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I CAMBIAMENTI  CLIMATICI  STANNO  AMMALANDO  I CONTINENTI – Lettera alla Gazzetta Mazo 2017

Fumo di Ciminiere“La natura sussurra a noi i suoi segreti attraverso i suoni” usava dire Rudolf Steiner pedagogo e filosofo austriaco. Da molto tempo questi suoni sono  coperti dal nostro frastuono e da una  frenesia inarrestabile, mentre l’aria che ci avvolge è diventata meno respirabile. L’avvento della industrializzazione, avvenuta poco meno di due secoli fa, ha dato inizio alla corsa allo sviluppo economico e ancora oggi non ci rendiamo conto dove stiamo andando . La natura sofferente ce lo sta dicendo, ma noi non sentiamo più i suoi suoni, neppure ci accorgiamo delle sue ferite.

Si sono raggiunte in un breve spazio di tempo  400 parti per milione di C02  in atmosfera che danno origine all’effetto serra causando l’innalzamento delle temperature su tutto il pianeta. Si assiste all’avanzamento del deserto e di vaste aree siccitose  che investono oltre due miliardi di persone. La riduzione dei ghiacciai del pianeta non ha eguali in tempi storici. Nell’ultimo decennio la quasi totalità delle lingue glaciali perde tra mezzo metro e un metro di ghiaccio l’anno. Secondo lo studio della NASA , dall’inizio del xx secolo il livello degli oceani è cresciuto di 20 cm e più di 8 cm solo negli ultimi 20 anni. Dagli studi della FAO, la deforestazione è un’azione continua e inarrestabile tanto che ogni anno si perdono 13 milioni di ettari di foresta. Le foreste svolgono per tutti gli esseri viventi, e per l’uomo in particolare, un ruolo multifunzionale fondamentale, ma per sostenere lo sviluppo economico, a noi tanto caro, sacrifichiamo il polmone del pianeta  con la conseguenza che ci togliamo la terra sotto i piedi. Dall’ultimo rapporto della società  “Avvenia” sull’impatto del  cambiamento climatico emergono ben 42 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le loro case nel 2016, mentre le previsioni del 2017  i 48 milioni a causa di alluvioni e siccità.  Entro il 2050 si raggiungeranno i 200/250 milioni di migranti ambientali. Sembra restringersi il pianeta. Il continuo aumento di migranti sulle coste del sud d’Europa è un processo inarrestabile. Compito dei singoli Stati e delle loro istituzioni, nessuna esclusa, è organizzarsi per la migliore gestione dei flussi, assegnando ai migranti  un ruolo nelle singole comunità ospitanti. Occorre ricordare che  gli Italiani emigrati in ogni angolo del pianeta sono oltre venti milioni e ancora oggi centinaia di migliaia di giovani ogni anno emigrano in cerca di lavoro. I preoccupanti cambiamenti climatici avvenuti negli ultimi 150 anni sul nostro pianeta sono principalmente di origine antropica ovvero derivati dall’azione dell’uomo. Soltanto  modelli di società più razionali possono far sperare in un miglioramento dello stato di salute del pianeta, ma perché ciò avvenga, noi tutti dovremo modificare molti comportamenti.  Le società del primato della libertà individuale senza il rispetto delle regole ambientali porteranno ulteriori  peggioramenti. Le generazioni precedenti hanno consegnato le chiavi della libertà a quelle successive, le quali sono entrate nella società prendendosi tutte le libertà anche quelle che non avrebbero dovuto con i risultati che conosciamo. Le future generazioni non porteranno  fiori sulle nostre tombe  e i cimiteri diventeranno dei tribunali. In un periodo storico relativamente breve, l’uomo occidentale prima e successivamente intere  popolazioni di altri continenti hanno corso e corrono tuttora, sopra la crosta terrestre, inseguendo un modello di società non sostenibile con gli equilibri ambientali causando l’esaurirsi delle risorse naturali. Alla luce di questi fenomeni, continuare a parlare di sviluppo economico come l’abbiamo conosciuto negli ultimi decenni è anacronistico, tanto più quando l’economia reale perde sempre più il sostegno della finanza organica a scapito della finanza speculativa. Il saggista Alkan Weisman sostiene che i cambiamenti climatici sono irreversibili perché noi ce la stiamo mettendo tutta per non salvare gli equilibri naturali, pertanto non ci resta che prenderci per mano e incamminarci verso l’estinzione. Fin da bambini abbiamo ricevuto l’insegnamento che a differenza dagli animali, l’uomo è un essere intelligente; ultimamente una corrente di antropologi  sostiene di avere forti dubbi in proposito, visto lo stato in cui abbiamo ridotto il pianeta.

