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UNA SEDUTA CONSILIARE ANOMALA – Lettera alla Gazzetta, Settembre 2017

Eravamo in pochi quella sera nella sala civica Giuseppe Bombetti di Pegognaga. Il grande caldo di fine luglio teneva ognuno come prigioniero nella propria abitazione, chi con l’aria condizionata a botto e chi, invece, sdraiato sotto le pale di potenti ventilatori. Il clima in sala era surreale e il dibattito tra gli eletti si è svolto in modo molto garbato, cordiale e costruttivo; le parole s’intervallavano con i sorrisi e i temi erano ben argomentati.

Abituati come sempre ad assistere a schermaglie condite con tante sfumature di arroganza e ad interventi spinti accompagnati da voce lirica che supera gli 85 decibel; (tanto che spesso il pubblico segue le sedute dotato di protezioni individuali), noi del pubblico ci siamo meravigliati e  dallo stupore siamo rimasti immobili e muti. Il riferimento è all’ultima seduta del Consiglio Comunale di Pegognaga. I presenti s’interrogavano cercando di trovare risposte alla pacatezza e all’armonia cui stavamo assistendo: forse la canicola estiva ha bruciato le energie negative dei nostri eletti? Forse la delusione si è impadronita del gruppo di maggioranza, dopo aver appreso dai colleghi sindaci della bassa di spostare la decisione sull’unione dei comuni al 2020? O  forse ha preso il sopravvento la gioia delle minoranze a questa notizia? O ancora: forse l’ottimismo delle minoranze fa intravedere loro il fatidico traguardo per raggiungerlo alla prossima tornata elettorale e indossare finalmente la maglia della maggioranza?  Queste congetture lasciano il tempo che trovano, ovvio. Ma la seduta succitata merita di essere registrata nel manuale della buona politica. I cittadini attendono smaniosi altre repliche.

 

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga15

LE BUONE PRATICHE CI RIGUARDANO – Lettera alla Gazzetta, Agosto 2017

I dati Ocse hanno rilevato che il popolo danese risulta essere il più felice, non solo d’Europa, ma di tutto il mondo.  La città danese di Arhus, seconda nel paese per importanza, è riconosciuta come città del sorriso. Come fanno poi a sorridere i Danesi e ad  essere felici sapendo di avere una tassazione sul reddito di oltre il 55% ?  Per giunta vanno tutti in bicicletta, mentre la maggior parte di noi Italiani, pur avendo una tassazione inferiore, si sposta continuamente con l’automobile, anche nei luoghi dove il buon senso ci suggerisce di non andare. E siamo spesso avviliti?! E se ciò non bastasse, sempre  contro qualcuno!?  Lasciarsi  contaminare dalla cultura danese, per noi vorrebbe dire, vivere due volte.

Noi Italiani rivendichiamo all’Europa pari dignità economica, garanzie finanziarie e politiche fiscali comuni. Mai ci viene in mente di dichiarare il nostro impegno per un’etica del rispetto delle regole date, ( un po’ alla maniera tedesca), per avere più senso dello stato (alla maniera francese) e per  essere meno arrabbiati ( alla maniera danese). Insomma, un po’ più Europei di fatto, senza con questo rinunciare ad essere Italiani, ma per assumere  le buone pratiche diffuse da tempo in altri Stati d’Europa.

