Archivi tag: Lettera alla Gazzetta di Mantova

Inquinamento olfattivo

Fumo di CiminiereNell’ultimo Consiglio Comunale di Pegognaga ho assistito ad un interessante dibattito-confronto fra gli esponenti dei singoli gruppi sul tema dell’inquinamento olfattivo che, di tanto in tanto, investe tutto il centro urbano del paese; proviene da due attività industriali importanti da tempo insediate alla periferia del centro abitato. Il dibattito è stato promosso da due interpellanze delle minoranze, nelle quali si sono illustrati  con forte sensibilità e conoscenza di dettagli la tematica. Con altrettanto vigore e con dati rilevati dalle autorità competenti, la maggioranza non si è sottratta al confronto, fornendo ai cittadini lo stato dell’arte e le azioni da intraprendere. Occorre sottolineare che, in alcuni frangenti, l’aria che si respira è formata da composti “tossici”. A tal proposito va ricordato che ognuno di noi respira per vivere e non per “ morire”. Il tema in oggetto deve volgere a soluzione nel più breve tempo possibile. Ogni attore che provoca inquinamento a danno della salute delle persone e dell’ambiente è investito del problema. Gli insediamenti sono stati concessi a suo tempo per incrementare le attività industriali, dare lavoro e benessere sociale, non certamente per creare inquinamento  dell’ambiente e disagi alla popolazione. Oggi le attività industriali hanno a disposizione tecnologie con le quali è possibile dare soluzione ad ogni ordine di problema, sia di produzione, sia di qualità delle materie, di marketing, di ambiente di lavoro e di  depurazione degli scarichi liquidi, solidi e gassosi. In epoca industriale 4.0  dove la cultura per la salute delle persone e dell’ambiente ha assunto una grande importanza  nelle popolazioni, non sono più compatibili attività che non abbiano la necessaria attenzione per il territorio in cui sono ubicate e per chi vi abita.

E’ con il massimo rispetto che mi rivolgo ai proprietari e ai manager delle due aziende affinché attuino tutti gli accorgimenti necessari nel condurre le loro attività nel rispetto dei diritti delle persone e dell’ambiente in termini di salubrità. Chi scrive è un vostro collega che, da anni mette sul medesimo piano il valore della produttività e della remunerazione con il benessere delle persone  che lavorano e l’ambiente esterno. Questo è un modo etico di fare impresa, che consente di essere  accolti con favore dal territorio, dando un  futuro alle nostre attività industriali.  Anche l’impresa è un soggetto importante della società e, in quanto tale, dovrebbe coltivare valori sociali e culturali attraverso la promozione del fare, creando benessere per una società matura come la nostra, senza nulla togliere alla salute delle persone e dell’ambiente. In altre parole, spetta anche a noi gestire l’economia ambientale, parte integrante di ogni attività. Se ci sottraiamo a questa responsabilità, non facciamo altro che mettere in serie difficoltà le istituzioni e il territorio che ci ospita, senza averne il diritto.

 