 

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

DEGRADO AMBIENTALE INCIVILE – Lettera alla Gazzetta, Febbraio 2017

In attesa della primavera, l’inverno sospende la natura e  mette a nudo i comportamenti deplorevoli di noi umani. I bordi delle strade, i fossi e persino i campi sono disseminati di  rifiuti di ogni genere. Crescendo, la vegetazione coprirà in gran parte lo scempio che si ripresenterà al prossimo inverno. La vista di questo degrado rattrista il pensiero  rimanendo esso colpito dalla tanta indifferenza che alberga in molti di noi. Sporcare la terra che ci nutre e i luoghi che  abitiamo denota il grado culturale in cui siamo caduti. Si ha il timore di aver raggiunto un punto di non ritorno. Le Istituzioni da troppi anni hanno smesso d’investire nella cultura civica, hanno lasciato crescere le comunità nel culto dell’individualismo spinto. Ancora oggi, a partire dalle scuole fino ad arrivare alle amministrazioni locali non c’è più traccia di politiche forti per il bene comune. Non si pensi che il servizio di raccolta rifiuti si occupi di tenere pulito l’intero  territorio; non è previsto, infatti, se si volesse includere nell’appalto tale servizio, i costi delle tariffe subirebbero un forte incremento: cosa che i cittadini utenti non gradirebbero di certo.  Scrive Michele Serra su Repubblica, dopo la scoperta di un nuovo sistema solare con sette pianeti di cui tre simili alla terra: “il rischio  vero è che questa scoperta diventi un pretesto in più per finire di distruggere  la Terra originale, tanto poi in giro ce ne sono altre”. Meglio sarebbe riscoprire l’arte della manutenzione e della pulizia della nostra generosa madre. Già nell’ottocento lo scrittore Russo Dostoevskij in una delle sue frasi celebri sosteneva che la bellezza salverà il mondo. Possiamo aggiungere: la non bellezza  lo distruggerà, essendo giunti ormai ad un passo. Puliamo quindi il territorio dai rifiuti abbandonati; cosa che l’Assessore all’Ambiente di Pegognaga  ha deciso partendo dal Parco San Lorenzo nel  prossimo fine settimana, chiedendo ai cittadini frequentatori di questo bene ambientale di formare per l’occasione un gruppo di volontari operativi.

Si trova molto importante, a tal proposito,rendere noto che nel dicembre scorso; mediante  consegna di ampia documentazione fotografica, multimediale e descrizione storica, la nostra Amministrazione ha partecipato al premio del paesaggio indetto dal Consiglio Europeo. Dai 97 progetti esaminati, il nostro parco è stato selezionato fra i primi, essendo stato ritenuto meritevole di Menzione Tematica per gli obiettivi raggiunti per alto valore ecologico e di sostenibilità ambientale. Il 14 marzo l’Assessore all’Ambiente, in rappresentanza di tutta la comunità, si recherà a Roma per ritirare il riconoscimento.

Per mantenere pulito il territorio, in attesa di acquisire adeguata cultura ambientale e civica, occorre far nascere in ogni Comune un nucleo ecologico di volontari, dotato di mezzi idonei forniti dalle singole amministrazioni, che opereranno a distanza di brevi periodi, per l’anno intero sui singoli territori. Un’organizzazione simile ai nuclei di volontari che si occupano di trasportare con automezzi adeguati le persone anziane bisognose di servizi.

