Archivi autore: Renzo Gazzoli

Perchè parliamo di fusioni

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Tutto ha inizio con la crisi economica, con l’elevato debito pubblico, con la cattiva gestione della finanza pubblica, con il malaffare dilagante a più livelli. Queste ed altre ancora sono le ragioni per cui oggi non ci sono Comuni che non abbiano serie difficoltà a gestire con efficienza ed efficacia le competenze amministrative.

La prolungata crisi economio-finanziaria ha di fatto indebolito enormemente l’azione dei Comuni. La perdita di capacità d’intervento equivale ad una perdita di fiducia da parte dei cittadini nella istituzione Comune. Da ciò ne deriva uno scollamento del tessuto sociale, determinando la moltiplicazione dei problemi in un’epoca in cui servirebbe una comunità coesa disposta a fare la propria parte in soccorso a se medesima. La gestione dei territori e le cose di pubblico interesse evidenziano forti criticità. Manti stradali in pessime condizioni, quasi assente la manutenzione negli edifici pubblici, inadeguato finanziamento alla scuola pubblica, l’assistenza sociale non in grado di soddisfare i bisogni crescenti, la cultura che si limita ad un livello medio basso. Il degrado ambientale inoltre ferisce le coscienze. Non c’è ciglio stradale che non abbia rifiuti abbandonati, non c’è fossato dove non siano sacchi d’immondizia, non c’è marciapiede senza escrementi animali, soltanto per citare alcuni aspetti. Il degrado ambientale è d’altronde figlio del degrado etico e sociale; sono diffusi fra la gente l’indifferenza e il disinteresse non privo di livore verso le istituzioni e chi le rappresenta. L’elenco di queste criticità non sono frutto di un pensiero negativo, ma l’esposizione della realtà che sta sotto gli occhi di tutti e che nasce tuttavia dal   desiderio di cambiarla per dare senso alla comunità civile.

Soltanto una nuova organizzazione fra i Comuni del medesimo territorio può essere in grado di dare risposte ai problemi incombenti della comunità. La fusione consentirà di creare condizioni molto favorevoli, quali: dotazione unica del personale, unico capitale finanziario e patrimoniale, trasferimenti statali consistenti, possibilità di istituire nuovi servizi, rapporti diretti con l’Europa, gestione coordinata dell’intero territorio, efficacia dei modelli di gestione, economia di scala, possibilità di innovare servizi con azioni sperimentali, superamento del patto di stabilità, possibilità di investimenti in opere pubbliche, nuovi modelli partecipativi, maggiore forza alla vocazione del territorio, maggiore forza contrattuale con le società di servizi ( multiutility), maggior peso politico nei rapporti Stato-Regione.

Costruire una nuova gestione fra i Comuni risulta al quanto difficile se non c’è una forte visione politica degli amministratori e delle forze politiche. La gestione del percorso richiede facoltà organizzativa e coinvolgimento attivo del personale. Tutti gli obiettivi citati saranno raggiunti solo dopo la regimentazione della nuova gestione.

Mentre tutto cambia così velocemente, è impensabile dover restare ancorati a schemi del passato recente. La storia insegna che i Comuni nei secoli hanno avuto una evoluzione continua:
nati attorno all’ XI e XII sec., sostituiti dalle Signorie a partire dal XIII sec., dopo alterne vicende il Comune democratico viene ripristinato con l’avvento dell’unità d’Italia fino alla nascita del fascismo che ne sospende la funzione democratica. Nel dopoguerra riprendono la vita democratica. Il boom economico degli anni cinquanta e sessanta produce un esodo consistente di cittadini del nostro territorio verso le città industriali del nord. Dagli anni settanta agli anni novanta i nostri Comuni sono in prima fila nel sostenere lo sviluppo industriale e urbanistico dotandosi di innumerevoli servizi, anche migliori di quelli delle grandi città. Questo exscursus storico dà la misura dei notevoli mutamenti avvenuti nel tempo, a dimostrazione che anche l’organizzazione della società e la gestione delle comunità si modellano in rapporto alle condizioni dell’epoca storica.