Renzo Gazzoli

Pegognaga  14/12/2016

L’aria che respiriamo – Lettera alla Gazzetta, Novembre 2016

Di recente l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità )ha divulgato il rapporto che analizza i dati di tremila località del mondo; aree e città che comprendono il 92% della popolazione mondiale che vive in luoghi in cui le polveri ultrasottili chiamate PM 2,5 superano di molto i 10 microgrammi per metro cubo. La pianura Padana rientra in queste aree e i più colpiti sono i centri abitati. I maggiori responsabili di questo inquinamento dell’aria sono i mezzi motorizzati  circolanti.
ATS Val Padana ( Assistenza Territoriale Sanitaria, ex distretti ASL delle Province di Mantova, Cremona, Crema ) ha emanato il rapporto sullo stato di salute  dei cittadini dell’area: soltanto il 15,2% dei cittadini gode di ottima salute, i restanti convivono con acciacchi importanti e malattie croniche.
Nel 2015 l’allarme dell’ONU: record di gas serra in atmosfera, 400 parti per milione di CO2 mai raggiunti nella storia. L’aria avvelenata che respiriamo provoca  malattie cardiovascolari, ictus, cancro ai polmoni a qualunque età, mentre il riscaldamento del pianeta aumenta inesorabilmente la sua temperatura causando lo scioglimento dei ghiacciai. In meno di cento anni i ghiacciai delle Alpi si sono ritirati del 48%, mentre nell’Artico masse enormi di ghiaccio continuano a galleggiare e a sciogliersi nel percorso verso l’oceano; nell’Antartide, a causa del riscaldamento delle acque,  un’ enorme massa di ghiaccio viene erosa a ritmi sempre più rapidi.
Il buon senso e la ragionevolezza ci portano a pensare che questi grandi mutamenti in atto siano largamente sufficienti per indurre ognuno di noi a modificare lo stile di vita per limitare l’inquinamento, per avere un’aria più respirabile e temperature meno calde, a partire dall’uso  dell’automobile nei centri abitati dove l’aria è più avvelenata e dove vive la maggior parte delle persone. Se non in rari casi, non si vedono azioni e scelte tali da  ridurre la presenza delle auto sulle strade urbane per lasciare più spazio  alla mobilità compatibile con l’ambiente.
Per molte persone l’automobile è diventata una protesi, come un vestito da indossare al mattino appena ti svegli e da togliere prima di andare a letto. Un pericolo incombente per le persone circolanti a piedi o in bicicletta, basta una piccola distrazione che ti schiacciano sull’asfalto come un gatto. Anche se attraversi la strada vestito di nero non si fermano, la scaramanzia del gatto nero non funziona più. In particolare nelle piazze e a ridosso dei plessi scolastici, vespai di auto sovrastano  bambini, e adulti e li inghiottono facendo scendere un gelo metallico seguito da una brezza di polveri sottili. Si affollano con la propria auto a distanze millimetriche dalle palestre e dalle piscine, luoghi dove si pratica attività fisica e ci si allena a trattenere il respiro, unico rimedio per restare più in salute durante il giorno, quando l’aria è molto più velenosa.
Difficile pensare che i cambiamenti comportamentali in ambiti pubblici avvengano per improvvisa consapevolezza: questi andrebbero accompagnati da regole di senso, suggerite da una visione eco-sostenibile.
L’autorità preposta per  proteggere i cittadini dall’inquinamento e a curarsi della loro incolumità è il Sindaco: ridurre il traffico dei mezzi motorizzati negli spazi sopra indicati non comporta  finanziamenti e tantomeno lunghi percorsi burocratici, si tratta di avere sensibilità e coraggio politico. Non facendo alcunché si viene meno ad un ruolo istituzionale.
Nello stesso tempo ognuno di noi si adoperi per ridurre la propria impronta ecologica imponendo a sé medesimo le buone pratiche, poiché l’esistenza non è solo la propria  ma è quella della comunità intera.

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Lettera alla Gazzetta, Ottobre 2016