Prendiamo ad esempio la positiva iniziativa dell’Amministrazione Comunale di Pegognaga di alcuni mesi fa, riguardante l’invito ai genitori degli alunni delle scuole di non transitare con le proprie auto nei pressi dei plessi scolastici, per gli ovvi motivi legati alla sicurezza e alla salute dei loro bimbi. Ebbene, l’invito non è stato accolto e il via vai di auto è continuato come sempre, quasi a sottovalutare la salute dei propri figli, cosa non credibile. Ora siamo prossimi al nuovo anno scolastico e, visto l’insuccesso dell’azione succitata, si pone di nuovo il problema. Quale sarà la decisione dell’Amministrazione? Lasciare il caos di sempre e rinunciare a prendere provvedimenti, ignorando le nefaste  conseguenze per la salute degli alunni? Oppure attuare  un piano B? Piano che potrebbe contenere disposizioni limitative come ad esempio: la chiusura di un tratto di via Verdi, la chiusura di un  tratto di strada di piazza Vittorio Veneto, incentivare l’uso della bicicletta, premiare chi si reca a scuola a piedi, anche ripristinando  il pedi-bus.  Pratiche, queste, che consentono di proteggere dall’inquinamento e dal caos gli spazi circostanti i plessi scolastici, garantendo inoltre la  mobilità delle persone in completa sicurezza.

 

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

LA PARTECIPAZIONE HA IL DIRITTO DI PAROLA – Lettera alla Gazzetta Aprile 2017

In queste settimane a Pegognaga si stanno svolgendo incontri pubblici con la cittadinanza nelle sue forme organizzative, sul tema della ristrutturazione delle scuole primarie e pertinenze. Da mesi l’Amministrazione Comunale ha avviato la gravosa procedura burocratica che  prevede anche la progettazione partecipata,  per cui  i cittadini sono invitati a partecipare ad incontri  programmati e gestiti da esperti incaricati dal Comune. Le prime assemblee sono avvenute alla presenza del corpo insegnante,  dei genitori, delle associazioni e dei gruppi consiliari. Gli incontri che hanno preceduto i gruppi consiliari hanno visto una scarsissima  partecipazione e di  contributo di idee al disotto delle aspettative.  Rammaricarsi dopo questi primi incontri è un sentimento che investe chi amministra e risultano paradossali le tante attenzioni che spesso i social media riversano sul locale: compaiano critiche astiose e polemiche gratuite o, peggio ancora, fake news che causano danno alla comunità. Forse non si dà il giusto valore ai cambiamenti che interverranno nel nostro Comune dopo il sisma  del 2012.  L’assegnazione dei  finanziamenti  per il ripristino dei plessi scolastici, del teatro comunale nonché della chiesa parrocchiale,  offre l’opportunità alla nostra comunità di rivedere una parte importante dell’urbano in una visione proiettata nel futuro. Il bene comune si alimenta con la  partecipazione concreta e con il pensiero di tutti per un confronto vivo, vocato a produrre le migliori soluzioni. La partecipazione  è un atteggiamento nobile della democrazia e della libertà; libertà che ognuno di noi rivendica in ogni istante, ma che spesso viene esercitata a scapito dell’interesse comune.

Dopo la famiglia, la scuola è l’agenzia educativo-formativa dei futuri cittadini ; essa riveste enorme importanza ed è pilastro portante della civiltà. I plessi scolastici citati hanno accolto alunni, insegnanti e operatori per oltre cento anni e ora dovranno essere efficentati, forse per altrettanti anni. Così come si evolvono i metodi d’insegnamento, si evolvono gli spazzi e  gli strumenti scolastici. Per queste ragioni “ l’operazione scuole” ha la necessità di nutrirsi di un confronto di idee a 360 gradi, che coinvolga tutta  la comunità, la quale deve porsi in modo scevro da  pregiudizi e schieramenti inopportuni.

 

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Lettera alla Gazzetta, Ottobre 2016