 

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

L’ARIA E’ INQUINATA, SOS DA PEGOGNAGA – Lettera alla Gazzetta Febbraio 2017

Fumo di Ciminiere
E’ una delle vie con l’aria più inquinata del paese, lambisce la piazza centrale, è delimitata ai lati da palazzi a schiera dei primi decenni dell’ottocento con stretti marciapiedi, metà carreggiata è adibita a sosta automezzi, l’altra metà è transitabile a senso unico. Un “budello” di via per una lunghezza di ottanta passi, dove ogni giorno transitano centinaia e di automezzi che alle fine della strettoia si trovano di fronte ad un semaforo con il rosso temporizzato per un lungo tempo, innanzi al quale sostano  con motore acceso in attesa del verde. Mi riferisco ad un tratto di via Marconi frequentata anche da molti pedoni che si recano nei negozi che si affacciano sulla via. Ogni giorno l’inquinamento dell’aria è garantito e di ottima qualità: polveri sottili e altri inquinanti prodotti dagli automezzi in transito che si producono e si moltiplicano con il passare delle ore  e non si disperdono, visto che la via si configura come una galleria, entrano nei negozi con noi, e, approfittando del nostro respiro, si accumulano nel nostro corpo di giorno in giorno fino  a creare, con il tempo, lesioni al nostro cervello, all’apparato cardiovascolare e a quello respiratorio. Vi si riscontrano inoltre evidenti aspetti di degrado, a partire dalla presenza di alcuni segmenti di fabbricati che da  decenni risultano essere abbandonati all’erosione delle tempo. Alla

loro sommità hanno trovato dimora famiglie di piccioni che quotidianamente si sentono autorizzati ad imbrattare di guano i marciapiedi sottostanti. L’altro degrado ambientale è dato dal comportamento di dubbia civiltà di molti che gettano mozziconi di sigarette nelle vicinanze della nuova tabaccheria, creando un tappeto che si estende fin dentro le caditoie del pozzetto ( realtà presente in tanti altri luoghi di aggregazione del paese). Teniamo conto che un mozzicone impiega circa cinque anni prima di essere degradato nell’ambiente, è intriso di una cinquantina di sostanze tossiche ed è considerato rifiuto speciale. Tanti di questi mozziconi finiscono nelle fogne e nei canali superficiali fino a raggiungere i mari, creando seri danni alla fauna ittica. In Italia ci sono 12 milioni di fumatori che consumano ogni anno 51 miliardi di sigarette: il fumo che si sprigiona dalla loro combustione  inquina l’aria contribuendo all’effetto serra.  Pur essendo un buon contribuente per lo Stato, il fumatore procura tuttavia  alti costi anche a carico del servizio socio-sanitario nazionale: il 95% dei fumatori contrae malattie croniche che sviluppano il tumore ai polmoni; in Italia ogni anno muoiono 80.000 persone a causa del fumo di sigaretta: un olocausto. Il fumatore oltre ad essere un costo per lo stato, è pure un generatore di malattie per animali domestici, cane e gatto in particolare, che subiscono danni causa  del così detto “fumo passivo.” L’ente per il controllo sui farmaci degli Stati Uniti (Fda),  ha accertato che il fumo fa aumentare il rischio di tumori e di altre malattie delle vie respiratorie anche a questi animali.

La legge 221 del 28-12-2015, in vigore dal febbraio 2016, prevede multe fino a 300€ per chi getta mozziconi di sigarette per terra.

Un altro elemento di degrado, decisamente  indecoroso, a Pegognaga come in tanti altri luoghi, sono gli escrementi di cani lasciati sui marciapiedi, sotto i portici, nei parchi e nelle aree pubbliche in genere. Il cane è un animale adorabile, vero amico dell’uomo, che diffonde serenità e benessere in tantissime persone, dai bambini ai più anziani. Negli ultimi anni si è diffusa la sua presenza in molte famiglie: in Italia ne sono censiti oltre 7 milioni. In molti casi i comportamenti dei loro padroni li  umanizzano, al punto di privilegiare i rapporti con loro, rispetto a quelli con le persone (a volte con ragione). Anche i cani sono “abitanti” e, in quanto tali, da rispettare, però anche loro, o meglio i loro padroni, devono rispettare il paese, gli spazi pubblici. Ogni qualvolta  si passeggia con il proprio animale, occorre munirsi di guanti e sacchetto per la raccolta delle feci,  dice la legge in vigore  che prevede anche ammende per i trasgressori  fino a 150€. Di recente il Sindaco di Piacenza ha emesso un’ordinanza che prevede per i proprietari di cani l’obbligo di  essere muniti anche di bottiglia dell’acqua per lavare dove l’animale fa sporco.