Se di primo mattino veniamo svegliati dalla sirena dell’autoambulanza, pensiamo ad un vicinobisognoso di soccorso, non pensiamo che i soccorritori sono tre volontari. Se durante un viaggio inauto ci capita di essere fermati da una persona con giubbotto a strisce e una bandierina rossaperché è in transito una corsa ciclistica, quella persona è volontaria. Quando torniamo soddisfattida una delle tante feste paesane, ricordiamoci che il merito è di tanti volontari. Questi esempi cifanno dire che il lavoro dei volontari, è di una preziosità inestimabile. Patrimonio umano chededica parte del suo tempo e competenze, al servizio degli altri; anima e motore delle comunità,collante del tessuto socio-culturale. Le innumerevoli associazioni richiedano volontari e ricambiogenerazionale continuo. In molti casi ciò non avviene. Se fosse proibito fare volontariato allepersone di 50 anni e oltre, il mondo delle associazioni quasi non esisterebbe, mentre sembra siavietato alle persone sotto questa età; per quest’ultima fascia di età, soltanto oasi nel deserto. Lecomunità saranno sempre più povere man mano che il volontariato viene meno.Il tema è d’importanza rilevante perché chiama in causa il modello di società che negli ultimidecenni ha provocato molti danni:la società sta assumendo una metamorfosi che ci allontana dai valori di convivenza e di solidarietà,gli stili di vita suggeriti sono rappresentati da un individualismo eccessivo. Da qui nascono azionie comportamenti di divisione permanente che riducono le comunità ad un insieme di individuiprivi di un adeguato senso civico. Un tempo la politica e i partiti catalizzavano masse intorno aloro anche con forme di aggregazione, grazie ad un pensiero , seppur ideologizzato, ma intrisoanche di valori rispettabili. Ora stanno progressivamente perdendo la loro nobile funzione,Assistiamo di frequente a scontri e a conflitti negativi fino a pensare alla cancellazione dell’altro.La politica si sta riducendo ad un residuo della democrazia, svuotandola dai suoi valori. In troppicasi i politici, chi fa politica e chi pretende di farla, si dimostrano cattivi maestri. Tuttavia, non sipuò pensare di far senza la politica e i partiti in un regime democratico. Occorre, quindi, da un latoassumere un atteggiamento di resilienza e, dall’altro, contribuire ad una rigenerazione culturaledella politica.Se si perde sempre più fiducia negli altri, una società non ha alcuna prospettiva di migliorare, forsenemmeno di sopravvivere e porta ognuno a sopravalutare fino al ridicolo le proprie capacità di farea meno degli altri. In questo stato di cose la coesione socio-culturale delle comunità può trovaremaggiormente riscontro nella trama delle associazioni territoriali e nel mondo del volontariato.Gli Enti Locali sono chiamati a promuovere la cultura del volontariato, destinando risorse,strumenti e uno sportello del volontariato affinché l’associazionismo continui l’attività sociale,culturale e ambientale dei territori, mantenendo attiva la comunità e, con essa, un sano civismo.

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Lettera alla Gazzetta, Luglio 2016

Vorremmo rivolgerci ai concittadini del territorio dx Po – sx Secchia ( la bassa) per parlare del futuro dei servizi che le amministrazioni stanno offrendo alle loro comunità. Non possiamo parlare di servizi senza entrare nel merito delle disponibilità finanziarie e delle economie  dei singoli Comuni. Negli ultimi 30/40 anni le comunità di questo territorio hanno visto una crescita consistente di  servizi in molti settori della vita sociale e culturale ( impianti sportivi, centri di accoglienza, scuole, alloggi, biblioteche, musei ed altro ancora). Questo progresso socio-culturale e civile ha richiesto ingenti risorse finanziarie che ancora oggi, in parte, si presentano come debito per gli Enti locali. In cambio, noi cittadini abbiamo avuto il privilegio di godere di molte opportunità. Oggi tuttavia si rilevano notevoli difficoltà nel mantenere tutto ciò. Ogni singolo Comune si trova a dover affrontare la gestione di questi patrimoni ( a cui  nessuno vorrebbe rinunciare) con limitate risorse finanziarie e notevoli restrizioni di personale. Singolarmente i Comuni saranno sempre più in difficoltà e a subirne le conseguenze saremo noi  cittadini, privati dell’offerta.  Va detto che l’ente locale non è soltanto un’entità politico-sociale-culturale, ma sopratutto è gestione di risorse finanziarie e di economie né più né meno di un’azienda privata. I numeri stanno alla base di una buona amministrazione; un servizio per essere attivato ha bisogno di  un numero minimo di utenti, di risorse umane e finanziarie; diversamente, il servizio muore. Alcuni esempi: tutte le scuole delle frazioni, anche quelle più popolate, sono state chiuse per mancanza di numeri, così pure uffici postali, sportelli bancari, attività commerciali, servizi sanitari, financo quelli religiosi.

