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Lettera alla Gazzetta di Mantova del 10-7-15 sul tema “Unioni e Fusioni”

I favorevoli alla fusione dei comuni della bassa non si illudano che la maggioranza degli amministratori, partiti o movimenti civici, cittadini compresi, condividano l’idea di fusione. Molti, solamente a sentirne parlare, attivano le loro migliori difese.

Nel medioevo, a difesa dei territori, si costruivano castelli con tante mura; oggi di fronte ai cambiamenti, si costruiscono castelli con tante paure.

Motivazioni di superficie portano a sostenere che i cittadini di un Comune non sono disposti a pagare i debiti di un altro Comune. Esiste un Comune senza debiti? No ! Sono tutti fortemente indebitati, quindi ad ognuno la sua parte. Da soli, nell’attuale situazione, non riusciranno a ristrutturare i loro bilanci, a meno che si incrementi di molto l’avanzo di amministrazione per destinarlo interamente all’estinzione dei mutui; programma di lunga scadenza. Questo significa meno servizi per i cittadini, meno risorse per le manutenzioni, meno cura dell’urbano e zero investimenti.

Un’ altra motivazione a sfavore consiste nel sostenere che la fusione allontana i servizi dai cittadini: meglio avere un servizio appena fuori casa che non averlo affatto. La nuova forma organizzativa contempla la specializzazione gestionale di almeno un servizio da ubicare negli attuali municipi per tutto il territorio. Attualmente abbiamo il multiplo a sei per ogni servizio con sei regie non comunicanti. Fusione vuol dire una sola regia, un grande servizio con dispendio di minori risorse. Una governance semplificata ed efficiente, per ogni servizio.

Un altra motivazione ancora a sfavore è che la fusione porta alla perdita dell’identità dei cittadini. L’identità di chi vive in un luogo non verrà meno in quanto rimane il luogo. L’identità socio-culturale non è mai definita per sempre ma evolve di continuo, influenzata dai modelli di stile di vita e dell’affacciarsi di nuove generazioni. Si tratta, quindi, di un’ identità mutante e biodegradabile ( come sostiene il sociologo Zygmunt Bauman). Sostenere che si perderà l’identità dei cittadini sottende un pensiero debole.

Anche la perdita dell’autonomia delle comunità viene “venduta” male. I Comuni con dimensioni modeste come i nostri saranno sempre meno autonomi e meno considerati dalle istituzioni superiori; difficilmente avranno opportunità per il futuro.  Risulterebbe più saggio parlare di un’altra autonomia delle comunità, che andrebbe sostenuta con ogni mezzo: quella che risiede nel corpo delle associazioni e del volontariato, il vero motore autentico dei singoli luoghi, che anima e offre servizi alle comunità attraverso un protagonismo disinteressato. E’ in questo campo che si realizza una importante identità e partecipazione alla vita democratica. La fusione può fornire maggiori strumenti e risorse a questo corpo vitale e indispensabile.

Ragioni di superficie contrarie alla fusione sostengono che è molto meglio coltivare il proprio orticello, non curandosi del fatto che dovranno zapparlo notte e giorno non per coltivare, ma per “sotterrare” servizi e speranza dei cittadini ad avere un Ente in grado di affrontare le sfide che sono già davanti a noi, garantendo quindi,una gestione efficacie della cosa pubblica.Ci sono altre ragioni importanti per essere contrari alla fusione? E se ci sono, quali sono?

 

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Lettera alla Gazzetta di Mantova del 18-5-15 sul tema “Unioni e Fusioni”

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Dopo un timido avvio al confronto fra i comuni della bassa sul tema delle unioni- fusioni, ora sembra di assistere ad una ripresa più convincente del dialogo fra le parti politiche e amministrative. Non solo, anche singoli cittadini si soffermano su questo tema ( vedi lettera di un concittadino alla Gazzetta del 6 di maggio scorso) . Già  la mia lettera del mese scorso evidenziava che la fusione fra i comuni di piccola e media dimensione, implica modelli nuovi di partecipazione dei cittadini a questa nuova evoluzione  degli enti locali;  la stessa legge prevede il referendum popolare.

Mentre la scelta dell’unione resta materia principalmente di natura politico-amministrativo che non richiede obblighi di consultazioni popolari, il buon senso  di chi amministra indurrà ad un coinvolgimento di informazione e dibattito pubblico.

Soltanto la fusione offre al Comune unificato condizioni e strumenti operativi e finanziari che i singoli comuni non avranno mai. Sarà compito di chi amministrerà saper interpretare al meglio leggi e risorse per il bene di una comunità più grande.

