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Lettera alla Gazzetta, 1 Gennaio 19

Erano mesi che le penne non scrivevano più. Si aspettava che Babbo Natale  portasse fra i doni un calamaio d’inchiostro. Così è stato e in tutta fretta dai banchi delle minoranze di Pegognaga si sono messi a scrivere senza curarsi troppo di cosa vuol dire, per una coalizione di più soggetti con sensibilità diverse, avere la responsabilità di amministrare la cosa pubblica. Le critiche sono utili a raffinare il pensiero, ma non possono prescindere dalla conoscenza delle dinamiche di una coalizione, tanto più quando la sua composizione è costituita da rapporti di forza molto disuguali. Chi fa politica questo dovrebbe saperlo. La nostra parziale delusione per l’operato della attuale Amministrazione deriva dalla mancanza del raggiungimento di alcuni obiettivi  indicati nel programma. Pur comprendendo la necessità di dover esercitare la capacità di mediazione e anche compromessi ( l’ABC della politica), tuttavia il risultato è stato inferiore alle aspettative. La scelta coraggiosa di far parte dell’attuale maggioranza è stata quella di credere che un cambiamento rispetto al passato era possibile. Questo non è avvenuto nei termini desiderati soprattutto per l’inefficienza della regia da parte del maggior responsabile della coalizione che a cascata ha penalizzato l’azione dei membri dell’Amministrazione. Quello che ancora viene detto a proposito del referendum popolare del settembre scorso, è tutto vero. Vere sono anche le maggiori difficoltà che incontreranno i futuri amministratori, vista la perdita di importanti risorse finanziarie, e altrettanto vera sarà l’impossibilità di soddisfare taluni bisogni reali dei cittadini. Ad ognuno le proprie responsabilità.
C’è chi sostiene con convinzione che i cittadini hanno sempre ragione, noi invece diciamo che i cittadini hanno ragione, ma non sempre.
Questa esperienza ha contribuito a restituirci la forza di esporci di nuovo per cambiare  paradigma, grazie anche alle competenze acquisite e trasmesse all’interno del  nostro movimento. Dagli errori è possibile imparare qualcosa di nuovo.
Il tempo della politica di oggi è un tempo di tanta mediocrità, che parte dal basso fino ad arrivare al cuore delle Istituzioni.
Le attuali minoranze cercano il consenso col metodo  bulldozer: col demolire l’azione, il pensiero e le persone considerate loro avverse, si fanno attori della divisione col risultato di trovare attorno a loro cumuli di inerti. Così facendo, sottraggono  protagonismo al loro pensiero, alla loro visione, ai loro ideali cui dovrebbero andare fieri,  per divulgarli alla comunità e renderla migliore.
La sfida è aperta e invitiamo le minoranze, ma non solo, a un confronto sui fondamentali che investono l’Amministrazione. Questo terreno non deve essere un campo di battaglia, ma luogo di rispetto dove il confronto diventa un atteggiamento nobile al servizio di un cittadino consapevole.

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

 

Lettera alla Gazzetta, Luglio 2017

Nell’ultimo Consiglio Comunale di Pegognaga il gruppo di minoranza “ Alternativa” ha presentato una  mozione riguardante l’istituzione del Comune di Pegognaga con un regio decreto di 140 anni fa e con la quale si chiedeva di festeggiare questa ricorrenza con un Consiglio Comunale aperto. Nel Consiglio avrebbero dovuto essere  valutati  le ragioni e i protagonisti di quella scelta. La maggioranza, per motivazioni di varia natura, ha ritenuto di soprassedere. Il tema della istituzione dei Comuni affrontato da un punto di vista sia storico sia attuale, avrebbe consentito ai cittadini di non lasciare questa analisi soltanto agli addetti ai lavori. Dopo l’Unità d’Italia , c’era da costruire un nuovo stato, affrontare e risolvere una moltitudine di  gravi problemi, tra i quali quelli riguardanti il sistema di istruzione, ( l’analfabetismo riguardava l’80% della popolazione) la gestione della giustizia, la definizione delle tasse, le vie di comunicazione, le funzioni della pubblica amministrazione e altre tematiche di tipo sociale e civile. Occorreva definire razionalmente i singoli territori per meglio presidiare l’organizzazione delle comunità locali.  Nelle nostre zone la popolazione era più diffusa nelle case di campagna, nelle borgate e nelle frazioni.  La mancanza di mezzi di trasporto sia privati sia pubblici penalizzava incondizionatamente la mobilità delle persone e bisognava quindi far nascere i servizi primari  in modo diffuso nei segmenti di territori più abitati.

Poco meno di vent’anni dopo l’Unità d’Italia, e precisamente nel 1877, il Comune di Gonzaga già esistente,  veniva suddiviso in tre Comuni: Pegognaga, Moglia e appunto Gonzaga. Le nuove realtà comunali  dovettero organizzarsi  in modo da poter garantire ai cittadini i servizi  essenziali per lo sviluppo di  una società  istruita e civile. La storia del passato insegna, ma il presente è un’altra storia. E che politica è quella di restare immobili e di non adeguarsi all’attuale contesto storico?  Chi paga il conto di questo mancato adeguamento, se non i cittadini ? Ora  i Comuni e le loro popolazioni vivono non poche difficoltà: i numerosi servizi di cui disponiamo, grazie ai quali abbiamo raggiunto alti livelli  di civiltà,  stanno subendo anno dopo anno  delle restrizioni sempre più pesanti. Se all’indomani dell’Unità d’Italia i Comuni come i nostri, per meglio gestire territori e servizi, dovettero scindersi, l’attuale contesto  ci suggerisce che i servizi saranno meglio garantiti se i Comuni si uniranno. La passata divisione di un tempo di un vasto territorio in più Comuni  e l’unione dei territori, oggi, in pochi Comuni, hanno il medesimo comun denominatore: dare servizi efficienti  ai cittadini. La riduzione o la perdita di servizi equivale alla riduzione o alla perdita di democrazia, di libertà e  dello stato sociale di una intera comunità. Come non rendersi conto che tutto sta cambiando: l’Italia, l’Europa, il Mondo intero? Tutto si muove di continuo dentro e fuori di noi; a volte i cambiamenti appena li percepiamo, altre volte no e altre ancora li subiamo. Forse  li subiamo perché ci facciamo trovare impreparati. A  nostro avviso è giunto il momento di promuovere un serio dibattito pubblico sul passato e presente dei Comuni. La saggezza suggerisce che l’iniziativa spetta alla maggioranza.

 

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Perché il jo-park all’interno del parco San Lorenzo?

GirasoleAlcune informazioni del parco San Lorenzo.  Dopo aver registrato critiche alla opere in corso,( vedi il jo-park ) emerse principalmente da ex amministratori di prim’ordine. Occorre precisare che il parco San Lorenzo non è un’oasi naturale, bensì un parco pubblico naturalizzato fruibile dalle persone dove si praticano attività di pesca, jogging, montkambai, passeggio delle persone, e a spasso con il proprio cane in modo quasi esclusivo per gli adulti. I bambini e i ragazzi delle scuole, alcune classi soltanto, lo frequentano quasi esclusivamente come percorsi didattici. Un parco vissuto principalmente da adulti. Il jo-park nasce per due ragioni ben precise: fermare il degrado  che da alcuni anni era in essere per la mancanza di una nuova progettualità;  dare un buon motivo ai bambini e ragazzi di parteciparvi con gli stessi diritti degli adulti  promuovendo una attività ludico emozionale in ambiente naturale protetto, utile alla loro crescita. L’area riservata al jo-park non è mai stata frequentata da chi che sia, in quanto, fortemente degradata da tempo, priva di cure e di manutenzione. Non solo, non si è sottratto nulla alle attività degli adulti e al paesaggio del parco, questa iniziativa  consente di dare una funzione nobile a questo segmento del parco quindi, un arricchimento dell’offerta  per i giovani e giovanissimi. Abbiamo già un’area ambientale abitata soltanto dalla natura, dagli uccelli e dagli animali, invidiabile da tanti, dove si praticano attività di ricerca e di monitoraggio dell’avifauna oltre alle visite guidate.