Se di primo mattino veniamo svegliati dalla sirena dell’autoambulanza, pensiamo ad un vicinobisognoso di soccorso, non pensiamo che i soccorritori sono tre volontari. Se durante un viaggio inauto ci capita di essere fermati da una persona con giubbotto a strisce e una bandierina rossaperché è in transito una corsa ciclistica, quella persona è volontaria. Quando torniamo soddisfattida una delle tante feste paesane, ricordiamoci che il merito è di tanti volontari. Questi esempi cifanno dire che il lavoro dei volontari, è di una preziosità inestimabile. Patrimonio umano chededica parte del suo tempo e competenze, al servizio degli altri; anima e motore delle comunità,collante del tessuto socio-culturale. Le innumerevoli associazioni richiedano volontari e ricambiogenerazionale continuo. In molti casi ciò non avviene. Se fosse proibito fare volontariato allepersone di 50 anni e oltre, il mondo delle associazioni quasi non esisterebbe, mentre sembra siavietato alle persone sotto questa età; per quest’ultima fascia di età, soltanto oasi nel deserto. Lecomunità saranno sempre più povere man mano che il volontariato viene meno.Il tema è d’importanza rilevante perché chiama in causa il modello di società che negli ultimidecenni ha provocato molti danni:la società sta assumendo una metamorfosi che ci allontana dai valori di convivenza e di solidarietà,gli stili di vita suggeriti sono rappresentati da un individualismo eccessivo. Da qui nascono azionie comportamenti di divisione permanente che riducono le comunità ad un insieme di individuiprivi di un adeguato senso civico. Un tempo la politica e i partiti catalizzavano masse intorno aloro anche con forme di aggregazione, grazie ad un pensiero , seppur ideologizzato, ma intrisoanche di valori rispettabili. Ora stanno progressivamente perdendo la loro nobile funzione,Assistiamo di frequente a scontri e a conflitti negativi fino a pensare alla cancellazione dell’altro.La politica si sta riducendo ad un residuo della democrazia, svuotandola dai suoi valori. In troppicasi i politici, chi fa politica e chi pretende di farla, si dimostrano cattivi maestri. Tuttavia, non sipuò pensare di far senza la politica e i partiti in un regime democratico. Occorre, quindi, da un latoassumere un atteggiamento di resilienza e, dall’altro, contribuire ad una rigenerazione culturaledella politica.Se si perde sempre più fiducia negli altri, una società non ha alcuna prospettiva di migliorare, forsenemmeno di sopravvivere e porta ognuno a sopravalutare fino al ridicolo le proprie capacità di farea meno degli altri. In questo stato di cose la coesione socio-culturale delle comunità può trovaremaggiormente riscontro nella trama delle associazioni territoriali e nel mondo del volontariato.Gli Enti Locali sono chiamati a promuovere la cultura del volontariato, destinando risorse,strumenti e uno sportello del volontariato affinché l’associazionismo continui l’attività sociale,culturale e ambientale dei territori, mantenendo attiva la comunità e, con essa, un sano civismo.

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Lettera alla Gazzetta, Febbraio 2016

Non c’è via dove non siano presenti cartelli, appesi alle recinzioni delle abitazioni, con la scritta VENDESI; sono presenti anche nelle aree industriali appiccicati ai capannoni. Il prolungarsi della crisi economica finanziaria, iniziata a partire dal 2008, ha seminato questi cartelli in tutti i comuni del nostro territorio e anche oltre.

A causa di chi è restato senza risorse finanziarie, o ha costruito all’inverosimile, ora intere costruzioni sono disabitate o stanno per esserlo. Colpa del mancato reddito dopo aver perso il lavoro e colpa di un sistema economico finanziario irrazionale e degenerativo giunto alla rottura degli equilibri che fino a poco tempo fa nascondevano i lati negativi. Chi porrà rimedio a questo stato di cose? Certamente non il sistema che le ha generate.