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi di Pegognaga

Organismi naturalmente modificati

GirasoleFra i campi di cereali di mezzo mondo sta montando una rivoluzione che potrebbe aiutare 800 milioni di persone a risolvere il problema della scarsità di cibo. La nuova frontiera dell’agricoltura ecologica si chiama Mas, sigla che sta per marker assisted selection,  selezione assistita da marcatori. A promuoverla è Greenpeace, che la descrive come una biotecnologia capace di arrivare dove gli OGM hanno fallito.

La  Fao  stima che garantire la food security, cioè la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare dell’umanità nei prossimi decenni, richiederà un aumento consistente della produzione agricola, obiettivo da raggiungere in un contesto climatico in cui i terreni saranno sempre più salati, si verificherà un ulteriore innalzamento termico e soprattutto aumenterà la siccità. Fattori che ridurranno in misura crescente la produttività agricola globale. Ci sarà sempre più bisogno di innovazione, e per questo Greenpeace cerca di sensibilizzare la popolazione mondiale sulla tecnologia Mas, non invasiva e secondo natura.  Greenpeace ha stilato  un elenco di 136 varietà ottenute tramite questa tecnica.

La Mas è una biotecnologia capace di selezionare le piante più resistenti e produttive, senza presentare i rischi degli OGM.  Si tratta di una proficua collaborazione fra contadini e biotecnologici iniziata vent’anni fa: gli agricoltori individuano le piante più produttive e più resistenti ai parassiti, alle malattie e alle intemperie, poi intervengono i biotecnologi che prelevano cellule di quelle piante e “srotolano” la massa del Dna per evidenziare attraverso dei marcatori molecolari, piccoli frammenti di Dna- i geni associati al carattere desiderato.

Grazie a questa tecnologia, si è debellata la ruggine delle foglie, provocata dal batterio che rappresenta una seria minaccia per il riso. Greenpeace stima che annualmente vada  perso causa di questi patogeni il 20% del raccolto mondiale di riso. In Thailandia, Corea, Cina e India le piantagioni di riso derivanti dalla biotecnologia Mas, i raccolti resistono alla siccità e alle inondazioni, più frequenti e devastanti in conseguenza del cambiamento climatico.

In Italia il gruppo del professore Roberto Tuberosa, docente di Genetica delle piante all’Università di Bologna, sta lavorando da un decennio per migliorare la qualità e la produttività del  frumento duro utilizzato per produrre la pasta. L’Italia ha una lunga e lusinghiera tradizione nel miglioramento genetico per l’innovazione varietale del frumento duro.

Il problema più acuto, afferma il professore Tuberosa,  resta quello della scarsità dei fondi per la ricerca, pubblici e privati: “se non si porrà presto mano al portafoglio per stimolare la ricerca nel settore genetico vegetale, la nostra agricoltura rischia un’ulteriore marginalizzazione”. E il tema della sofferenza dei centri di ricerca italiani Tuberosa ha intenzione di portarlo all’attenzione mediatica nel corso di Expo 2015.

Giulia Maria Mozzoni Crespi, storica ambientalista, pioniera dell’agricoltura biologica in Italia e Matteo Giannatosio, medico e agronomo, esperto in alimentazione, hanno sostenuto che le allergie alimentari (sono raddoppiate in 10 anni) per colpa di una alimentazione di cattiva qualità e l’uso eccessivo di pesticidi, sostanze chimiche e organismi geneticamente modificati in agricoltura.

Il moltiplicarsi delle allergie è l’inevitabile conseguenza del rapporto perverso che abbiamo instaurato con il cibo e con la natura che lo elargisce. Il cibo infatti avrebbe  perso la sua sacralità, decadendo all’umile rango di bene di consumo.

Lettera alla Gazzetta di Mantova del 29-01-2015 sul tema “Unioni e fusioni”

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Egregio direttore, da alcuni mesi il Suo giornale pubblica articoli riguardante il dibattito relativo al tema delle unioni-fusioni dei Comuni della nostra Provincia. Gli articoli evidenziano le tante difficoltà e reticenze da parte di molti amministratori nell’affrontare il problema e successive decisioni. Come noto, la riforma Delrio del 2013 introduce l’obbligo ai Comuni sotto i 5000 abitanti di un medesimo territorio a unire la gestione dei servizi oppure a fondersi in un solo Comune. Per il momento il decreto non obbliga i Comuni sotto i dieci o venti mila abitanti, ma le ragioni oggettive di tale provvedimento legislativo, non si differenziano anche per questi Comuni, in quanto, i trasferimenti finanziari che lo Stato centrale conferisce a tutti i Comuni, Provincie e Regione sono costantemente in diminuzione e così pure le singole entrate degli Enti. I servizi ai cittadini richiedono per la loro efficienza un continuo aggiornamento al rialzo, ma non è consentito aumentare le tasse locali vista la continua crisi economica che investe senza sconti le famiglie. Ogni singolo Ente è chiamato ad eliminare gli sprechi e le inefficienze in tutti gli ambiti di competenza, ma ciò non è risolutivo alla necessità di risorse finanziarie che ogni anno, richiedono i servizi. I singoli Comuni sono” stremati “nell’assolvere funzioni a loro affidate. Come poter pensare che l’attuale gestione dei singoli Enti piccoli e medi possa reggere e giustificarsi nel prossimo futuro?

Nelle attuali condizioni e ancora peggio quelle chi ci attendono, i Comuni saranno costretti a ridurre o cancellare servizi. Servizi che le comunità si sono conquistate e con essi, la libertà, il vivere civile valorizzando la democrazia. Di fronte a questo stato di cose di primaria importanza viene da chiedersi perchè molti amministratori vogliono restare nel loro guscio. Così facendo si pensa di dare il meglio ai cittadini oppure no? Il campanilismo ci aiuterà ad affrontare nel modo migliore i problemi incombenti oppure rappresenta una gabbia, dentro la quale troveremo soltanto” pane e acqua?” Bisogna che la pubblica opinione ne prenda coscienza Se la politica non fa nulla si renderà colpevole dell’impoverimento delle comunità e della messa in pericolo della democrazia. Se noi cittadini ci teniamo ai servizi conquistati, dobbiamo fare la nostra parte. I movimenti, le associazioni, i comitati di ogni estrazione e i cittadini, si mettano in moto per spingere senza indugi gli amministratori e i partiti verso la messa in sicurezza dei nostri servizi. L’unica strada resta quella delle unioni o meglio ancora della fusione fra Comuni del medesimo territorio. Si tratta di dotare le attuali comunità civili, di una nuova organizzazione che il nostro tempo ci sta dettando, con essa si può ottenere una ottimizzazione organizzativa dei servizi, di attuare una economia di scala e di liberare risorse in ottica territoriale inclusiva. Sullo scacchiere provinciale un numero considerevole di Comuni con meno di 5000 abitanti e anche alcuni oltre si sono messi in moto verso la realizzazione di unioni: sono i Comuni dell’est Mantovano, i confinanti col Cremonese, i Comuni del medio e alto Mantovano, del destra Secchia e dell’Oglio Po. I Comuni del destra Po sinistra Secchia, dopo un timido avvio hanno sospeso il confronto, probabilmente i soggetti politici che guidano questi Comuni pensano di bastarsi oppure sottovalutano il problema. Ha colpito l’azione dimostrativa del sindaco di Berceto, piccolo Comune del Parmense che ha chiesto l’elemosina per il suo Comune davanti al Duomo di Parma. Si è presentato in piazza indossando la fascia tricolore su vestiti da mendicante e cappello in mano, per protestare contro i tagli dello Stato e testimoniare le difficoltà nel garantire i servizi ai suoi cittadini.