Se si vuole parlare di aree e strutture che deturpano il paesaggio naturale del parco, allora parliamo delle strutture e attività insediate sui pedi del parco quando questo era già nato da tempo. Mi riferisco alle giganti costruzioni della ex record realizzate negli anni novanta del secolo scorso, all’interno delle quali è stata svolta una attività industriale per oltre dieci anni la quale ha prodotto rumori fino e oltre gli 80 decibel, seminando  inoltre, polveri cementizie all’interno del parco e, per alcuni anni dopo il terremo, hanno ospitato  una carpenteria pesante dove i rumori si avvertivano anche nell’oasi. Queste  scelte fatte da amministratori di ottime visioni  come le vogliamo chiamare? Ora restano a ridosso del parco strutture in degrado come pure l’area Bringhenti e la ex fornace.  Nessuno e tanto meno chi critica il jo-park  ha mai preso in considerazione il degrado e la poca attenzione che da alcuni anni avanzavano nel parco e nelle aree circostanti.

Se io ed Alfredo non avessimo studiato e proposto  il progetto Pego-Virtuosa, ( all’interno del quale risulta indicato anche il parco avventura) tutto sarebbe rimasto come prima in attesa di una nuova progettualità ancora lontana dai pensieri di alcuni amministratori.

Con questo non si vuole rivendicare le idealità che hanno dato origine al parco, a metà degli anni settanta del secolo scorso e che per molti anni ha avuto positive attenzioni. Credo comunque, sia giusto chiamare le cose con il loro vero nome…

Renzo

A chi darli i nostri rifiuti quotidiani?

Da mesi la Gazzetta pubblica articoli e lettere sul tema rifiuti urbani, in vista di tante scadenze di assegnazione diretta concesse da molti Comuni della nostra Provincia a Mantova Ambiente. ( Tea) Se non fosse una cosa seria verrebbe da pensare ad una commedia all’Italiana.

Cosa sta succedendo alla nostra multiutility domestica? Perché fronde consistenti di Comuni soci annunciano di andare a gara con il servizio rifiuti? Occorre soffermarsi sul sistema porta a porta spinto come scelta strategica di Mantova Ambiente che, di fatto mira ad un solo obiettivo: alta percentuale di raccolta differenziata senza curarsi di tanti altri aspetti che il servizio pone, come un elevato costo economico per le famiglie, disagi per molte fasce di cittadini, elevato inquinamento dovuto all’uso massiccio di mezzi di trasporto adibiti alla raccolta, gestione e trattamento della frazione organica molto onerosa, degrado dei territori, incremento preoccupante di insoluti, gestione burocratica delle piattaforme ecologiche, mancanza di una informazione educativa continua nelle scuole e fra i cittadini. Un sistema che non è in grado di dare adeguate risposte alla complessità che lo caratterizza, non è un sistema sano. Dopo anni di attuazione di questo sistema, Mantova Ambiente dovrebbe riconoscere i tanti limiti di questa scelta e proporre ai Comuni soci sistemi in grado di gestire al meglio la complessità dei rifiuti urbani.

Un’ imprenditoria di successo è tale quando investe continuamente sui prodotti/servizi, nella loro qualità e diversità. Mantova Ambiente (Tea) in tutti questi anni non ha dimostrato lungimiranza nel settore rifiuti anzi, per contenere i costi del porta a porta ha ridotto il servizio in molti Comuni.