Una buona notizia viene data dall’assessore all’ambiente di Pegognaga: a breve saranno  installati i raccoglitori per i mozziconi di sigarette nei luoghi di aggregazione e i raccoglitori per deiezioni animali  per il paese. Tutto ciò non è tuttavia sufficiente a rendere efficace l’azione dell’assessore: occorre infatti che il Sindaco  emetta un’ordinanza in merito  che  preveda anche, controlli da parte dei vigili urbani per accompagnare i cittadini nello sviluppo di buone prassi e nel  rispetto delle leggi.

 

Renzo Gazzoli
Movimento cittadini attivi Pegognaga  22-02-2017

Unioni Fusioni dei Comuni – Lettera alla Gazzetta, Gennaio 2017

In ogni angolo della nostra Provincia non c’è amministrazione locale che non parli di unioni-fusioni fra Comuni. Piccoli, medi, ma anche grandi Comuni sono investiti del problema. Da tempo si parla della grande Mantova. Nell’alto, medio e basso Mantovano i Comuni stanno facendo le prove, alcuni sono già in scena con le unioni; soltanto due sono giunti alla fusione. Un gruppo di tre Comuni del destra secchia ha avviato la procedura per la fusione, mentre nell’area del sinistra secchia due Comuni hanno dato avvio all’unione e tutti e sei hanno deliberato per lo studio di un progetto di fattibilità per l’unione a sei. Sembra proprio che questa sia la strada da seguire per arrivare in tempi ravvicinati ad amministrazioni non più di singoli territori come abbiamo finora conosciuto, bensì di aree omogenee. Questa è la sfida che si trovano ad affrontare i singoli Comuni per poter continuare ad offrire alle comunità servizi efficienti e a non sopprimerne, a gestire con adeguate misure la sicurezza dei cittadini e presidiare i territori sotto il profilo ambientale. Per necessità oggettive non contestabili, l’evoluzione da compiere non è rimandabile in quanto investe non soltanto il futuro, ma anche l’attuale presente, costellato di sofferenze che i Comuni stanno vivendo, in termini di risorse finanziarie, economie e di personale.
Il semplice cittadino si chiederà il perché di questo fermento che, in qualche modo, lo investe provocandogli smarrimento e preoccupazione . I Comuni che intraprendono la strada della fusione, dovranno avere l’avallo dei cittadini attraverso un referendum. Sarà il risultato di quest’ultimo a determinare il futuro. Se le comunità saranno spinte dalla paura di perdere la propria identità e non da quella di perdere servizi importanti e strumenti per garantire la sicurezza, sarà difficile ottenere il consenso. Ma l’identità dei singoli e quella collettiva si crea sulla memoria storica e del presente sul piano sociale, culturale ed economico delle comunità, quindi si collegano alla presenza ed efficienza dei servizi offerti ai cittadini e alla tenuta della struttura socio- culturale ed economica della comunità intera. Derek Parfit (1942-2017), filosofo specializzato in problemi di identità personale e razionalità, sosteneva che l’identità è la continuità temporale a collegamenti tra “eventi fisici e mentali, in particolare alla memoria”. Si tratta quindi non soltanto di spiegare correttamente la necessità dell’evoluzione, ma di dare la corretta interpretazione all’identità per sconfiggere le paure. Zygmunt Bauman sosteneva che la paura dei cambiamenti nella società, è una sorta di utopia alla rovescia: quella che guarda al passato e non al futuro, che rischia di tornare indietro invece di andare avanti, che si illude di fuggire il presente trovando riparo in una indistinta età dell’oro. Paure che si muovono da piccolezze per amplificarsi sempre più, fine a farne un assoluto. A differenza delle falsità, che fanno velocemente il giro del mondo, le verità devono ancora mettersi in cammino.
Quindi occorre mettere in cammino le verità della evoluzione che i Comuni sono chiamati a compiere, prima che subentrino le falsità di facile produzione; sarà compito degli amministratori e delle forze politiche presenti nei singoli Comuni intraprendere le giuste iniziative in proposito.
Vivendo in comunità politiche e sociali molto competitive, spesso le certezze sono alimentate da non verità. La rete alla quale molti di noi, troppo spesso, si affidano per essere informati e per comunicare alla velocità della luce, ci ha tolto il tempo e la cultura di ricercare la verità oggettiva sulle cose, aumentando così il popolo dei creduloni e riducendo, altresì, di giorno in giorno, le ragioni del dubbio. La parola e il linguaggio populista, per molti sono finalizzati alla convenienza politica o personale oppure economica, a scapito del bene comune.