Negli ultimi due anni il territorio ha registrato un calo della popolazione di 3300 abitanti, le nascite superano di poco la metà dei decessi, le attività industriali ( vista la stagnazione economica ) non assumono  personale in termini significativi, parte di immigrati da tempo presenti nel territorio se ne vanno; sacche di povertà sono in aumento e non bisogna lasciarle ai margini. Dobbiamo chiederci: le forze politiche dei singoli Comuni saranno in grado di garantirci quanto abbiamo conquistato con tanti sacrifici? Oppure si dibatteranno in schermaglie per il loro campanile fino a restare senza campane? I nostri amministratori saranno in grado di esprimere una visione del futuro del nostro territorio? Oppure non sono in grado di elaborare una proposta politica, sottraendosi quindi alle loro responsabilità? Lasciando ai cittadini l’esercizio di mescolare la ragione e  l’istinto, l’emozione e la frustrazione, le paure e gli egoismi individuali  e collettivi dove la comunità civile si riduce a mera comunità di abitanti?  Avremo sempre più abitanti o cittadini arrabbiati, pronti ad ingiuriare senza freni gli amministratori di turno quando un servizio non funziona o quando viene soppresso? Che dire della identità: non è forse come la democrazia e la libertà? Anch’essa va nutrita ogni giorno cambiando menù in base alle stagioni storiche?

Sarebbero più garantiti ed efficaci i servizi e le strutture pubbliche se avessimo un’unica Amministrazione di tutto il territorio? Se sì, occorre arrivarci quanto prima coinvolgendo e informando i cittadini non attraverso slogan, ma  conoscenze, riservando un ruolo di riferimento funzionale alle singole municipalità. Questa illuminata operazione si chiama fusione.

 

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Lettera alla Gazzetta, Giugno 2016

Molti dei problemi che affliggono  il nostro paese e le persone che lo abitano derivano dalla condizione economica, la quale ha subito una profonda crisi a partire dal 2008. Ogni giorno i mass-media ci propinano analisi e previsioni di ogni tipo in campo economico. Oggi nessuno può dire di non sapere che cos’è il Pil ( prodotto interno lordo) il Fil ( felicità interna lorda) il Bs ( benessere sostenibile) la domanda, lo sviluppo, la crescita, la stagnazione, la deflazione, l’inflazione, la depressione, i consumi, la decrescita, la borsa, i tassi…

Non essendo un economista, posso parlare della questione con assoluta spensieratezza. Da un lato l’uso devastante della finanza ha sequestrato risorse all’economia reale, e dall’altro, le rivoluzioni tecnologiche che si sono susseguite hanno contribuito a destrutturare il vecchio ordine politico – economico con il risultato di avere allargato la forbice ricchi-poveri. Ognuno di noi è continuamente sollecitato verso il consumo allo scopo di aumentare la domanda interna per fare ripartire l’economia. Come poter far crescere i consumi se il reddito non è sicuro e  adeguato ad un tenore di vita decente? Si dà per scontato che il desiderio di possedere cose sia in costante e perenne ascesa, una specie di vocazione naturale dell’essere umano, e al tempo stesso un implicito obbligo sociale. E poi, chi dovrebbe consumare di più: il 25% del totale della popolazione, che è anziana? Il 40% dei giovani  che sono disoccupati? Gli oltre sei milioni di immigrati residenti? I tanti con lavoro precario? I sette milioni di poveri? Chi ha un reddito basso? Gli oltre tre milioni di lavoratori disoccupati? Il conto di quanti restano i potenziali consumatori voraci lo lasciamo fare agli analisti, agli economisti veri e ai politici di razza. Non si può essere costretti a consumare sempre di più. Non si può continuare a costruire e cementificare come è avvenuto negli ultimi 30 anni, dove 5 milioni di ettari sono stati sottratti alla agricoltura diminuendo la superficie coltivata del 28% a partire dagli anni ’70 del secolo scorso. La crescita e lo sviluppo tanto invocati, di che natura devono essere e dove arriva il loro limite? Saranno in grado di ridurre i poveri e distribuire meglio il redditto prodotto? Dobbiamo pensare che nonostante tutto ciò sia possibile uno sviluppo in tempi di medio periodo? Oppure pensare che il modello economico fin qui conosciuto ha esaurito la sua spinta in avanti e quindi, siamo entrati in un’epoca storica di profonda incertezza dove la stagnazione, la deflazione, la decrescita e la timida  crescita si contendono il primato? Da 25 anni  una delle economie un tempo all’apice mondiale, quella Giapponese, si trova in queste difficoltà.  Quindi una sorta di Giapponesizzazione che sta investendo l’Europa, Italia in particolare. Se il piano( A) dello sviluppo come è sempre stato inteso, non funzionasse, sarebbe saggio che esperti in economia e in politica pensassero ad un piano (B) per evitare di cadere nella  “sindrome” Nipponica.

 

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Lettera alla Gazzetta, Marzo 2016

Dopo le gravi minacce ricevute all’Assessore Benfatti, sentiamo l’obbligo di intervenire manifestando la nostra sincera solidarietà e il nostro sostegno al suo impegno politico – amministrativo che va a beneficio di tutta la nostra comunità.

Il triangolo del fuoco consiste nella combinazione di tre elementi: ossigeno – combustibile – innesco, da cui deriva l’incendio. E’ quanto sta succedendo a Pegognaga dopo le minacce indirizzate all’assessore Benfatti per mano di ignoti malintenzionati. Un clima politico negativo da tempo imperversa fra le forze politiche presenti in consiglio comunale, determinando tensioni che superano di gran lunga la sana dialettica e il confronto delle idee, fino a generare sentimenti di livore verso membri di schieramento opposto. Si assiste a sedute consiliari dove lo scontro verbale si macchia di sfida fra membri eletti, e la democrazia ne esce a pezzi, così come la libertà mal sana diventa un cumulo di spazzatura. In questo modo si crea humus dove nascono e vivono insetti nocivi che possano dare origine ad episodi come quello qui descritto. L’uomo della strada resta frastornato e si chiede perché mai cittadini eletti arrivino a tanto, precipitando in abissi senza fondo in cui muoiano tutti i valori civili e democratici di una comunità intera. Come nell’economia e nella finanza, anche sul piano valoriale della convivenza politica e delle libertà, occorre un bagno di moralità. L’abominio che vivono molte istituzioni primarie sta contaminando anche istituzioni locali, registrando dimensioni da spavento. Vittime del pensiero nichilista, si denigrano ruoli, competenze e responsabilità, le quali sono affidate democraticamente agli eletti; con la pretesa di svuotare di significato la vera rappresentanza politica, chiamata ad amministrare il bene comune.

Cattivi maestri che non sanno dare esempi positivi e tanto meno educare i cittadini ai valori sani della convivenza. Se tutto ciò fosse una guerra, e per certi versi si assomiglia, verrebbe da dire:deponete le armi e curatevi le ferite, diversamente arriverete alla prossima tornata elettorale esausti e impresentabili.

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Lettera alla Gazzetta, Febbraio 2016

Non c’è via dove non siano presenti cartelli, appesi alle recinzioni delle abitazioni, con la scritta VENDESI; sono presenti anche nelle aree industriali appiccicati ai capannoni. Il prolungarsi della crisi economica finanziaria, iniziata a partire dal 2008, ha seminato questi cartelli in tutti i comuni del nostro territorio e anche oltre.

A causa di chi è restato senza risorse finanziarie, o ha costruito all’inverosimile, ora intere costruzioni sono disabitate o stanno per esserlo. Colpa del mancato reddito dopo aver perso il lavoro e colpa di un sistema economico finanziario irrazionale e degenerativo giunto alla rottura degli equilibri che fino a poco tempo fa nascondevano i lati negativi. Chi porrà rimedio a questo stato di cose? Certamente non il sistema che le ha generate.