In termini occupazionali e di redistribuzione del reddito il futuro è molto compromesso,se si continua a ripercorrere le medesime modalità. A dirlo è Marco Panara su (affari e finanza del quotidiano la Repubblica): è vero simile prevedere per il futuro non lontano l’invasione delle tecnologie sempre più sofisticate e complesse in grado di sostituire sempre più ampi settori del manifatturiero dove intere linee di produzione robotizzate saranno gestite da altri robot , la chiamano la quarta rivoluzione industriale che consiste nell’insieme di innovazioni basate sulla digitalizzazione dei processi con macchine sempre più intelligenti e connesse che comunicano tra di loro, scambiando ordini e commesse in frazioni di secondo e la diffusione delle stampanti 3D. Quando tutto questo avverrà, il mondo della produzione sarà cambiato radicalmente e l’impatto su quello che accadrà fuori dalle fabbriche non sarà di meno. Se questo sarà il futuro, e attualmente se ne intravedono tutte le condizioni, ciò determinerà l’espulsione dal lavoro di molte persone amplificando i gravi problemi che tutte le società industriali stanno già vivendo. A questo punto il vero problema non sarà più la produzione e l’alta produttività, bensì le persone, l’occupazione, il lavoro, il tempo di lavoro che verrà dedicato al lavoro stesso. Per noi dovrebbe sempre valere l’articolo uno della Costituzione: l’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro. Si tratta quindi di distribuire il lavoro tra la forza lavoro attiva presente e disponibile, applicando quello che un tempo non troppo lontano solo a pronunciarlo risultava blasfemia: riduzione per tutti dell’orario di lavoro. Sei ore continuative al giorno per cinque giorni settimanali in tutti i campi lavorativi, riducendo significativamente le tasse in busta paga e per l’impresa.

Occorre andare verso un modello di società che non esasperi l’idea di produzione e che sappia dare un’etica alla competizione. Occorre che la finanza non sia più importante del battito cardiaco delle persone e che la persona sia più importante delle quotazioni in borsa.

Un nuovo tempo di lavoro libera le persone a un maggiore tempo da dedicare alla crescita culturale , ad attività fisica per la propria salute, ai viaggi, all’educazione dei propri figli e all’accudire i famigliari anziani bisognosi, riducendo il carico del welfare.

Un lavoro a tutti con un reddito per una vita minimamente decorosa, una vita decorosa deve liberare di più le persone dal tempo di lavoro.

Lavorare meno e lavorare tutti: non è più uno slogan antisistema, ma la condizione oggettiva di una società dove la tecnologia sostituisce le persone a una velocità maggiore del nostro lento pensiero.

Se la rivoluzione industriale 4.0 si configurasse per le persone come qui descritto, penso non incontrerà resistenze, ma se peggiorerà la già difficile realtà, la società tutta non reggerà.

 

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

A chi darli i nostri rifiuti quotidiani?

Da mesi la Gazzetta pubblica articoli e lettere sul tema rifiuti urbani, in vista di tante scadenze di assegnazione diretta concesse da molti Comuni della nostra Provincia a Mantova Ambiente. ( Tea) Se non fosse una cosa seria verrebbe da pensare ad una commedia all’Italiana.

Cosa sta succedendo alla nostra multiutility domestica? Perché fronde consistenti di Comuni soci annunciano di andare a gara con il servizio rifiuti? Occorre soffermarsi sul sistema porta a porta spinto come scelta strategica di Mantova Ambiente che, di fatto mira ad un solo obiettivo: alta percentuale di raccolta differenziata senza curarsi di tanti altri aspetti che il servizio pone, come un elevato costo economico per le famiglie, disagi per molte fasce di cittadini, elevato inquinamento dovuto all’uso massiccio di mezzi di trasporto adibiti alla raccolta, gestione e trattamento della frazione organica molto onerosa, degrado dei territori, incremento preoccupante di insoluti, gestione burocratica delle piattaforme ecologiche, mancanza di una informazione educativa continua nelle scuole e fra i cittadini. Un sistema che non è in grado di dare adeguate risposte alla complessità che lo caratterizza, non è un sistema sano. Dopo anni di attuazione di questo sistema, Mantova Ambiente dovrebbe riconoscere i tanti limiti di questa scelta e proporre ai Comuni soci sistemi in grado di gestire al meglio la complessità dei rifiuti urbani.

Un’ imprenditoria di successo è tale quando investe continuamente sui prodotti/servizi, nella loro qualità e diversità. Mantova Ambiente (Tea) in tutti questi anni non ha dimostrato lungimiranza nel settore rifiuti anzi, per contenere i costi del porta a porta ha ridotto il servizio in molti Comuni.

L’azione manageriale di Tea ha rivolto l’attenzione alla acquisizione di quote societarie di altre piccole società del settore e ora sta pensando di acquisirne altre da una società fuori provincia. L’investimento di un certo rilievo che ha realizzato, è stato quello di un consistente ampliamento della discarica di Mariana al punto da far pensare alla possibilità di accogliere rifiuti di altre Province ( in caso di emergenze) con la speranza di fare business.

La volontà di soddisfare le consistenti richieste da fronde di Comuni pur di non perderli, viene percepita come azione di difesa del territorio. Questa politica denota debolezza e difficoltà manageriali, con conseguenze sui costi che incideranno sugli equilibri finanziari di Tea. E qui corre l’obbligo di ricordare i casi di Cime e Siem.

La vera mission di una società pubblica di servizi non è quello di fare utili ( con le tariffe) per essere divisi fra i soci, bensì per investirli nei servizi a vantaggio dei cittadini. Una società che si definisce paladina dell’ambiente in quanto lo tiene “pulito” e nell’eseguirlo impiega mezzi di trasporto ad elevato tasso d’inquinanti per l’atmosfera, rappresenta un paradosso.

I rifiuti si possono raccogliere con sistemi che sappiano governare meglio la complessità. Da anni in vasti territori del nord d’Italia sono serviti da isole ecologiche, cassonetti intelligenti, sistemi misti, stazioni ecologiche multi materiali, sistemi che consentono di raggiungere altissime percentuali di R.D.

La frazione organica supera il 30% del totale degli RSU (frazione più costosa nell’insieme del servizio) che attualmente viene convogliata in un unico impianto di biossidazione forzata e di filtraggio dell’aria con elevati consumi energetici, impianto ubicato alla estremità nord-ovest della Provincia ( quanti km occorre fare per i Comuni dell’oltrepò, per conferire il proprio organico? E quanta C02 si scarica in atmosfera?) Sistemi molto più economici ed ecologici per trattare la frazione organica e ricavarne un compost di qualità certificata sono presenti da anni anche in Italia vedi ( Comune di Campo Tures BZ attivo dal 2002). Si tratta di impianti di dimensione media che richiedono esigui investimenti e che riducono anche di un terzo i tempi di maturazione in compost, con l’impiego di tecnologia biologica in assenza di esalazioni. Si potrebbero immaginare tre o quattro di questi impianti distribuiti sul territorio della Provincia per avere grossi risparmi economici e riduzione dell’inquinamento.

Le piattaforme ecologiche dovrebbero avere una gestione meno burocratica e più aderente alla direttiva UE in materia di riutilizzo dei materiali in esse presenti: i cittadini conferenti abbiano la possibilità di attingere e riutilizzare materiali o oggetti scartati da altri; le piattaforme dovrebbero avere la funzione di ricicleria di tutto quanto riutilizzabile al fine di ridurre i rifiuti, al tempo stesso dare nuova vita alle cose. Se la gestione terza di questi centri di raccolta non è in grado di sostenere questa idea di gestione, siano i singoli Comuni a gestirle con l’aiuto del volontariato e forme compensative (vaucher)

Con le richieste da parte di alcuni sindaci di abbattimento dei costi del servizio , divisione degli utili di gestione per abitanti, dimezzamento degli insoluti ( sul totale dei Comuni non si parla di centinaia di migliaia di Euro ma di Milioni ) pur mantenendo il medesimo sistema di raccolta e smaltimento, non sarà facile per il gestore chiudere i bilanci in positivo.

Anche Tea, come tante altre società pubbliche di provincia, dovrà affrontare altre sfide che stanno avanzando in molte regioni del nord, provocate dalle grandi multiutility come: A2A – Hera – Iren – Acea per accorpare totalmente o parzialmente la costellazione delle piccole società di provincia. Se ciò avvenisse vorrebbe dire l’appiattimento standardizzato della gestione dei servizi ai cittadini, senza il benché minimo controllo e incidenza da parte di chi li rappresenta.

Se il territorio rimarrà unito e compatto, Tea avrà qualche possibilità in più di reggere alle insidie. E per fare ciò occorre che da un lato la nostra multiutility diventi un’eccellenza a 360 gradi nei servizi erogati, e dall’altro i singoli Comuni optino per l’affidamento diretto, rivendicando però un ruolo critico e un peso politico che ora non hanno.

E’ inoltre fondamentale che le singole amministrazioni comunali facciano la loro parte per perseguire/garantire uno standard di efficacia e di efficienza del servizio: promuovano pertanto una vera politica seria di innovazione del servizio e ancor più di educazione dei loro cittadini alla responsabilità civica e quindi al rispetto del territorio in cui vivono.

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Riflessione su unione Pegognaga – Motteggiana

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Una attenta riflessione su quanto sta per realizzarsi è d’obbligo. Mi riferisco all’unione con il
Comune di Motteggiana e il modo come è stata illustrata dai due sindaci giovedì scorso presso il
municipio di Motteggiana.

Premesso che tutti noi concordiamo sull’obiettivo di arrivare alla fusione dei 6 Comuni. Quale
strada intraprendere per realizzarlo? Si sa che al momento due su sei sono disponibili per l’unione.

Se è vero che un gruppo di lavoro che unisce i sei Comuni ha avvertito la necessità di realizzare uno
studio di fattibilità per unire o fondere i sei Comuni; vuol dire che si vuol capire quale
organizzazione del territorio comporta e quali vantaggi ne derivano per le comunità. Soltanto dopo
aver analizzato il suddetto progetto, individualmente e collegialmente si deciderà la scelta da farsi.

Questo vale anche per Pego e Motteggiana. Dobbiamo attendere ancora alcuni mesi? Si può fare,
visto che sono anni che se ne parla e non sarà un altro breve periodo a fare difetto, viste anche le
notevoli probabilità che ci sia uno spostamento al 2016 dell’obbligo di unirsi per i Comuni sotto i
3000 AB.

Decidere di andare in unione con Motteggiana entro l’anno in corso prima ancora di analizzare il
progetto di fattibilità dei sei Comuni, vuol dire non dare la possibilità agli alti di maturare la
decisione alla luce di vantaggi certi che emergeranno dallo studio. Soltanto dopo questi passaggi e
qualora nulla cambi per gli altri sindaci, si può procedere con Motteggiana non con l’unione ma con
la fusione. Se la politica fosse dotata di buon senso intraprenderebbe questo percorso.

Ho colto delle consistenti contraddizione nel pensiero del sindaco di Motteggiana; quando sostiene
che bisogna pensare e agire per il territorio e non per i municipi. Però lui ha rifiutato la fusione con
Suzzara pur sapendo che avrebbe avuto dei vantaggi anche per i suoi cittadini. Perché l’ha fatto?

Probabilmente pensava al municipio, alla paura di diventare una frazione di Suzzara e perdere il
controllo della sua realtà attuale. Vuol fare l’unione e non la fusione con Pegognaga per mantenere il
municipio e risolvere così il suo problema con gli obblighi di legge. Quindi, trovare un Comune
che si accolli l’onere dell’unione; risulta essere un ottimo salvagente che gli consente di galleggiare
in municipio a Motteggiana. L’idea di una fuga in avanti verso una unione insignificante a due e
pensando che successivamente gli altri Comuni si uniranno, è sbagliata, in quanto verrà
sicuramente interpretata come una sfida nei loro confronti, mancanza di coraggio, di lungimiranza e
con il pericolo che il tutto scivoli sul personale. Anche in questo caso si tende a colpevolizzare
sempre gli altri per la loro refrattarietà ad unirsi. Siamo così sicuri di aver condotto nei dovuti modi
il percorso fin qui fatto e di aver portato le dovute argomentazioni, le analisi e il confronto
interpersonale? Certamente, si dirà; diversamente dovremmo fare autocritica. Azione sospesa.

