I favorevoli alla fusione dei comuni della bassa non si illudano che la maggioranza degli amministratori, partiti o movimenti civici, cittadini compresi, condividano l’idea di fusione. Molti, solamente a sentirne parlare, attivano le loro migliori difese.
Nel medioevo, a difesa dei territori, si costruivano castelli con tante mura; oggi di fronte ai cambiamenti, si costruiscono castelli con tante paure.
Motivazioni di superficie portano a sostenere che i cittadini di un Comune non sono disposti a pagare i debiti di un altro Comune. Esiste un Comune senza debiti? No ! Sono tutti fortemente indebitati, quindi ad ognuno la sua parte. Da soli, nell’attuale situazione, non riusciranno a ristrutturare i loro bilanci, a meno che si incrementi di molto l’avanzo di amministrazione per destinarlo interamente all’estinzione dei mutui; programma di lunga scadenza. Questo significa meno servizi per i cittadini, meno risorse per le manutenzioni, meno cura dell’urbano e zero investimenti.
Un’ altra motivazione a sfavore consiste nel sostenere che la fusione allontana i servizi dai cittadini: meglio avere un servizio appena fuori casa che non averlo affatto. La nuova forma organizzativa contempla la specializzazione gestionale di almeno un servizio da ubicare negli attuali municipi per tutto il territorio. Attualmente abbiamo il multiplo a sei per ogni servizio con sei regie non comunicanti. Fusione vuol dire una sola regia, un grande servizio con dispendio di minori risorse. Una governance semplificata ed efficiente, per ogni servizio.
Un altra motivazione ancora a sfavore è che la fusione porta alla perdita dell’identità dei cittadini. L’identità di chi vive in un luogo non verrà meno in quanto rimane il luogo. L’identità socio-culturale non è mai definita per sempre ma evolve di continuo, influenzata dai modelli di stile di vita e dell’affacciarsi di nuove generazioni. Si tratta, quindi, di un’ identità mutante e biodegradabile ( come sostiene il sociologo Zygmunt Bauman). Sostenere che si perderà l’identità dei cittadini sottende un pensiero debole.
Anche la perdita dell’autonomia delle comunità viene “venduta” male. I Comuni con dimensioni modeste come i nostri saranno sempre meno autonomi e meno considerati dalle istituzioni superiori; difficilmente avranno opportunità per il futuro. Risulterebbe più saggio parlare di un’altra autonomia delle comunità, che andrebbe sostenuta con ogni mezzo: quella che risiede nel corpo delle associazioni e del volontariato, il vero motore autentico dei singoli luoghi, che anima e offre servizi alle comunità attraverso un protagonismo disinteressato. E’ in questo campo che si realizza una importante identità e partecipazione alla vita democratica. La fusione può fornire maggiori strumenti e risorse a questo corpo vitale e indispensabile.
Ragioni di superficie contrarie alla fusione sostengono che è molto meglio coltivare il proprio orticello, non curandosi del fatto che dovranno zapparlo notte e giorno non per coltivare, ma per “sotterrare” servizi e speranza dei cittadini ad avere un Ente in grado di affrontare le sfide che sono già davanti a noi, garantendo quindi,una gestione efficacie della cosa pubblica.Ci sono altre ragioni importanti per essere contrari alla fusione? E se ci sono, quali sono?
Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga




