Vorremmo rivolgerci ai concittadini del territorio dx Po – sx Secchia ( la bassa) per parlare del futuro dei servizi che le amministrazioni stanno offrendo alle loro comunità. Non possiamo parlare di servizi senza entrare nel merito delle disponibilità finanziarie e delle economie dei singoli Comuni. Negli ultimi 30/40 anni le comunità di questo territorio hanno visto una crescita consistente di servizi in molti settori della vita sociale e culturale ( impianti sportivi, centri di accoglienza, scuole, alloggi, biblioteche, musei ed altro ancora). Questo progresso socio-culturale e civile ha richiesto ingenti risorse finanziarie che ancora oggi, in parte, si presentano come debito per gli Enti locali. In cambio, noi cittadini abbiamo avuto il privilegio di godere di molte opportunità. Oggi tuttavia si rilevano notevoli difficoltà nel mantenere tutto ciò. Ogni singolo Comune si trova a dover affrontare la gestione di questi patrimoni ( a cui nessuno vorrebbe rinunciare) con limitate risorse finanziarie e notevoli restrizioni di personale. Singolarmente i Comuni saranno sempre più in difficoltà e a subirne le conseguenze saremo noi cittadini, privati dell’offerta. Va detto che l’ente locale non è soltanto un’entità politico-sociale-culturale, ma sopratutto è gestione di risorse finanziarie e di economie né più né meno di un’azienda privata. I numeri stanno alla base di una buona amministrazione; un servizio per essere attivato ha bisogno di un numero minimo di utenti, di risorse umane e finanziarie; diversamente, il servizio muore. Alcuni esempi: tutte le scuole delle frazioni, anche quelle più popolate, sono state chiuse per mancanza di numeri, così pure uffici postali, sportelli bancari, attività commerciali, servizi sanitari, financo quelli religiosi.
Negli ultimi due anni il territorio ha registrato un calo della popolazione di 3300 abitanti, le nascite superano di poco la metà dei decessi, le attività industriali ( vista la stagnazione economica ) non assumono personale in termini significativi, parte di immigrati da tempo presenti nel territorio se ne vanno; sacche di povertà sono in aumento e non bisogna lasciarle ai margini. Dobbiamo chiederci: le forze politiche dei singoli Comuni saranno in grado di garantirci quanto abbiamo conquistato con tanti sacrifici? Oppure si dibatteranno in schermaglie per il loro campanile fino a restare senza campane? I nostri amministratori saranno in grado di esprimere una visione del futuro del nostro territorio? Oppure non sono in grado di elaborare una proposta politica, sottraendosi quindi alle loro responsabilità? Lasciando ai cittadini l’esercizio di mescolare la ragione e l’istinto, l’emozione e la frustrazione, le paure e gli egoismi individuali e collettivi dove la comunità civile si riduce a mera comunità di abitanti? Avremo sempre più abitanti o cittadini arrabbiati, pronti ad ingiuriare senza freni gli amministratori di turno quando un servizio non funziona o quando viene soppresso? Che dire della identità: non è forse come la democrazia e la libertà? Anch’essa va nutrita ogni giorno cambiando menù in base alle stagioni storiche?
Sarebbero più garantiti ed efficaci i servizi e le strutture pubbliche se avessimo un’unica Amministrazione di tutto il territorio? Se sì, occorre arrivarci quanto prima coinvolgendo e informando i cittadini non attraverso slogan, ma conoscenze, riservando un ruolo di riferimento funzionale alle singole municipalità. Questa illuminata operazione si chiama fusione.
Renzo Gazzoli
Movimento Cittadini Attivi Pegognaga