Nulla è scontato e automatico; solamente la qualità e l’onestà delle persone che amministreranno sapranno dare un futuro al nuovo Ente degno di una società civile, solidale e democratica. Si tratta quindi di una sfida e come tutte le sfide richiede coraggio e lungimiranza. Paure e timidezze non appartengono a chi ha questa visione. Sognare il cambiamento è anche propellente in grado di imprimere una spinta in avanti per raggiungere nuove mete. Quindi non si tratta di un pensiero banale come si vorrebbe far credere.

I mutamenti in atto richiedono  un fare politica disinteressato, scevro da atteggiamenti rancorosi e di narcisismi patologici, che purtroppo abitano in tanti  “animali politici”che  hanno ricoperto ruoli  amministrativi di rilievo e che per motivi diversi non ricoprono più. Questi atteggiamenti  non fanno altro che rendere le persone piccole piccole non più in grado di essere utili per il bene comune.
Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi
Pegognaga

Perchè parliamo di fusioni

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Tutto ha inizio con la crisi economica, con l’elevato debito pubblico, con la cattiva gestione della finanza pubblica, con il malaffare dilagante a più livelli. Queste ed altre ancora sono le ragioni per cui oggi non ci sono Comuni che non abbiano serie difficoltà a gestire con efficienza ed efficacia le competenze amministrative.

La prolungata crisi economio-finanziaria ha di fatto indebolito enormemente l’azione dei Comuni. La perdita di capacità d’intervento equivale ad una perdita di fiducia da parte dei cittadini nella istituzione Comune. Da ciò ne deriva uno scollamento del tessuto sociale, determinando la moltiplicazione dei problemi in un’epoca in cui servirebbe una comunità coesa disposta a fare la propria parte in soccorso a se medesima. La gestione dei territori e le cose di pubblico interesse evidenziano forti criticità. Manti stradali in pessime condizioni, quasi assente la manutenzione negli edifici pubblici, inadeguato finanziamento alla scuola pubblica, l’assistenza sociale non in grado di soddisfare i bisogni crescenti, la cultura che si limita ad un livello medio basso. Il degrado ambientale inoltre ferisce le coscienze. Non c’è ciglio stradale che non abbia rifiuti abbandonati, non c’è fossato dove non siano sacchi d’immondizia, non c’è marciapiede senza escrementi animali, soltanto per citare alcuni aspetti. Il degrado ambientale è d’altronde figlio del degrado etico e sociale; sono diffusi fra la gente l’indifferenza e il disinteresse non privo di livore verso le istituzioni e chi le rappresenta. L’elenco di queste criticità non sono frutto di un pensiero negativo, ma l’esposizione della realtà che sta sotto gli occhi di tutti e che nasce tuttavia dal   desiderio di cambiarla per dare senso alla comunità civile.

Soltanto una nuova organizzazione fra i Comuni del medesimo territorio può essere in grado di dare risposte ai problemi incombenti della comunità. La fusione consentirà di creare condizioni molto favorevoli, quali: dotazione unica del personale, unico capitale finanziario e patrimoniale, trasferimenti statali consistenti, possibilità di istituire nuovi servizi, rapporti diretti con l’Europa, gestione coordinata dell’intero territorio, efficacia dei modelli di gestione, economia di scala, possibilità di innovare servizi con azioni sperimentali, superamento del patto di stabilità, possibilità di investimenti in opere pubbliche, nuovi modelli partecipativi, maggiore forza alla vocazione del territorio, maggiore forza contrattuale con le società di servizi ( multiutility), maggior peso politico nei rapporti Stato-Regione.

Costruire una nuova gestione fra i Comuni risulta al quanto difficile se non c’è una forte visione politica degli amministratori e delle forze politiche. La gestione del percorso richiede facoltà organizzativa e coinvolgimento attivo del personale. Tutti gli obiettivi citati saranno raggiunti solo dopo la regimentazione della nuova gestione.

Mentre tutto cambia così velocemente, è impensabile dover restare ancorati a schemi del passato recente. La storia insegna che i Comuni nei secoli hanno avuto una evoluzione continua:
nati attorno all’ XI e XII sec., sostituiti dalle Signorie a partire dal XIII sec., dopo alterne vicende il Comune democratico viene ripristinato con l’avvento dell’unità d’Italia fino alla nascita del fascismo che ne sospende la funzione democratica. Nel dopoguerra riprendono la vita democratica. Il boom economico degli anni cinquanta e sessanta produce un esodo consistente di cittadini del nostro territorio verso le città industriali del nord. Dagli anni settanta agli anni novanta i nostri Comuni sono in prima fila nel sostenere lo sviluppo industriale e urbanistico dotandosi di innumerevoli servizi, anche migliori di quelli delle grandi città. Questo exscursus storico dà la misura dei notevoli mutamenti avvenuti nel tempo, a dimostrazione che anche l’organizzazione della società e la gestione delle comunità si modellano in rapporto alle condizioni dell’epoca storica.