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Inquinamento olfattivo

Fumo di CiminiereNell’ultimo Consiglio Comunale di Pegognaga ho assistito ad un interessante dibattito-confronto fra gli esponenti dei singoli gruppi sul tema dell’inquinamento olfattivo che, di tanto in tanto, investe tutto il centro urbano del paese; proviene da due attività industriali importanti da tempo insediate alla periferia del centro abitato. Il dibattito è stato promosso da due interpellanze delle minoranze, nelle quali si sono illustrati  con forte sensibilità e conoscenza di dettagli la tematica. Con altrettanto vigore e con dati rilevati dalle autorità competenti, la maggioranza non si è sottratta al confronto, fornendo ai cittadini lo stato dell’arte e le azioni da intraprendere. Occorre sottolineare che, in alcuni frangenti, l’aria che si respira è formata da composti “tossici”. A tal proposito va ricordato che ognuno di noi respira per vivere e non per “ morire”. Il tema in oggetto deve volgere a soluzione nel più breve tempo possibile. Ogni attore che provoca inquinamento a danno della salute delle persone e dell’ambiente è investito del problema. Gli insediamenti sono stati concessi a suo tempo per incrementare le attività industriali, dare lavoro e benessere sociale, non certamente per creare inquinamento  dell’ambiente e disagi alla popolazione. Oggi le attività industriali hanno a disposizione tecnologie con le quali è possibile dare soluzione ad ogni ordine di problema, sia di produzione, sia di qualità delle materie, di marketing, di ambiente di lavoro e di  depurazione degli scarichi liquidi, solidi e gassosi. In epoca industriale 4.0  dove la cultura per la salute delle persone e dell’ambiente ha assunto una grande importanza  nelle popolazioni, non sono più compatibili attività che non abbiano la necessaria attenzione per il territorio in cui sono ubicate e per chi vi abita.

E’ con il massimo rispetto che mi rivolgo ai proprietari e ai manager delle due aziende affinché attuino tutti gli accorgimenti necessari nel condurre le loro attività nel rispetto dei diritti delle persone e dell’ambiente in termini di salubrità. Chi scrive è un vostro collega che, da anni mette sul medesimo piano il valore della produttività e della remunerazione con il benessere delle persone  che lavorano e l’ambiente esterno. Questo è un modo etico di fare impresa, che consente di essere  accolti con favore dal territorio, dando un  futuro alle nostre attività industriali.  Anche l’impresa è un soggetto importante della società e, in quanto tale, dovrebbe coltivare valori sociali e culturali attraverso la promozione del fare, creando benessere per una società matura come la nostra, senza nulla togliere alla salute delle persone e dell’ambiente. In altre parole, spetta anche a noi gestire l’economia ambientale, parte integrante di ogni attività. Se ci sottraiamo a questa responsabilità, non facciamo altro che mettere in serie difficoltà le istituzioni e il territorio che ci ospita, senza averne il diritto.

 