Vorrei prendere a prestito un pensiero di Papa Francesco espresso dopo gli ultimi scandali in
Vaticano: se non siamo capaci di gestire i soldi che si vedono, come possiamo essere in grado di
gestire le anime che non si vedono? Traduco: se non siamo ancora in grado di avere rapporti corretti
e costruttivi tra di noi in casa nostra, come possiamo pretendere di essere sempre in grado di averli
fuori casa? Ancora: se la nostra mente ha difficoltà a recepire il pensiero altrui, quindi di poterlo
soppesare, come possiamo pensare che altri recepiscono il nostro?

Voler andare in unione con Motteggiana senza un progettino di fattibilità,di servizi da unire, di
risorse finanziarie da destinare e di persone da impiegare è come dire ad un manuale di costruire
una casa senza il disegno.

Con ogni probabilità di questa riflessione se ne farà cattivo uso oppure buona per il cestino.

Ricordandovi però che questa maggioranza è costituita da una coalizione e che quando ci sono
scelte politiche importanti, correttezza vuole che ci si confronta prima ancora di decidere. Anche
perché a rispondere degli errori della amministrazione non sono soltanto il sindaco e il PD, lo siamo
in egual misura anche noi del movimento.

E’ evidente a tutti noi che la scelta è già stata fatta anche se si vuol far credere ai cittadini che ci
sono ancora altri passaggi come il consiglio comunale. Soltanto più avanti ci si renderà conto che è
sbagliata e che “demolirà” l’obiettivo originale. Ogni scelta ha delle conseguenze certe, l’importante
esserne consapevoli.

Convinto di interpretare il pensiero della maggioranza del movimento che rappresento.

Renzo.

Lettera alla Gazzetta di Mantova del 22-11-15

Megafono_verde

Ogni giorno una processione scomposta di automobili accerchia i plessi scolastici. Molti genitori
accompagnano i propri figli a scuola in auto creando ingorghi, pericolo per gli alunni e molto
inquinamento. Auto che sostano in tripla fila con motori accesi, altre parcheggiano o che transitano
per tutto il giorno a pochi metri dalle finestre delle scuole e i vigili urbani in servizio, senza
berretto d’ordinanza, visto che hanno sempre le mani nei capelli per le difficoltà a gestire il caos.
Sembra di trovarsi in un porto di mare con auto accalcate e autisti impazienti di entrare nel ventre
della nave per raggiungere un altrove.

Causa questo stato di cose non più tollerabile e vista anche la direttiva Europea numero zero la
quale bandisce il Piedi­Bus perché favorirebbe le lobby delle calzature, l’Amministrazione
Comunale ha provveduto ad un’inedita organizzazione, convinta di eliminare il caos, agevolare i
genitori e ridurre l’inquinamento in atmosfera.

Il plesso scolastico di recente prefabbricazione si presenta con due aperture centrali corrispondenti
tra di loro realizzate sui lati longitudinali. Le auto entrano nel corpo della scuola, sostano a
motore acceso in attesa che scenda il bambino, poi lentamente escono dal lato opposto. Questa
soluzione offre i seguenti vantaggi: si elimina il caos, i genitori non scendono dall’auto, in caso di
pioggia e neve i bambini non si bagnano, le auto transitano in fila ordinata, non c’è la necessità
della presenza dei vigili e parte dei gas di scarico sono catturati all’interno del plesso,
contribuendo alla riduzione dell’effetto serra.

Gli insegnanti hanno la facoltà di entrare in aula con la propria auto con la raccomandazione di
parcheggiarla dietro la scrivania.

Lo sgradevole odore dei gas di scarico che si crea all’interno della scuola viene mitigato con
essenze naturali. Le sostanze “ indigeste” presenti nei gas di scarico ( monossido di carbonio,
idrocarburi, ossido di azoto, particolato con l’aggiunta di metalli pesanti come: piombo, alluminio
e nichel) che respirano i bambini favorirà la formazione di polmoni d’acciaio e li renderà immuni
ad allergie e intolleranze alimentari, mentre le parti chimiche sono indicate per la colazione, i
metalli pesanti sono preferiti per il pranzo. Buon appetito bambini.

Viene da chiedersi: i genitori sono o non sono consapevoli di questo nutrimento per i loro figli?

Una minoranza ha criticato questa soluzione, definendola discriminatoria in quanto nelle aperture
adibite al passaggio delle auto l’altezza non consente il passaggio dei mezzi furgonati.
Anche le soluzioni migliori trovano sempre qualcuno contrario…

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Lettera alla Gazzetta di Mantova del 16-9-15 sul tema “Unioni e Fusioni”

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Egregio direttore, da mesi il Suo giornale pubblica articoli e lettere che riguardano la fusione dei
Comuni della Bassa. Come in ogni argomento, anche in questo caso ci sono pronunciamenti a
favore e altri contro. E il pensiero di tanti cittadini?
Si fa molto appello alla volontà del cittadino in quanto soggetto di autentica democrazia quindi
unico legittimato a decidere le sorti delle comunità. Vero. Però ci si dimentica che chi deve decidere ha anche il compito di conoscere e di praticare un minimo di partecipazione attiva.
Molti, troppi cittadini si limitano a concentrare le loro energie ed azioni su sé stessi senza aver cura del contesto in cui vivono.
A testimonianza di ciò è la percentuale altissima della non partecipazione al voto mai registrata
prima nella storia della Repubblica.
La recente esperienza di fusione fra due Comuni della nostra Provincia, ha visto recarsi al voto per il referendum popolare il 20% degli aventi diritto in un Comune e il 35% nell’alto. Questa possiamo definirla democrazia senza popolo.
Chi amministra i nostri Comuni, ha il dovere della conoscenza e della sua divulgazione nonché di predisporre tutti gli strumenti utili per espletare al meglio l’esercizio delle proprie funzioni.
Sbagliano quelle forze politiche e civiche che giocano di “ fioretto” sulla stampa con
argomentazioni “strampalate,” ( in taluni casi) perchè non aiutano di certo il cittadino ad
avvicinarsi alla conoscenza del tema.
Credo che la cosa migliore sarebbe quella di chiamare i cittadini ad esprimersi sulla somma dei
servizi che desiderano avere nel proprio territorio e a quali invece sono disposti a rinunciare; perchè è questo il vero problema della fusione si, fusione no; ed è su questo che occorre incardinare il dibattito e il confronto a tutto campo scendendo sotto la superficie, evitando però di anestetizzare i sentimenti di partecipazione.
E’ sicuramente un arduo compito coinvolgere oggi la moltitudine dei cittadini su un tema tanto
importante quale l’organizzazione futura del nostro territorio, vista la “ metamorfosi” che molti di noi hanno subito, dopo decenni d’inseguimento dell’io prima di tutto, del proprio interesse
particolare, del voler essere ascoltati piuttosto che ascoltare. Tuttavia il cittadino non è il cliente che ha sempre ragione; peggio se pretende di possedere la verità, ignorando che la verità non si trova, si cerca soltanto ( sosteneva Cesare Zavattini), così ampi settori sociali ora coltivano diffidenza verso la dimensione pubblica. Il fastidio per le regole ha profondamente minato la legittimità delle Istituzioni inquinando lo spirito civico, alimentando la sua diseducazione.
Se un tempo ad un sindaco o ad un amministratore pubblico dei nostri Comuni veniva riconosciuto l’impegno e la dedizione alla causa pubblica e sociale, oggi queste figure spesso risultano essere dei bersagli da colpire ad ogni circostanza. La comunicazione e il dialogo fra i cittadini ha via via assunto distanze un tempo inimmaginabili; ciò avviene anche fra le componenti politiche e civiche presenti nell’agone delle rappresentanze. Come non capire che per amministrare bene non bastano bravi amministratori, occorre anche essere cittadini migliori. Dal giorno in cui smetteremo di cercare le colpe soltanto sugli altri, saremo certamente migliori e migliore sarà la nostra società.

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga