebbe far credere.

I mutamenti in atto richiedono  un fare politica disinteressato, scevro da atteggiamenti rancorosi e di narcisismi patologici, che purtroppo abitano in tanti  “animali politici”che  hanno ricoperto ruoli  amministrativi di rilievo e che per motivi diversi non ricoprono più. Questi atteggiamenti  non fanno altro che rendere le persone piccole piccole non più in grado di essere utili per il bene comune.
Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi
Pegognaga