Renzo Gazzoli

Pegognaga  14/12/2016

L’aria che respiriamo – Lettera alla Gazzetta, Novembre 2016

Di recente l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità )ha divulgato il rapporto che analizza i dati di tremila località del mondo; aree e città che comprendono il 92% della popolazione mondiale che vive in luoghi in cui le polveri ultrasottili chiamate PM 2,5 superano di molto i 10 microgrammi per metro cubo. La pianura Padana rientra in queste aree e i più colpiti sono i centri abitati. I maggiori responsabili di questo inquinamento dell’aria sono i mezzi motorizzati  circolanti.
ATS Val Padana ( Assistenza Territoriale Sanitaria, ex distretti ASL delle Province di Mantova, Cremona, Crema ) ha emanato il rapporto sullo stato di salute  dei cittadini dell’area: soltanto il 15,2% dei cittadini gode di ottima salute, i restanti convivono con acciacchi importanti e malattie croniche.
Nel 2015 l’allarme dell’ONU: record di gas serra in atmosfera, 400 parti per milione di CO2 mai raggiunti nella storia. L’aria avvelenata che respiriamo provoca  malattie cardiovascolari, ictus, cancro ai polmoni a qualunque età, mentre il riscaldamento del pianeta aumenta inesorabilmente la sua temperatura causando lo scioglimento dei ghiacciai. In meno di cento anni i ghiacciai delle Alpi si sono ritirati del 48%, mentre nell’Artico masse enormi di ghiaccio continuano a galleggiare e a sciogliersi nel percorso verso l’oceano; nell’Antartide, a causa del riscaldamento delle acque,  un’ enorme massa di ghiaccio viene erosa a ritmi sempre più rapidi.
Il buon senso e la ragionevolezza ci portano a pensare che questi grandi mutamenti in atto siano largamente sufficienti per indurre ognuno di noi a modificare lo stile di vita per limitare l’inquinamento, per avere un’aria più respirabile e temperature meno calde, a partire dall’uso  dell’automobile nei centri abitati dove l’aria è più avvelenata e dove vive la maggior parte delle persone. Se non in rari casi, non si vedono azioni e scelte tali da  ridurre la presenza delle auto sulle strade urbane per lasciare più spazio  alla mobilità compatibile con l’ambiente.
Per molte persone l’automobile è diventata una protesi, come un vestito da indossare al mattino appena ti svegli e da togliere prima di andare a letto. Un pericolo incombente per le persone circolanti a piedi o in bicicletta, basta una piccola distrazione che ti schiacciano sull’asfalto come un gatto. Anche se attraversi la strada vestito di nero non si fermano, la scaramanzia del gatto nero non funziona più. In particolare nelle piazze e a ridosso dei plessi scolastici, vespai di auto sovrastano  bambini, e adulti e li inghiottono facendo scendere un gelo metallico seguito da una brezza di polveri sottili. Si affollano con la propria auto a distanze millimetriche dalle palestre e dalle piscine, luoghi dove si pratica attività fisica e ci si allena a trattenere il respiro, unico rimedio per restare più in salute durante il giorno, quando l’aria è molto più velenosa.
Difficile pensare che i cambiamenti comportamentali in ambiti pubblici avvengano per improvvisa consapevolezza: questi andrebbero accompagnati da regole di senso, suggerite da una visione eco-sostenibile.
L’autorità preposta per  proteggere i cittadini dall’inquinamento e a curarsi della loro incolumità è il Sindaco: ridurre il traffico dei mezzi motorizzati negli spazi sopra indicati non comporta  finanziamenti e tantomeno lunghi percorsi burocratici, si tratta di avere sensibilità e coraggio politico. Non facendo alcunché si viene meno ad un ruolo istituzionale.
Nello stesso tempo ognuno di noi si adoperi per ridurre la propria impronta ecologica imponendo a sé medesimo le buone pratiche, poiché l’esistenza non è solo la propria  ma è quella della comunità intera.

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Lettera alla Gazzetta, Ottobre 2016

Se di primo mattino veniamo svegliati dalla sirena dell’autoambulanza, pensiamo ad un vicinobisognoso di soccorso, non pensiamo che i soccorritori sono tre volontari. Se durante un viaggio inauto ci capita di essere fermati da una persona con giubbotto a strisce e una bandierina rossaperché è in transito una corsa ciclistica, quella persona è volontaria. Quando torniamo soddisfattida una delle tante feste paesane, ricordiamoci che il merito è di tanti volontari. Questi esempi cifanno dire che il lavoro dei volontari, è di una preziosità inestimabile. Patrimonio umano chededica parte del suo tempo e competenze, al servizio degli altri; anima e motore delle comunità,collante del tessuto socio-culturale. Le innumerevoli associazioni richiedano volontari e ricambiogenerazionale continuo. In molti casi ciò non avviene. Se fosse proibito fare volontariato allepersone di 50 anni e oltre, il mondo delle associazioni quasi non esisterebbe, mentre sembra siavietato alle persone sotto questa età; per quest’ultima fascia di età, soltanto oasi nel deserto. Lecomunità saranno sempre più povere man mano che il volontariato viene meno.Il tema è d’importanza rilevante perché chiama in causa il modello di società che negli ultimidecenni ha provocato molti danni:la società sta assumendo una metamorfosi che ci allontana dai valori di convivenza e di solidarietà,gli stili di vita suggeriti sono rappresentati da un individualismo eccessivo. Da qui nascono azionie comportamenti di divisione permanente che riducono le comunità ad un insieme di individuiprivi di un adeguato senso civico. Un tempo la politica e i partiti catalizzavano masse intorno aloro anche con forme di aggregazione, grazie ad un pensiero , seppur ideologizzato, ma intrisoanche di valori rispettabili. Ora stanno progressivamente perdendo la loro nobile funzione,Assistiamo di frequente a scontri e a conflitti negativi fino a pensare alla cancellazione dell’altro.La politica si sta riducendo ad un residuo della democrazia, svuotandola dai suoi valori. In troppicasi i politici, chi fa politica e chi pretende di farla, si dimostrano cattivi maestri. Tuttavia, non sipuò pensare di far senza la politica e i partiti in un regime democratico. Occorre, quindi, da un latoassumere un atteggiamento di resilienza e, dall’altro, contribuire ad una rigenerazione culturaledella politica.Se si perde sempre più fiducia negli altri, una società non ha alcuna prospettiva di migliorare, forsenemmeno di sopravvivere e porta ognuno a sopravalutare fino al ridicolo le proprie capacità di farea meno degli altri. In questo stato di cose la coesione socio-culturale delle comunità può trovaremaggiormente riscontro nella trama delle associazioni territoriali e nel mondo del volontariato.Gli Enti Locali sono chiamati a promuovere la cultura del volontariato, destinando risorse,strumenti e uno sportello del volontariato affinché l’associazionismo continui l’attività sociale,culturale e ambientale dei territori, mantenendo attiva la comunità e, con essa, un sano civismo.

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Lettera alla Gazzetta, Luglio 2016

Vorremmo rivolgerci ai concittadini del territorio dx Po – sx Secchia ( la bassa) per parlare del futuro dei servizi che le amministrazioni stanno offrendo alle loro comunità. Non possiamo parlare di servizi senza entrare nel merito delle disponibilità finanziarie e delle economie  dei singoli Comuni. Negli ultimi 30/40 anni le comunità di questo territorio hanno visto una crescita consistente di  servizi in molti settori della vita sociale e culturale ( impianti sportivi, centri di accoglienza, scuole, alloggi, biblioteche, musei ed altro ancora). Questo progresso socio-culturale e civile ha richiesto ingenti risorse finanziarie che ancora oggi, in parte, si presentano come debito per gli Enti locali. In cambio, noi cittadini abbiamo avuto il privilegio di godere di molte opportunità. Oggi tuttavia si rilevano notevoli difficoltà nel mantenere tutto ciò. Ogni singolo Comune si trova a dover affrontare la gestione di questi patrimoni ( a cui  nessuno vorrebbe rinunciare) con limitate risorse finanziarie e notevoli restrizioni di personale. Singolarmente i Comuni saranno sempre più in difficoltà e a subirne le conseguenze saremo noi  cittadini, privati dell’offerta.  Va detto che l’ente locale non è soltanto un’entità politico-sociale-culturale, ma sopratutto è gestione di risorse finanziarie e di economie né più né meno di un’azienda privata. I numeri stanno alla base di una buona amministrazione; un servizio per essere attivato ha bisogno di  un numero minimo di utenti, di risorse umane e finanziarie; diversamente, il servizio muore. Alcuni esempi: tutte le scuole delle frazioni, anche quelle più popolate, sono state chiuse per mancanza di numeri, così pure uffici postali, sportelli bancari, attività commerciali, servizi sanitari, financo quelli religiosi.

Negli ultimi due anni il territorio ha registrato un calo della popolazione di 3300 abitanti, le nascite superano di poco la metà dei decessi, le attività industriali ( vista la stagnazione economica ) non assumono  personale in termini significativi, parte di immigrati da tempo presenti nel territorio se ne vanno; sacche di povertà sono in aumento e non bisogna lasciarle ai margini. Dobbiamo chiederci: le forze politiche dei singoli Comuni saranno in grado di garantirci quanto abbiamo conquistato con tanti sacrifici? Oppure si dibatteranno in schermaglie per il loro campanile fino a restare senza campane? I nostri amministratori saranno in grado di esprimere una visione del futuro del nostro territorio? Oppure non sono in grado di elaborare una proposta politica, sottraendosi quindi alle loro responsabilità? Lasciando ai cittadini l’esercizio di mescolare la ragione e  l’istinto, l’emozione e la frustrazione, le paure e gli egoismi individuali  e collettivi dove la comunità civile si riduce a mera comunità di abitanti?  Avremo sempre più abitanti o cittadini arrabbiati, pronti ad ingiuriare senza freni gli amministratori di turno quando un servizio non funziona o quando viene soppresso? Che dire della identità: non è forse come la democrazia e la libertà? Anch’essa va nutrita ogni giorno cambiando menù in base alle stagioni storiche?

Sarebbero più garantiti ed efficaci i servizi e le strutture pubbliche se avessimo un’unica Amministrazione di tutto il territorio? Se sì, occorre arrivarci quanto prima coinvolgendo e informando i cittadini non attraverso slogan, ma  conoscenze, riservando un ruolo di riferimento funzionale alle singole municipalità. Questa illuminata operazione si chiama fusione.

 

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Perché il jo-park all’interno del parco San Lorenzo?

GirasoleAlcune informazioni del parco San Lorenzo.  Dopo aver registrato critiche alla opere in corso,( vedi il jo-park ) emerse principalmente da ex amministratori di prim’ordine. Occorre precisare che il parco San Lorenzo non è un’oasi naturale, bensì un parco pubblico naturalizzato fruibile dalle persone dove si praticano attività di pesca, jogging, montkambai, passeggio delle persone, e a spasso con il proprio cane in modo quasi esclusivo per gli adulti. I bambini e i ragazzi delle scuole, alcune classi soltanto, lo frequentano quasi esclusivamente come percorsi didattici. Un parco vissuto principalmente da adulti. Il jo-park nasce per due ragioni ben precise: fermare il degrado  che da alcuni anni era in essere per la mancanza di una nuova progettualità;  dare un buon motivo ai bambini e ragazzi di parteciparvi con gli stessi diritti degli adulti  promuovendo una attività ludico emozionale in ambiente naturale protetto, utile alla loro crescita. L’area riservata al jo-park non è mai stata frequentata da chi che sia, in quanto, fortemente degradata da tempo, priva di cure e di manutenzione. Non solo, non si è sottratto nulla alle attività degli adulti e al paesaggio del parco, questa iniziativa  consente di dare una funzione nobile a questo segmento del parco quindi, un arricchimento dell’offerta  per i giovani e giovanissimi. Abbiamo già un’area ambientale abitata soltanto dalla natura, dagli uccelli e dagli animali, invidiabile da tanti, dove si praticano attività di ricerca e di monitoraggio dell’avifauna oltre alle visite guidate.

Se si vuole parlare di aree e strutture che deturpano il paesaggio naturale del parco, allora parliamo delle strutture e attività insediate sui pedi del parco quando questo era già nato da tempo. Mi riferisco alle giganti costruzioni della ex record realizzate negli anni novanta del secolo scorso, all’interno delle quali è stata svolta una attività industriale per oltre dieci anni la quale ha prodotto rumori fino e oltre gli 80 decibel, seminando  inoltre, polveri cementizie all’interno del parco e, per alcuni anni dopo il terremo, hanno ospitato  una carpenteria pesante dove i rumori si avvertivano anche nell’oasi. Queste  scelte fatte da amministratori di ottime visioni  come le vogliamo chiamare? Ora restano a ridosso del parco strutture in degrado come pure l’area Bringhenti e la ex fornace.  Nessuno e tanto meno chi critica il jo-park  ha mai preso in considerazione il degrado e la poca attenzione che da alcuni anni avanzavano nel parco e nelle aree circostanti.

Se io ed Alfredo non avessimo studiato e proposto  il progetto Pego-Virtuosa, ( all’interno del quale risulta indicato anche il parco avventura) tutto sarebbe rimasto come prima in attesa di una nuova progettualità ancora lontana dai pensieri di alcuni amministratori.

Con questo non si vuole rivendicare le idealità che hanno dato origine al parco, a metà degli anni settanta del secolo scorso e che per molti anni ha avuto positive attenzioni. Credo comunque, sia giusto chiamare le cose con il loro vero nome…

Renzo