Sembra proprio che la maggioranza dei cittadini del destra Secchia stia compiendo una vera rivoluzione culturale. La recente conferma di fusione fra tre comuni e altri che si prestano a replicare tale scelta rappresenta il reale cambiamento di quel territorio: una scuola per “gli studenti fuori corso del sinistra Secchia”. Se un tempo il piccolo Comune era bello, ora non lo è più. La diminuzione costante delle risorse finanziarie, la riduzione progressiva del personale e la contrazione o cessazione dei servizi comporta la scomparsa dalla geografia socio- culturale e politica di un territorio. Ad essere penalizzati da tutto ciò sono i cittadini, il senso della comunità. I molti Comuni piccoli e meno piccoli che stanno vivendo queste condizioni quale autonomia e identità possono rivendicare?
Per unire la gestione dei servizi e dei territori, i Comuni hanno tre possibilità: costituire consorzi tra Comuni, fare le unioni, oppure scegliere la fusione. Nei primi due casi la gestione dei servizi richiede una sovrastruttura con tanto di personale e risorse finanziarie che ogni singolo Comune dovrà stanziare nel proprio bilancio, con la probabilità di aumentare i costi della gestione dei servizi, mentre sul piano della rappresentanza politica le maggioranze delle singole amministrazioni sono le più rappresentate e molto meno le minoranze talvolta azzerate: un gap negativo in termini di democrazia rappresentativa. Un esempio è dato dal Consorzio Oltrepò Mantovano, composto da 23 Comuni, dove le minoranze non sono affatto rappresentate. Nel caso dell’unione che si sta costituendo tra Pegognaga e Motteggiana, invece, le minoranze hanno un rappresentante di un solo gruppo. Queste due forme associative non prevedono incentivi o contributi dallo Stato, mentre la fusione tra Comuni, come noto, contempla finanziamenti consistenti per un periodo di dieci anni, con ulteriori vantaggi conseguenti alle economie di scala.
Il dibattito promosso da chi è contrario alle fusioni verte principalmente sulla rivendicazione dell’autonomia e dell’identità del singolo Ente.
Sembra che la condizione ideale sia quella del rifugiarsi in casa, mentre si tratta di una forma di egoismo che genera inefficienza. Se i campanili hanno ancora un senso, servono per salirci sopra e guardare lontano, non alle prossime elezioni ma alle future generazioni ( parole del Presidente dell’Anci.). La tradizionale forma di autonomia appartiene al passato; per il futuro l’autonomia si ottiene se si diventa parte attiva e integrante di un’entità in grado di costruirsi gli strumenti organizzativi e gestionali per governare un territorio vasto, che riguardi una popolazione di numeri importanti. Ed è in questa nuova dimensione che è possibile coltivare più autonomia e più democrazia.
E’ una cultura politica debole quella che si aggrappa alla rivendicazione di autonomia dell’esistente. Nella complessità di questo periodo storico si assiste ad un brulicare di forze politiche smaniose di gestire la cosa pubblica. Queste “associazioni” si definiscono civiche indipendenti né di destra né di sinistra e nemmeno di centro, inconsapevoli di essere frammenti di quel che resta della cultura politica dei partiti storici. Nell’agone della politica non ci sono forze politiche neutre: come c’insegna la pubblicità, di neutro c’è solo il sapone.
Renzo Gazzoli
movimento cittadini attivi Pegognaga