L’azione manageriale di Tea ha rivolto l’attenzione alla acquisizione di quote societarie di altre piccole società del settore e ora sta pensando di acquisirne altre da una società fuori provincia. L’investimento di un certo rilievo che ha realizzato, è stato quello di un consistente ampliamento della discarica di Mariana al punto da far pensare alla possibilità di accogliere rifiuti di altre Province ( in caso di emergenze) con la speranza di fare business.

La volontà di soddisfare le consistenti richieste da fronde di Comuni pur di non perderli, viene percepita come azione di difesa del territorio. Questa politica denota debolezza e difficoltà manageriali, con conseguenze sui costi che incideranno sugli equilibri finanziari di Tea. E qui corre l’obbligo di ricordare i casi di Cime e Siem.

La vera mission di una società pubblica di servizi non è quello di fare utili ( con le tariffe) per essere divisi fra i soci, bensì per investirli nei servizi a vantaggio dei cittadini. Una società che si definisce paladina dell’ambiente in quanto lo tiene “pulito” e nell’eseguirlo impiega mezzi di trasporto ad elevato tasso d’inquinanti per l’atmosfera, rappresenta un paradosso.

I rifiuti si possono raccogliere con sistemi che sappiano governare meglio la complessità. Da anni in vasti territori del nord d’Italia sono serviti da isole ecologiche, cassonetti intelligenti, sistemi misti, stazioni ecologiche multi materiali, sistemi che consentono di raggiungere altissime percentuali di R.D.

La frazione organica supera il 30% del totale degli RSU (frazione più costosa nell’insieme del servizio) che attualmente viene convogliata in un unico impianto di biossidazione forzata e di filtraggio dell’aria con elevati consumi energetici, impianto ubicato alla estremità nord-ovest della Provincia ( quanti km occorre fare per i Comuni dell’oltrepò, per conferire il proprio organico? E quanta C02 si scarica in atmosfera?) Sistemi molto più economici ed ecologici per trattare la frazione organica e ricavarne un compost di qualità certificata sono presenti da anni anche in Italia vedi ( Comune di Campo Tures BZ attivo dal 2002). Si tratta di impianti di dimensione media che richiedono esigui investimenti e che riducono anche di un terzo i tempi di maturazione in compost, con l’impiego di tecnologia biologica in assenza di esalazioni. Si potrebbero immaginare tre o quattro di questi impianti distribuiti sul territorio della Provincia per avere grossi risparmi economici e riduzione dell’inquinamento.

Le piattaforme ecologiche dovrebbero avere una gestione meno burocratica e più aderente alla direttiva UE in materia di riutilizzo dei materiali in esse presenti: i cittadini conferenti abbiano la possibilità di attingere e riutilizzare materiali o oggetti scartati da altri; le piattaforme dovrebbero avere la funzione di ricicleria di tutto quanto riutilizzabile al fine di ridurre i rifiuti, al tempo stesso dare nuova vita alle cose. Se la gestione terza di questi centri di raccolta non è in grado di sostenere questa idea di gestione, siano i singoli Comuni a gestirle con l’aiuto del volontariato e forme compensative (vaucher)

Con le richieste da parte di alcuni sindaci di abbattimento dei costi del servizio , divisione degli utili di gestione per abitanti, dimezzamento degli insoluti ( sul totale dei Comuni non si parla di centinaia di migliaia di Euro ma di Milioni ) pur mantenendo il medesimo sistema di raccolta e smaltimento, non sarà facile per il gestore chiudere i bilanci in positivo.

Anche Tea, come tante altre società pubbliche di provincia, dovrà affrontare altre sfide che stanno avanzando in molte regioni del nord, provocate dalle grandi multiutility come: A2A – Hera – Iren – Acea per accorpare totalmente o parzialmente la costellazione delle piccole società di provincia. Se ciò avvenisse vorrebbe dire l’appiattimento standardizzato della gestione dei servizi ai cittadini, senza il benché minimo controllo e incidenza da parte di chi li rappresenta.