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi di Pegognaga

Lettera alla Gazzetta di Mantova del 29-01-2015 sul tema “Unioni e fusioni”

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Egregio direttore, da alcuni mesi il Suo giornale pubblica articoli riguardante il dibattito relativo al tema delle unioni-fusioni dei Comuni della nostra Provincia. Gli articoli evidenziano le tante difficoltà e reticenze da parte di molti amministratori nell’affrontare il problema e successive decisioni. Come noto, la riforma Delrio del 2013 introduce l’obbligo ai Comuni sotto i 5000 abitanti di un medesimo territorio a unire la gestione dei servizi oppure a fondersi in un solo Comune. Per il momento il decreto non obbliga i Comuni sotto i dieci o venti mila abitanti, ma le ragioni oggettive di tale provvedimento legislativo, non si differenziano anche per questi Comuni, in quanto, i trasferimenti finanziari che lo Stato centrale conferisce a tutti i Comuni, Provincie e Regione sono costantemente in diminuzione e così pure le singole entrate degli Enti. I servizi ai cittadini richiedono per la loro efficienza un continuo aggiornamento al rialzo, ma non è consentito aumentare le tasse locali vista la continua crisi economica che investe senza sconti le famiglie. Ogni singolo Ente è chiamato ad eliminare gli sprechi e le inefficienze in tutti gli ambiti di competenza, ma ciò non è risolutivo alla necessità di risorse finanziarie che ogni anno, richiedono i servizi. I singoli Comuni sono” stremati “nell’assolvere funzioni a loro affidate. Come poter pensare che l’attuale gestione dei singoli Enti piccoli e medi possa reggere e giustificarsi nel prossimo futuro?

Nelle attuali condizioni e ancora peggio quelle chi ci attendono, i Comuni saranno costretti a ridurre o cancellare servizi. Servizi che le comunità si sono conquistate e con essi, la libertà, il vivere civile valorizzando la democrazia. Di fronte a questo stato di cose di primaria importanza viene da chiedersi perchè molti amministratori vogliono restare nel loro guscio. Così facendo si pensa di dare il meglio ai cittadini oppure no? Il campanilismo ci aiuterà ad affrontare nel modo migliore i problemi incombenti oppure rappresenta una gabbia, dentro la quale troveremo soltanto” pane e acqua?” Bisogna che la pubblica opinione ne prenda coscienza Se la politica non fa nulla si renderà colpevole dell’impoverimento delle comunità e della messa in pericolo della democrazia. Se noi cittadini ci teniamo ai servizi conquistati, dobbiamo fare la nostra parte. I movimenti, le associazioni, i comitati di ogni estrazione e i cittadini, si mettano in moto per spingere senza indugi gli amministratori e i partiti verso la messa in sicurezza dei nostri servizi. L’unica strada resta quella delle unioni o meglio ancora della fusione fra Comuni del medesimo territorio. Si tratta di dotare le attuali comunità civili, di una nuova organizzazione che il nostro tempo ci sta dettando, con essa si può ottenere una ottimizzazione organizzativa dei servizi, di attuare una economia di scala e di liberare risorse in ottica territoriale inclusiva. Sullo scacchiere provinciale un numero considerevole di Comuni con meno di 5000 abitanti e anche alcuni oltre si sono messi in moto verso la realizzazione di unioni: sono i Comuni dell’est Mantovano, i confinanti col Cremonese, i Comuni del medio e alto Mantovano, del destra Secchia e dell’Oglio Po. I Comuni del destra Po sinistra Secchia, dopo un timido avvio hanno sospeso il confronto, probabilmente i soggetti politici che guidano questi Comuni pensano di bastarsi oppure sottovalutano il problema. Ha colpito l’azione dimostrativa del sindaco di Berceto, piccolo Comune del Parmense che ha chiesto l’elemosina per il suo Comune davanti al Duomo di Parma. Si è presentato in piazza indossando la fascia tricolore su vestiti da mendicante e cappello in mano, per protestare contro i tagli dello Stato e testimoniare le difficoltà nel garantire i servizi ai suoi cittadini.