In termini occupazionali e di redistribuzione del reddito il futuro è molto compromesso,se si continua a ripercorrere le medesime modalità. A dirlo è Marco Panara su (affari e finanza del quotidiano la Repubblica): è vero simile prevedere per il futuro non lontano l’invasione delle tecnologie sempre più sofisticate e complesse in grado di sostituire sempre più ampi settori del manifatturiero dove intere linee di produzione robotizzate saranno gestite da altri robot , la chiamano la quarta rivoluzione industriale che consiste nell’insieme di innovazioni basate sulla digitalizzazione dei processi con macchine sempre più intelligenti e connesse che comunicano tra di loro, scambiando ordini e commesse in frazioni di secondo e la diffusione delle stampanti 3D. Quando tutto questo avverrà, il mondo della produzione sarà cambiato radicalmente e l’impatto su quello che accadrà fuori dalle fabbriche non sarà di meno. Se questo sarà il futuro, e attualmente se ne intravedono tutte le condizioni, ciò determinerà l’espulsione dal lavoro di molte persone amplificando i gravi problemi che tutte le società industriali stanno già vivendo. A questo punto il vero problema non sarà più la produzione e l’alta produttività, bensì le persone, l’occupazione, il lavoro, il tempo di lavoro che verrà dedicato al lavoro stesso. Per noi dovrebbe sempre valere l’articolo uno della Costituzione: l’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro. Si tratta quindi di distribuire il lavoro tra la forza lavoro attiva presente e disponibile, applicando quello che un tempo non troppo lontano solo a pronunciarlo risultava blasfemia: riduzione per tutti dell’orario di lavoro. Sei ore continuative al giorno per cinque giorni settimanali in tutti i campi lavorativi, riducendo significativamente le tasse in busta paga e per l’impresa.

Occorre andare verso un modello di società che non esasperi l’idea di produzione e che sappia dare un’etica alla competizione. Occorre che la finanza non sia più importante del battito cardiaco delle persone e che la persona sia più importante delle quotazioni in borsa.

Un nuovo tempo di lavoro libera le persone a un maggiore tempo da dedicare alla crescita culturale , ad attività fisica per la propria salute, ai viaggi, all’educazione dei propri figli e all’accudire i famigliari anziani bisognosi, riducendo il carico del welfare.

Un lavoro a tutti con un reddito per una vita minimamente decorosa, una vita decorosa deve liberare di più le persone dal tempo di lavoro.

Lavorare meno e lavorare tutti: non è più uno slogan antisistema, ma la condizione oggettiva di una società dove la tecnologia sostituisce le persone a una velocità maggiore del nostro lento pensiero.

Se la rivoluzione industriale 4.0 si configurasse per le persone come qui descritto, penso non incontrerà resistenze, ma se peggiorerà la già difficile realtà, la società tutta non reggerà.

 

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Lettera alla Gazzetta di Mantova del 22-11-15

Megafono_verde

Ogni giorno una processione scomposta di automobili accerchia i plessi scolastici. Molti genitori
accompagnano i propri figli a scuola in auto creando ingorghi, pericolo per gli alunni e molto
inquinamento. Auto che sostano in tripla fila con motori accesi, altre parcheggiano o che transitano
per tutto il giorno a pochi metri dalle finestre delle scuole e i vigili urbani in servizio, senza
berretto d’ordinanza, visto che hanno sempre le mani nei capelli per le difficoltà a gestire il caos.
Sembra di trovarsi in un porto di mare con auto accalcate e autisti impazienti di entrare nel ventre
della nave per raggiungere un altrove.

Causa questo stato di cose non più tollerabile e vista anche la direttiva Europea numero zero la
quale bandisce il Piedi­Bus perché favorirebbe le lobby delle calzature, l’Amministrazione
Comunale ha provveduto ad un’inedita organizzazione, convinta di eliminare il caos, agevolare i
genitori e ridurre l’inquinamento in atmosfera.

Il plesso scolastico di recente prefabbricazione si presenta con due aperture centrali corrispondenti
tra di loro realizzate sui lati longitudinali. Le auto entrano nel corpo della scuola, sostano a
motore acceso in attesa che scenda il bambino, poi lentamente escono dal lato opposto. Questa
soluzione offre i seguenti vantaggi: si elimina il caos, i genitori non scendono dall’auto, in caso di
pioggia e neve i bambini non si bagnano, le auto transitano in fila ordinata, non c’è la necessità
della presenza dei vigili e parte dei gas di scarico sono catturati all’interno del plesso,
contribuendo alla riduzione dell’effetto serra.

Gli insegnanti hanno la facoltà di entrare in aula con la propria auto con la raccomandazione di
parcheggiarla dietro la scrivania.

Lo sgradevole odore dei gas di scarico che si crea all’interno della scuola viene mitigato con
essenze naturali. Le sostanze “ indigeste” presenti nei gas di scarico ( monossido di carbonio,
idrocarburi, ossido di azoto, particolato con l’aggiunta di metalli pesanti come: piombo, alluminio
e nichel) che respirano i bambini favorirà la formazione di polmoni d’acciaio e li renderà immuni
ad allergie e intolleranze alimentari, mentre le parti chimiche sono indicate per la colazione, i
metalli pesanti sono preferiti per il pranzo. Buon appetito bambini.

Viene da chiedersi: i genitori sono o non sono consapevoli di questo nutrimento per i loro figli?

Una minoranza ha criticato questa soluzione, definendola discriminatoria in quanto nelle aperture
adibite al passaggio delle auto l’altezza non consente il passaggio dei mezzi furgonati.
Anche le soluzioni migliori trovano sempre qualcuno contrario…

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Lettera alla Gazzetta di Mantova del 24-10-15

Gli atteggiamenti di cattiva politica sono esondati anche in periferia. Ondate di livore e del  peggior narcisismo rendono fangoso il campo politico e  amministrativo.
In politica l’idea di libertà  spesso viene assunta come diritto senza  limiti;” un’anarchia”  che giorno dopo giorno si  mangia la democrazia, favorendo un paesaggio di individui e non una comunità di persone.
Chi eletto in posizione minoritaria di frequente vive un’insofferenza divenuta patologica che incrina il rispetto e i rapporti ( umani ) tra le persone.
Il permanere di tale atteggiamento danneggia prima di tutto chi lo assume e trasmette ad altri  l’avversione alla politica e al bene comune. Il modo peggiore di rendersi utili. Quando il mondo della politica e non solo, ricorre alla raccolta a strascico di aderenti, spesso  si  registrano cattivi risultati.
Se anche la politica dal basso ( uno dei pochi baluardi di democrazia) assume le sembianze di chi l’esercita come professione, le speranze di un reale cambiamento si riducono di molto. Scimmiottare le loro ricette;  dialettica  del conflitto permanente e nefandezza dove le diversità di pensiero non s’incontrano ma si scontrano.
Si deve copiare dagli chef che ogni giorno inventano ricette nuove per nutrire in modo sano il nostro corpo. Anche chi fa politica dovrebbe applicare nuove ricette per nutrire in modo sano la politica, il pensiero e i sentimenti delle persone /cittadini.
Se ci si altera troppo in politica si va in scadenza prima, come avviene per gli alimenti.Le liste civiche e i movimenti civici nascono per scansare i partiti ( i pochi rimasti) convinti di essere diversi, migliori, di dare una nuova immagine della politica, capace di coinvolgere molti cittadini. Tuttavia questo non avverrà se si continuano a riprodurre gli schemi noti.
Tornerà strano ad una lista civica che nasce per essere contro qualcuno, sempre e comunque, sapere che il movimento cittadini attivi si è costituito per esercitare una politica gentile, per portare i valori autentici delle persone nella politica, per essere utili alla comunità d’appartenenza,  per agire nel confronto permanente e collaborare con altri soggetti politici.
Le provocazioni gratuite e l’uso di aggettivi virulenti denotano una grave mancanza di rispetto, che marca le frustrazioni di chi ne fa uso.
Le parole hanno un loro peso specifico e hanno il potere di mettere a nudo chi le usa.