Se il territorio rimarrà unito e compatto, Tea avrà qualche possibilità in più di reggere alle insidie. E per fare ciò occorre che da un lato la nostra multiutility diventi un’eccellenza a 360 gradi nei servizi erogati, e dall’altro i singoli Comuni optino per l’affidamento diretto, rivendicando però un ruolo critico e un peso politico che ora non hanno.

E’ inoltre fondamentale che le singole amministrazioni comunali facciano la loro parte per perseguire/garantire uno standard di efficacia e di efficienza del servizio: promuovano pertanto una vera politica seria di innovazione del servizio e ancor più di educazione dei loro cittadini alla responsabilità civica e quindi al rispetto del territorio in cui vivono.

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Lettera alla Gazzetta di Mantova del 22-11-15

Megafono_verde

Ogni giorno una processione scomposta di automobili accerchia i plessi scolastici. Molti genitori
accompagnano i propri figli a scuola in auto creando ingorghi, pericolo per gli alunni e molto
inquinamento. Auto che sostano in tripla fila con motori accesi, altre parcheggiano o che transitano
per tutto il giorno a pochi metri dalle finestre delle scuole e i vigili urbani in servizio, senza
berretto d’ordinanza, visto che hanno sempre le mani nei capelli per le difficoltà a gestire il caos.
Sembra di trovarsi in un porto di mare con auto accalcate e autisti impazienti di entrare nel ventre
della nave per raggiungere un altrove.

Causa questo stato di cose non più tollerabile e vista anche la direttiva Europea numero zero la
quale bandisce il Piedi­Bus perché favorirebbe le lobby delle calzature, l’Amministrazione
Comunale ha provveduto ad un’inedita organizzazione, convinta di eliminare il caos, agevolare i
genitori e ridurre l’inquinamento in atmosfera.

Il plesso scolastico di recente prefabbricazione si presenta con due aperture centrali corrispondenti
tra di loro realizzate sui lati longitudinali. Le auto entrano nel corpo della scuola, sostano a
motore acceso in attesa che scenda il bambino, poi lentamente escono dal lato opposto. Questa
soluzione offre i seguenti vantaggi: si elimina il caos, i genitori non scendono dall’auto, in caso di
pioggia e neve i bambini non si bagnano, le auto transitano in fila ordinata, non c’è la necessità
della presenza dei vigili e parte dei gas di scarico sono catturati all’interno del plesso,
contribuendo alla riduzione dell’effetto serra.

Gli insegnanti hanno la facoltà di entrare in aula con la propria auto con la raccomandazione di
parcheggiarla dietro la scrivania.

Lo sgradevole odore dei gas di scarico che si crea all’interno della scuola viene mitigato con
essenze naturali. Le sostanze “ indigeste” presenti nei gas di scarico ( monossido di carbonio,
idrocarburi, ossido di azoto, particolato con l’aggiunta di metalli pesanti come: piombo, alluminio
e nichel) che respirano i bambini favorirà la formazione di polmoni d’acciaio e li renderà immuni
ad allergie e intolleranze alimentari, mentre le parti chimiche sono indicate per la colazione, i
metalli pesanti sono preferiti per il pranzo. Buon appetito bambini.

Viene da chiedersi: i genitori sono o non sono consapevoli di questo nutrimento per i loro figli?

Una minoranza ha criticato questa soluzione, definendola discriminatoria in quanto nelle aperture
adibite al passaggio delle auto l’altezza non consente il passaggio dei mezzi furgonati.
Anche le soluzioni migliori trovano sempre qualcuno contrario…

Renzo Gazzoli

Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Lettera alla Gazzetta di Mantova del 24-10-15

Gli atteggiamenti di cattiva politica sono esondati anche in periferia. Ondate di livore e del  peggior narcisismo rendono fangoso il campo politico e  amministrativo.
In politica l’idea di libertà  spesso viene assunta come diritto senza  limiti;” un’anarchia”  che giorno dopo giorno si  mangia la democrazia, favorendo un paesaggio di individui e non una comunità di persone.
Chi eletto in posizione minoritaria di frequente vive un’insofferenza divenuta patologica che incrina il rispetto e i rapporti ( umani ) tra le persone.
Il permanere di tale atteggiamento danneggia prima di tutto chi lo assume e trasmette ad altri  l’avversione alla politica e al bene comune. Il modo peggiore di rendersi utili. Quando il mondo della politica e non solo, ricorre alla raccolta a strascico di aderenti, spesso  si  registrano cattivi risultati.
Se anche la politica dal basso ( uno dei pochi baluardi di democrazia) assume le sembianze di chi l’esercita come professione, le speranze di un reale cambiamento si riducono di molto. Scimmiottare le loro ricette;  dialettica  del conflitto permanente e nefandezza dove le diversità di pensiero non s’incontrano ma si scontrano.
Si deve copiare dagli chef che ogni giorno inventano ricette nuove per nutrire in modo sano il nostro corpo. Anche chi fa politica dovrebbe applicare nuove ricette per nutrire in modo sano la politica, il pensiero e i sentimenti delle persone /cittadini.
Se ci si altera troppo in politica si va in scadenza prima, come avviene per gli alimenti.Le liste civiche e i movimenti civici nascono per scansare i partiti ( i pochi rimasti) convinti di essere diversi, migliori, di dare una nuova immagine della politica, capace di coinvolgere molti cittadini. Tuttavia questo non avverrà se si continuano a riprodurre gli schemi noti.
Tornerà strano ad una lista civica che nasce per essere contro qualcuno, sempre e comunque, sapere che il movimento cittadini attivi si è costituito per esercitare una politica gentile, per portare i valori autentici delle persone nella politica, per essere utili alla comunità d’appartenenza,  per agire nel confronto permanente e collaborare con altri soggetti politici.
Le provocazioni gratuite e l’uso di aggettivi virulenti denotano una grave mancanza di rispetto, che marca le frustrazioni di chi ne fa uso.
Le parole hanno un loro peso specifico e hanno il potere di mettere a nudo chi le usa.

 

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini  Attivi  Pegognaga

Lettera alla Gazzetta di Mantova del 10-7-15 sul tema “Unioni e Fusioni”

I favorevoli alla fusione dei comuni della bassa non si illudano che la maggioranza degli amministratori, partiti o movimenti civici, cittadini compresi, condividano l’idea di fusione. Molti, solamente a sentirne parlare, attivano le loro migliori difese.

Nel medioevo, a difesa dei territori, si costruivano castelli con tante mura; oggi di fronte ai cambiamenti, si costruiscono castelli con tante paure.

Motivazioni di superficie portano a sostenere che i cittadini di un Comune non sono disposti a pagare i debiti di un altro Comune. Esiste un Comune senza debiti? No ! Sono tutti fortemente indebitati, quindi ad ognuno la sua parte. Da soli, nell’attuale situazione, non riusciranno a ristrutturare i loro bilanci, a meno che si incrementi di molto l’avanzo di amministrazione per destinarlo interamente all’estinzione dei mutui; programma di lunga scadenza. Questo significa meno servizi per i cittadini, meno risorse per le manutenzioni, meno cura dell’urbano e zero investimenti.

Un’ altra motivazione a sfavore consiste nel sostenere che la fusione allontana i servizi dai cittadini: meglio avere un servizio appena fuori casa che non averlo affatto. La nuova forma organizzativa contempla la specializzazione gestionale di almeno un servizio da ubicare negli attuali municipi per tutto il territorio. Attualmente abbiamo il multiplo a sei per ogni servizio con sei regie non comunicanti. Fusione vuol dire una sola regia, un grande servizio con dispendio di minori risorse. Una governance semplificata ed efficiente, per ogni servizio.

Un altra motivazione ancora a sfavore è che la fusione porta alla perdita dell’identità dei cittadini. L’identità di chi vive in un luogo non verrà meno in quanto rimane il luogo. L’identità socio-culturale non è mai definita per sempre ma evolve di continuo, influenzata dai modelli di stile di vita e dell’affacciarsi di nuove generazioni. Si tratta, quindi, di un’ identità mutante e biodegradabile ( come sostiene il sociologo Zygmunt Bauman). Sostenere che si perderà l’identità dei cittadini sottende un pensiero debole.

Anche la perdita dell’autonomia delle comunità viene “venduta” male. I Comuni con dimensioni modeste come i nostri saranno sempre meno autonomi e meno considerati dalle istituzioni superiori; difficilmente avranno opportunità per il futuro.  Risulterebbe più saggio parlare di un’altra autonomia delle comunità, che andrebbe sostenuta con ogni mezzo: quella che risiede nel corpo delle associazioni e del volontariato, il vero motore autentico dei singoli luoghi, che anima e offre servizi alle comunità attraverso un protagonismo disinteressato. E’ in questo campo che si realizza una importante identità e partecipazione alla vita democratica. La fusione può fornire maggiori strumenti e risorse a questo corpo vitale e indispensabile.

Ragioni di superficie contrarie alla fusione sostengono che è molto meglio coltivare il proprio orticello, non curandosi del fatto che dovranno zapparlo notte e giorno non per coltivare, ma per “sotterrare” servizi e speranza dei cittadini ad avere un Ente in grado di affrontare le sfide che sono già davanti a noi, garantendo quindi,una gestione efficacie della cosa pubblica.Ci sono altre ragioni importanti per essere contrari alla fusione? E se ci sono, quali sono?

 

Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga

Lettera alla Gazzetta di Mantova del 18-5-15 sul tema “Unioni e Fusioni”

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Dopo un timido avvio al confronto fra i comuni della bassa sul tema delle unioni- fusioni, ora sembra di assistere ad una ripresa più convincente del dialogo fra le parti politiche e amministrative. Non solo, anche singoli cittadini si soffermano su questo tema ( vedi lettera di un concittadino alla Gazzetta del 6 di maggio scorso) . Già  la mia lettera del mese scorso evidenziava che la fusione fra i comuni di piccola e media dimensione, implica modelli nuovi di partecipazione dei cittadini a questa nuova evoluzione  degli enti locali;  la stessa legge prevede il referendum popolare.

Mentre la scelta dell’unione resta materia principalmente di natura politico-amministrativo che non richiede obblighi di consultazioni popolari, il buon senso  di chi amministra indurrà ad un coinvolgimento di informazione e dibattito pubblico.

Soltanto la fusione offre al Comune unificato condizioni e strumenti operativi e finanziari che i singoli comuni non avranno mai. Sarà compito di chi amministrerà saper interpretare al meglio leggi e risorse per il bene di una comunità più grande.

Nulla è scontato e automatico; solamente la qualità e l’onestà delle persone che amministreranno sapranno dare un futuro al nuovo Ente degno di una società civile, solidale e democratica. Si tratta quindi di una sfida e come tutte le sfide richiede coraggio e lungimiranza. Paure e timidezze non appartengono a chi ha questa visione. Sognare il cambiamento è anche propellente in grado di imprimere una spinta in avanti per raggiungere nuove mete. Quindi non si tratta di un pensiero banale come si vorrebbe far credere.

I mutamenti in atto richiedono  un fare politica disinteressato, scevro da atteggiamenti rancorosi e di narcisismi patologici, che purtroppo abitano in tanti  “animali politici”che  hanno ricoperto ruoli  amministrativi di rilievo e che per motivi diversi non ricoprono più. Questi atteggiamenti  non fanno altro che rendere le persone piccole piccole non più in grado di essere utili per il bene comune.
Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi
Pegognaga