 

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini  Attivi  Pegognaga

Lettera alla Gazzetta di Mantova del 16-9-15 sul tema “Unioni e Fusioni”

art_comuni_basso_mantovano_900
Egregio direttore, da mesi il Suo giornale pubblica articoli e lettere che riguardano la fusione dei
Comuni della Bassa. Come in ogni argomento, anche in questo caso ci sono pronunciamenti a
favore e altri contro. E il pensiero di tanti cittadini?
Si fa molto appello alla volontà del cittadino in quanto soggetto di autentica democrazia quindi
unico legittimato a decidere le sorti delle comunità. Vero. Però ci si dimentica che chi deve decidere ha anche il compito di conoscere e di praticare un minimo di partecipazione attiva.
Molti, troppi cittadini si limitano a concentrare le loro energie ed azioni su sé stessi senza aver cura del contesto in cui vivono.
A testimonianza di ciò è la percentuale altissima della non partecipazione al voto mai registrata
prima nella storia della Repubblica.
La recente esperienza di fusione fra due Comuni della nostra Provincia, ha visto recarsi al voto per il referendum popolare il 20% degli aventi diritto in un Comune e il 35% nell’alto. Questa possiamo definirla democrazia senza popolo.
Chi amministra i nostri Comuni, ha il dovere della conoscenza e della sua divulgazione nonché di predisporre tutti gli strumenti utili per espletare al meglio l’esercizio delle proprie funzioni.
Sbagliano quelle forze politiche e civiche che giocano di “ fioretto” sulla stampa con
argomentazioni “strampalate,” ( in taluni casi) perchè non aiutano di certo il cittadino ad
avvicinarsi alla conoscenza del tema.
Credo che la cosa migliore sarebbe quella di chiamare i cittadini ad esprimersi sulla somma dei
servizi che desiderano avere nel proprio territorio e a quali invece sono disposti a rinunciare; perchè è questo il vero problema della fusione si, fusione no; ed è su questo che occorre incardinare il dibattito e il confronto a tutto campo scendendo sotto la superficie, evitando però di anestetizzare i sentimenti di partecipazione.
E’ sicuramente un arduo compito coinvolgere oggi la moltitudine dei cittadini su un tema tanto
importante quale l’organizzazione futura del nostro territorio, vista la “ metamorfosi” che molti di noi hanno subito, dopo decenni d’inseguimento dell’io prima di tutto, del proprio interesse
particolare, del voler essere ascoltati piuttosto che ascoltare. Tuttavia il cittadino non è il cliente che ha sempre ragione; peggio se pretende di possedere la verità, ignorando che la verità non si trova, si cerca soltanto ( sosteneva Cesare Zavattini), così ampi settori sociali ora coltivano diffidenza verso la dimensione pubblica. Il fastidio per le regole ha profondamente minato la legittimità delle Istituzioni inquinando lo spirito civico, alimentando la sua diseducazione.
Se un tempo ad un sindaco o ad un amministratore pubblico dei nostri Comuni veniva riconosciuto l’impegno e la dedizione alla causa pubblica e sociale, oggi queste figure spesso risultano essere dei bersagli da colpire ad ogni circostanza. La comunicazione e il dialogo fra i cittadini ha via via assunto distanze un tempo inimmaginabili; ciò avviene anche fra le componenti politiche e civiche presenti nell’agone delle rappresentanze. Come non capire che per amministrare bene non bastano bravi amministratori, occorre anche essere cittadini migliori. Dal giorno in cui smetteremo di cercare le colpe soltanto sugli altri, saremo certamente migliori e migliore sarà la nostra società.

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga